Juventus Atletico Madrid 2019

Perché la Juventus può rimontare l'Atletico Madrid in Champions

Le imprese sfiorate con Bayern e Real. Cr7 bestia nera di Simeone. Le batoste in stagione dei colchoneros. Una tattica più sfrontata e le risorse dalla panchina. Ecco cosa serve per passare.

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Il grande giorno è arrivato. Juventus-Atletico Madrid, ritorno degli ottavi di finale di Champions League, si gioca la sera di martedì 12 marzo 2019 a Torino, con calcio d'inizio alle 21 e diretta televisiva su Sky. Dopo il 2-0 con cui i colchoneros hanno vinto la sfida d'andata, ai bianconeri serve una partita perfetta. Non sarà semplice, bisognerà combattere la storia (la Juve non ha mai ribaltato un 2-0 in Coppa dei Campioni o Champions League) e un avversario storicamente ostico (contro l'Atletico la Juve ha raccolto un pari e due sconfitte, senza riuscire mai a segnare, contro Diego Pablo Simeone le squadre italiane non hanno mai vinto segnando una sola rete in 7 gare). Eppure ci si può credere e sperare, per cinque buoni motivi.

1. PRECEDENTI: LA JUVE CI ANDÒ VICINA CON BAYERN E REAL

Alla Juventus è già capitato di trovarsi in una situazione di svantaggio difficile da rimontare e se è vero che nei cinque precedenti in cui l'andata era terminata 2-0 per gli avversari non è mai riuscito il ribaltone, esistono due episodi recenti, con Massimiliano Allegri in panchina, che autorizzano a sperare. Il primo risale alla stagione 2015/16, con la Juve finalista dell'edizione precedente che incrociò il Bayern Monaco agli ottavi di finale. Dopo 55 minuti della gara d'andata a Torino i bianconeri erano sotto 0-2, virtualmente fuori dalla competizione, ma furono capaci di segnare due gol con Paulo Dybala e Stefano Sturaro per poi replicare con Paul Pogba e Juan Cuadrado nei primi 28 minuti del ritorno in Germania. Il Bayern però riuscì a pareggiare con due gol tra il 73' e il 91', poi dilagò 4-2 nei supplementari. Impresa sfiorata anche nel 2018, col Real Madrid: 0-3 a Torino con la doppietta di Cristiano Ronaldo e il gol di Marcelo. Gara chiusa? Per nulla. A Madrid la Juve segnò due gol con Mario Mandzukic nei primi 37 minuti e il terzo al 60' con Blaise Matuidi. Cristiano Ronaldo, ancora lui, timbrò il gol qualificazione su un rigore molto discusso al minuto 97. In quei due casi la Juve non ce la fece, ma ci andò molto vicina. Che sia questa la volta buona?

2. CRISTIANO RONALDO: LA BESTIA NERA DELL'ATLETICO

Potrebbe esserlo anche perché i bianconeri quest'anno hanno un'arma in più, potenzialmente decisiva. Cristiano Ronaldo è stato preso in estate proprio per queste partite qua, per le serate di Champions in cui i gol pesano il doppio. All'andata non ha brillato, ma sa benissimo come si fa male all'Atletico Madrid. Ai colchoneros CR7 ha segnato 22 gol in 32 partite senza mai venirne eliminato in Champions League su quattro incroci (due finali, un quarto di finale, una semifinale). Nella stagione 2016/17 Cristiano fu decisivo con la tripletta che sancì il 3-0 della semifinale d'andata. Altre due volte CR7 ha fatto tre gol all'Atletico, entrambe nella Liga, con risultati finali di 4-1 e 3-0, entrambi decisamente validi per il passaggio ai quarti. Cristiano, che ha costruito gli ultimi anni della sua carriera intorno al monolite della Champions League, quest'anno non ha ancora brillato nella sua competizione preferita, in cui ha segnato un solo gol. Paradossale per il 7 volte capocannoniere del torneo, sei delle quali consecutive nelle ultime sei edizioni.

