30righe

5 Marzo Mar 2018 1447 05 marzo 2018

La frantumazione del PD

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Alcuni numeri - dicitur- sono sfortunati, stando alle diverse tradizioni storico-culturali. Di per sé i numeri sono neutri eppure ci sono dei numeri che vengono associati a eventi infausti o sono caricati di una simbologia che va molto al di là di quello che il numero stesso rappresenta. E certamente il numero quattro è nefasto per Matteo Renzi. Lo è stato per la notte dopo il referendum (4 dicembre) allorquando finì il suo governo dei mille giorni. Oggi - il dopo 4 marzo - probabilmente si chiude una parabola nata, dopata e finita troppo in fretta, travolta da una sconfitta pesante del centrosinistra a cui fa controno (mediatico) un giallo nato da una notizia lanciata dall'Ansa e finora smentita dal suo entourage circa le dimissioni anche da segretario del Partito Democratico. Quel che acadrà lo sapremo fra poche ore e tuttavia si registra una "caporetto" nefasta per il PD in queste elezioni per il rinnovo del Parlamento.

L'incipit dell'editoriale (a firma di Andrea Romano) in prima pagina sul web magazine del PD - Democratica - non usa sfumature: "L'Italia ha parlato. E la sconfitta per il PD è netta e senza appello. Forse ingenerosa, ma le leggi del consenso democratico non conoscono né le gradazioni né le convenzioni che di solito usiamo nel nostro quotidiano. E’ uno schiaffone preso in pieno da un’intera comunità di militanti, dirigenti e parlamentari di cui ovviamente sarà indispensabile assumersi la responsabilità per la parte che compete a ciascuno". la sberla presa da tutto il centrosinistra - per dimensione e qualità dei numeri - cambia del tutto la mappa della politica italiana e cestina senz'appello l'intera legislatura precedente almeno in termini di peso delle forze politiche che siederanno in parlamento.

Niente sarà come prima, scrivono oggi i direttori delle maggiori testate italiane.

Con queste elezioni l'unica (magrissima) consolazione è la fine del "governismo" a tutti i costi di un partito che per troppo tempo si è auto-sovradimensionato credendo di avere senza essere, commettendo una sequenza di narcisismi senza mai un esame di coscienza. Dalla non-vittoria di Bersani del 2013 per arrivare alla sconfitta ustionante del 2018 si può parlare oggettivamente di peggioramento e con esso il tramonto malinconico di una stagione che tanto aveva affascinato una parte degli italiani (me incluso, tanto per chiarire).

Tutto parte e finisce con un'equazione non risolta da Matteo Renzi la cui vita politica non è mai stata divisibile dalla sua stessa presenza sotto il cielo della politica: non è un sofisma affermare che il renzismo e il riformismo hanno vissuto vite parallele e sovrapponibili; pertanto non realizzate le vere riforme non sembra più necessaria la presenza politica di un leader. E del resto - in un sussulto autentico di verità - Renzi aveva legato il suo cursus ad un tale obiettivo; perduto il quale, tutto non ha avuto più senso. Se si ha una sola posta alla roulette e la perdi, finisci nei pasticci.

E mentre Berlusconi - da vecchia volpe - è rimasto a galla anche quando non ha mantenuto la cosidetta rivoluzione liberale riuscendo a scomparire e riemergere nei tempi opportuni, sparigliando e annebbiando la vista agli elettori a seconda delle circostanze, Renzi è un tutt'uno insoldabile con la percezione di velocità, concretezza e agilità che lui stesso aveva dato. Davvero un "o con me o contro di me" autodistruttivo visto che in politica bisogna essere come i gatti cioè avere quantomeno sette vite. Renzi - magari con apprezzabile ingenuità - ne aveva una e l'ha persa già al referendum.

Sta qui il peso degli errori del segretario dem allorché dopo il referendum non si è dimesso ed ha tirato dritto lasciando inascoltato l'oracolo di Oscar Farinetti (sparisci, fuggi per un pò e lasciati desiderare...).

L'arroccamento - mimetizzato dalla vittoria di un congresso lampo ma logorato da una scissione perversa e autolesionista - ha solo allungato un'agonia che neanche una brochure con i cento e altri cento punti delle cose fatte e 100 cose da fare avrebbero potuto attutire il frontale di queste elezioni; e che lascia sul campo un partito renzista e solipsista, prosciugato nei voti finiti ovunque tranne che nella propria compagine. Un peccato che lascia sgomenti tutti coloro che speravano nell'evoluzione della sinistra riformista rimasti delusi da un tatticismo masochista imperdonabile.

Dalle parti del PD ci si aggrappa ad Herman Hesse che parlava di amore il quale comincia necessariamente con una sconfitta.... ma per adesso il vaso è rotto in frantumi.

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