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6 Giugno Giu 2018 2219 06 giugno 2018

"Ritrovarsi". L'assoluto esistenziale secondo Raffaele Messina

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Una linea rossa che separa Capri da Napoli e il terrificante secondo conflitto mondiale nel pieno della sua pulsione belluina di morte e distruzione. Nel mezzo, l'iniziazione all'ardua e complicata esistenza terrena di un giovane innocente tra affanni e piaceri, sorrisi e rancori in un'epoca e in un contesto sociale che definire difficili è mera semplificazione. Non c'è modo né diritto di manifestare il proprio credo più intimista e i propri valori più sinceri e profondi, ma c'è un amore eternamente radicato nel profondo di anime e corpi in grado di sconfiggere tempo e spazio. Sono gli ingredienti imprescindibili con cui Raffaele Messina costruisce Ritrovarsi (Guida Editori), un egregio romanzo di formazione in cui l'immaginazione e il sogno di un'esistenza fatta di serenità, pace e rispetto della vita umana conducono il contorto ma necessario gioco di forme e contenuti rivolti alla significazione di un'azione vitale nei confronti delle più spossanti difficoltà quotidiane.

Docente universitario, saggista, critico letterario e ricercatore, Raffaele Messina ricopre un ruolo tutt'altro che facile e accomodante nel suo scegliere di donare vita a un romanzo passionale ma, al contempo, estremamente duro e sincero, perfettamente in grado – per questo – di scavare a fondo negli aspetti più cruenti e scellerati dell'occupazione tedesca in terra partenopea.

Ambientato tra il 1938 e il 1946, Ritrovarsi innesta le vicende del giovane protagonista, Francesco Nastasi, nei meandri delle dinamiche cittadine nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale e nel cuore della rivolta popolare delle "Quattro Giornate" di Napoli, evento che – di per sé – rappresentò un insormontabile sprgionamento di forza, coraggio, caparbietà e fermezza nell'affermare l'universalità più assoluta di concetti mai del tutto assorbiti quali libertà, amore, fratellanza e senso dell'assoluto esistenziale. Nell'animo pulsante della Storia e forte di tutti questi fondamentali elementi, Francesco vive il suo amore per una ragazzina ebrea, Patrizia, che scompare assieme alla sua famiglia per sfuggire alle vessazioni del Podestà di Capri. Da qui, Messina segue ogni passo del suo protagonista per focalizzare l'attenzione interiore sugli anni della maturazione, del contrasto con la figura paterna (Francesco è un adolescente) e delle più irte difficoltà insite nel doversi adattare ad una nuova realtà enormemente inasprita dall'inarrestabile meccanismo bellico.

Nel cesellare una così complessa struttura profondamente radicata in un realismo tanto necessario quanto difficile da assorbire definitivamente, Messina coglie i tratti preponderanti della storia di una città (Napoli) per costruire un abilissimo parallelo con un senso di risveglio concettuale richiamato da più fronti. Se lo si vuole, si può leggere, in questo, un accenno di metafora non ad una qualsivoglia situazione odierna – comunque ben lontana da quella descritta nel romanzo, come ovvio – ma a un'idea di fattezza esistenziale e di concretezza che, probabilmente, Messina sente mancare nel più profondo anfratto dell'animo umano contemporaneo. Sottomissione, razzismo, persecuzione, propaganda dittatoriale e illusione di un futuro impossibile da maturare sono i pilastri portanti tanto di una Storia tra le più traumatiche mai conosciute dal genere umano, quanto di una narrazione focalizzata sulla drammatica consapevolezza che solo la conoscenza dell'inferno in Terra (calvinianamente parlando) può lasciar intravedere la fioca luce di una via d'uscita.

Emblematica, perciò, è la sequenza in cui Messina descrive minuziosamente la fuga di Francesco e di sua madre verso un rifugio antiaereo raggiungibile solo percorrendo una profonda via verso il basso: occorre discendere negli Inferi per salvare qualcosa di sé, non prima, però, di aver ritrovato soltanto lì la propria reale dimora (nel caso del racconto, un graffito raffigurante una casa circondata da alberi) dalla quale partire per raggiungere la propria idea di orizzonte.

Ritrovarsi, in definitiva, vuole essere una sorta di apologia rivolta alla forza che ogni individuo trova dentro di sè quando crede di aver perso davvero tutto, per fare in modo – appunto – da ritrovare quello che realmente caratterizza la sua unicità di individuo e, al contempo, la sua predisposizione a rendere il mondo, fin dove possibile, un posto migliore.

Ritrovarsi
di Raffaele Messina
Guida Editori
Pagine: 176

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