30righe
15 Gennaio Gen 2018 2010 15 gennaio 2018

E lo chiamano laspus

  • ...

Di tutto il putiferio scatenato dalle dichiarazioni del neo candidato del centrodestra alle regionali della Lombardia - Attilio Fontana - ci rimangono le due inevitabili conseguenze del "lapsus" ovvero l'infelicità e l'inesattezza.

Sì perchè in politica non sono solamente le frasi ad essere infelici, come se il linguaggio fosse un'accidente della propria azione, sganciato dal mondo delle proprie idee. Ci si aspetterebbe da chi sente nell'animo la missione politica e di governo quella che è ormai una rara virtù ovvero la misura delle parole, la giusta connessione tra ciò che si pensa e quel che si dice.

Viceversa la rincorsa al dichiarazionismo tipico della campagna elettorale combinato con i ritmi drogati della ricerca del consenso porta a non lasciare il pedale dell'accelleratore con esiti a dir poco sconcertanti.

Se stiamo all'infelicità delle sue frasi («noi non possiamo accettare tutti» gli immigrati, «perché, se dovessimo accettarli tutti, vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica») siamo autorizzati forse a pensare che il candidato Fontana sia una persona infelice ma è da escludere. Tuttavia si può ipotizzare (cosa di questi tempi possibile) una sorta di bipolarità elettorale che travolge ogni candidato e come un dopong lo spinge ad affermare la prima cosa possibile anche se si trattasse dell'opposto delle proprie consapevolezze. In ambedue le situazioni, si ritiene opportuno fare un supplemento di riflessione.

Si aggiunge poi l'elemento dell'inesattezza delle affermazioni in quanto l'equazione immigrazione-crisi demografica italiana è semplicemente scorretta, priva di fondamento logico.

Altro che razza, qui al contrario si registra un fenomeno tutto endogeno nel nostro paese e ben prima della crisi immigratoria: aumentano gli stranieri in Italia, ma questo non basta a fermare il calo demografico che il nostro paese sta vivendo da anni. Secondo il Rapporto demografico relativo al 2016 dell’Istat, il calo delle nascite è un declino avviatosi nel 2008 con l’inizio della crisi economica. Secondo un’analisi fatta dalla rivista Limes, l’aumento delle disponibilità economiche che l’Europa ha vissuto a partire dal Novecento ha portato ad un incremento di consumi attraverso due fasi: inizialmente, «si è trattato di consumi elementari, come cibo, medicine ed energia, che hanno determinato la discesa della mortalità e l’allungamento della vita»; solo successivamente si è scelto di preferire la qualità alla quantità anche per quel che riguarda i figli, cosicché si è preferito avere meno figli, ma più istruiti e meglio curati e vestiti. Se poi si aggiunge che sono italiani che emigrano in paesi stranieri dall'Italia (oltre le 110.000 persone), si fa urgente quanto detto dal candidato Fontana secondo cui «uno Stato serio dovrebbe progettare, programmare» per gestire «una situazione di questo tipo».

Sia chiaro - mi auguro e lo spero - che con progettare e programmare Fontana si sia riferito principalmente ai politici prima di rilasciare interviste.

Correlati