Cristiano Ronaldo è chiamato a una grande prova nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League tra Juventus e Atletico Madrid.
Getty Images

3. BATOSTE DEI COLCHONEROS: 4-0 SUL CAMPO DEL BORUSSIA

Come sta l'Atletico? Bene, ma non benissimo. Gli spagnoli sono secondi in campionato a -7 dal Barcellona e in stagione hanno perso quattro partite, esattamente come la Juventus. Vengono da cinque vittorie consecutive in cui non hanno mai subito gol ma poco più di un mese fa perdevano 3-1 dal Real Madrid subito dopo lo 0-1 sul campo del Betis. Sembrano imbattibili e imperforabili, hanno la difesa migliore di Spagna, ma in questa stagione hanno già subito una sconfitta decisamente pesante in Champions League. Nel girone, chiuso al secondo posto, la squadra di Simeone perse infatti per 4-0 sul campo del Borussia Dortmund. È vero, è passato tanto tempo e le cose sembrano cambiate, ma la Juve deve partire dal presupposto che per quanto forte la difesa dell'Atletico non è un muro invalicabile. In più Simeone sarà costretto a giocare senza terzini sinistri di ruolo per gli infortuni di Lucas Hernandez e Filipe Luis.

Diego Simeone, allenatore dell'Atletico Madrid, avversario della Juventus negli ottavi di finale di Champions League.
Getty Images

4. TATTICA: QUESTA VOLTA MENO CALCOLI E PIÙ CALCIO

Al Wanda Metropolitano la squadra di Allegri è sembrata contratta e troppo prudente. «Dobbiamo cercare di comandarla, ma al tempo stesso stare attenti alle loro ripartenze», disse l'allenatore livornese alla vigilia del match, salvo poi rimanere prigioniero di quell'apparente contraddizione tra la voglia di comandare la partita e quella di non prenderle. Stavolta tutto è diverso, serve «una grande partita» o addirittura un'impresa. Serve scendere in campo «spensierati», alzare i ritmi da subito, mettere pressione a un avversario che, quando può fare il ritmo, lo altera a suo piacimento mandandoti fuori giri. Serve uno come Cancelo a destra, al posto di De Sciglio, che spinga più che contenere, uno sbocco e una fonte di gioco in più per la manovra juventina che all'andata è sembrata fin troppo prevedibile, affidata al solo Pjanic. Serve la freschezza e la sfrontatezza di Spinazzola, sull'altra fascia, servono le intuizioni tra le linee di Bernardeschi. Sì, la Juve potrebbe giocare con un 4-3-3 che assomiglia molto a un 4-3-1-2, con Mandzukic e Cristiano Ronaldo a spartirsi l'area di rigore avversaria e Bernardeschi che partendo da destra andrà ad accentrarsi per sfruttare al meglio il suo sinistro. Una formazione offensiva che cercherà di sbloccare subito la partita.

Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus, impegnato il 12 marzo nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro l'Atletico Madrid.
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5. PANCHINA: UN'ARMA PER ALLEGRI

La formazione titolare è importante, ma in una partita che potrebbe durare oltre i 90 minuti saranno fondamentali anche le risorse dalla panchina. Allegri ha perso alla vigilia Douglas Costa, uno su cui contava, dall'inizio o a partita in corso, per quei cambi di passo e quell'uno contro uno in grado di mandare in crisi la granitica difesa di Simeone, eppure se si guarderà intorno, durante il match, potrà ben consolarsi. Seduto accanto a lui ci sarà Paulo Dybala e poi, qualche posto più in là, Moise Kean, il ragazzo di 19 anni che non ha nulla da perdere, con una gran voglia di giocare, capace di segnare una doppietta alla sua prima da titolare in maglia Juve in A contro l'Udinese. Kean ha le caratteristiche per far male all'Atletico, attacca la profondità, salta l'uomo, si muove bene nei 16 metri. In molti spingono per vederlo in campo nella partita più importante della stagione juventina e chissà che non possa esserci qualche minuto anche per lui.

Moise Kean, attaccante di 19 anni, può essere l'arma in più per la Juventus nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro l'Atletico Madrid.
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12 Marzo Mar 2019 1055 12 marzo 2019
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