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17 Marzo Mar 2018 1231 17 marzo 2018

“Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo”. Un eterno presente nella visione di Sylvie Freddi

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La fantascienza è forse il genere letterario – ma anche cinematografico, se trattato a dovere – che meglio riesce, talvolta, a superare anche l'attività saggistica o documentaria nel suo importante tentativo di parlare dell'oggi, del qui e dell'ora, ponendo in essere situazioni talmente variegate e fantasiose da rendersi quasi profetiche nell'analisi della propria contemporaneità.

Cos'altro può significare l'essere profetici se non avere la capacità di osservare attentamente ben oltre l'orizzonte della propria realtà tangibile per focalizzare l'attenzione sulle sfumature più infinitesimali che, tuttavia, conformano la propria realtà sia materiale che esistenziale?

Lo sa bene Sylvie Freddi, scrittrice romana ma torinese di adozione (già all'opera con due solidi racconti in favore del progetto narrativo sperimentale Tifiamo Scaramouche del collettivo Wu Ming) quando sceglie di donare, nello specifico, un'impostazione prevalentemente distopica al suo nuovo romanzo Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, perfettamente consapevole di poter ottenere, da questo, una base costruttiva per una libertà sia narrativa che sintattica da elevare a paladino del conferimento di senso. E di senso, in Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo, ce n'è davvero tanto se le fondamenta poggiano sul terreno di una coraggiosissima descrizione dell'attualità più indicibile e segreta.

Sulla scia intellettuale di eccelsi maestri come, su tutti, Asimov e Orwell, Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo pone le basi della sua ambientazione su di un pianeta Terra ormai sfinito e abbandonato che ha costretto i sopravviventi a colonizzare il suolo di Marte. Qui il genere umano ha letteralmente stravolto il proprio stile di vita così come la propria stessa natura intellettuale e spirituale. Nella città di Agra, il detective Dylan viene assunto da una donna di nome Qinab, discendente da una potente casta di mutanti scienziati e fermamente decisa a mettersi sulle tracce di Q502, una ragazza scomparsa venticinque anni prima. Dylan accetta l'incarico e chiede aiuto al suo tutore Kofta, che è anche uno dei pochissimi esseri viventi ad avere ancora in dotazione una facoltà di memoria del passato sia individuale che collettivo. Dopo aver acquistato l'identità di un tecnico per farsi assumere presso una raccoglitrice di meteoroidi su Phobos (una delle due lune di Marte) appartenente al perfido Consigliere Darkon – che individua come potenziale rapitore di Q502 – Dylan trova la ragazza nella città/discarica di Dharavi e, assieme a lei, si incammina lungo un tortuoso percorso di salvezza in grado di sconvolgere letteralmente le sorti del suo universo.

Mescolando saggiamente invenzione fantascientifica e critica sociale, Sylvie Freddi fa di Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo un potentissimo agglomerato di senso e significato, estremamente ricco di precisissime e taglienti metafore esistenziali talmente aderenti al nostro reale quotidiano da lasciarci assimilare il suo lontano e ipotetico futuro come una perfetta descrizione delle stratificazioni più invisibili ma sostanzialmente percettibili del nostro vissuto. Il futuro messo nero su bianco dalla Freddi, dunque, risulta essere prevalentemente una sorta di eterno presente dove il concetto di diversità è prevalentemente un fattore razziale e propagandistico. Facendosi abilmente scudo con una narrazione lucidissima e ricca di spunti scientifici, Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo descrive nel dettaglio una società che ha accettato passivamente ogni privazione di libertà, sia essa materiale o – peggio – mentale e spirituale. Tuttavia, il punto di vista generale viene affidato a un protagonista ancora in grado di credere in un concetto di sopravvivenza che fa fondamentalmente perno su un senso di memoria assimilabile come unico vero spiraglio di salvezza sociale e – per riflesso – individuale.

Le modalità e le motivazioni attraverso le quali Sylvie Freddi descrive un'ipotesi – mai del tutto fuori dalla portata del reale – di innato adattamento umano a qualsiasi tipologia di sottomissione – sia essa sobria o violenta – diventano il fulcro di una visione drammatica – quando non terrificante e apocalittica – che pone nel suo nucleo un concetto di aumento esponenziale di conoscenza e intelligenza direttamente proporzionale all'incapacità di disintegrare la più becera e ingiustificabile predisposizione alla chiusura mentale. Il nuovo mondo messo in scena in Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo pone l'accento su un fattore tecnologico di caratura infinitamente suprema ma utilizzato per scopi mai veramente necessari: il DNA umano non si evolve ma viene “purificato” per scopri razziali e di tornaconto, innesti cerebrali non espandono le capacità cognitive ma conformano identità precostituite offrendo strumenti di controllo maniacale nei confronti dell'individuo. Tutto è descritto sotto una pessimistica luce di deflagrazione del senso di indipendenza che, inevitabilmente, conduce alla distruzione della memoria storica e personale. I potenti sanno bene che senza memoria si domina il mondo indisturbati, motivo per cui il valore di un protagonista come Dylan non può che avviare una vera e propria missione di recupero intellettuale che permetta all'essere umano di ricordare chi è e da dove viene. Le dinamiche tra uomo e Storia (con la S maiuscola) hanno sempre cesellato e continueranno a determinare ogni singolo atomo del nostro futuro interstellare.

Q502. 300 anni dopo il Grande Esodo
di Sylvie Freddi
Genere: Fantascienza
Edizioni Stampa Alternativa (collana Eretica)
13 €

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