Milwaukee Bucks Trump

La rinascita di Milwaukee tra pallacanestro e politica

La città, che negli Anni 70 fu location di Happy Days, vive una nuova epoca d'oro. Colleziona vittorie in Nba, guidata da un senatore democratico. E nel 2020 ospiterà la convention dell'Asinello.

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Donald Trump, Happy Days e un pallone da basket. Se quest'ultimo rimbalza gloriosamente a Milwaukee, unica metropoli del Wisconsin incuneato nel Centro Nord del Paese, inizia a comparire il filo che lega l'attuale presidente degli Stati Uniti, le 11 stagioni di un successo globale andato in onda dal 1974 al 1984, e lo stellare campionato della pallacanestro americana, meglio noto come Nba.

Succede infatti, e non è cosa di tutti i giorni, "cestisticamente" parlando, che i Milwaukee Bucks navighino al vertice della Eastern Conference, una delle due divisioni in cui è ripartita la Nba. Primo posto a parte, i "cervi" in canotta biancoverde sfoggiano una continuità di risultati da candidarli tra i favoriti al titolo attualmente detenuto dai Golden State Warriors, dominatori della West Coast californiana.

LA CITTÀ SIMBOLO DEL GIOVANE AMERICANO MEDIO

Una "sorpresa", questa dei Bucks, che sembra cadere a fagiolo nella fresca designazione della stessa Milwaukee come sede della Convention democratica convocata per il luglio del 2020. Da lì uscirà il nome l'avversario da opporre, nell'Election Day del 3 novembre 2020, a un candidato repubblicano che, fra una minaccia di impeachment e l'altra, dovrebbe essere di nuovo Trump. Questi, tre anni fa, vinse a mani basse in quelle roccaforti della middle class colpevolmente trascurati dalla campagna elettorale di Hillary Clinton, compresa Milwaukee, a tal punto città simbolo del giovane americano medio, tutto basket e rock'n'roll, da essere a suo tempo scelta come location dei 255 episodi, da 24 minuti l'uno, di Happy Days.

Poche serie come questa saga del più dolce qualunquismo goliardico, imperniata sulle avventure dell'eterno studente Richie Cunningham e del meccanico rubacuori Fonzie, hanno contribuito, negli Anni 70, a porre le basi dell'attuale globalizzazione televisiva, rastrellando record di audience in ogni angolo del mondo. Se ne ricordò perfettamente proprio Trump, ingaggiando per la propria campagna elettorale del 2016 Scott Baio, attore che in Happy Days interpretava la parte di Chachi, cugino di Fonzie innamorato pazzo (fino a sposarla) di Joanie, sorellina del protagonista Richie.

I MAXI INVESTIMENTO DEL SENATORE KOHL

Fortuna per i dem americani, e per i tifosi dei Bucks, che Milwaukee resta presidiata dal senatore democratico Herb Kohl, presidente miliardario di una squadra destinata probabilmente a svaporare fra le quinte dell'Nba senza la sua ostinata disponibilità a investirvi imponenti capitali.

Da ultimi gli oltre 500 milioni di dollari impiegati per la costruzione della nuova arena del basket, volutamente collocata nel centro cittadino per far ruotare l'intera comunità di Milwaukee attorno alla sua squadra. Che, peraltro, in questo campionato ripaga tanto entusiasmo con le prestazioni, spesso siderali, di un quintetto trascinato dal puro virtuosismo cestistico di Giannis Antetokounmpo, ellenico-nigeriano di 24 anni a suo tempo approdato ai Bucks senza alcun squillo di tromba, al punto da essersi portato dietro il soprannome The Greek Freak, la barzelletta greca.

LA CASA DI KAREEM ABDUL JABBAR

Cose che, cestisticamente parlando, sembrano ripetersi solo a Milwaukee, città troppo middle per non impennarsi quando meno te lo aspetti. Come nel 1971 dell'unico titolo Nba vinto dai Bucks grazie al talento di un altro 24enne, ancora iscritto all'anagrafe con le generalità di Lewis Alcindor Junior. Quelle che esibiva prima della conversione all'Islam da cui sarebbe uscito come Kareem Abdul Jabbar, nome e cognome del primo marcatore Nba di ogni tempo, dall'alto dei suoi 38.387 punti. Nessuno score appartiene invece alla carriera del cestista Chris Cunningham, fratello maggiore di Richie nelle prime stagione di Happy Days. Da cui, per imperscrutabili ragioni di audience, viene improvvisamente tagliato, lasciandosi dietro il pallido ricordo di un qualunque giocatore di basket, uguale a milioni di altri anonimi, e "votanti", americani medi.

16 Marzo Mar 2019 1030 16 marzo 2019
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