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27 Giugno Giu 2018 1149 27 giugno 2018

Il dolore di una maternità impossibile. Quel figlio negato di Francesca Ognibene

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Sentirsi mamma in tutto e, per cause di forza maggiore, non arrivare mai ad avere la gioia dello stringere il proprio figlio al petto. Questo è il drammatico ma estremamente profondo nucleo portante sul quale è incentrato Quel figlio negato, il nuovo romanzo di Francesca Ognibene (L'Erudita edizioni).

Certe storie meritano di essere raccontate anche se non si sono verificate come il desiderio umano prescriveva. Anzi, è proprio questo il senso del tutto esistenziale racchiuso da un romanzo come Quel figlio negato. L'estrema delicatezza femminile legata alla più assoluta onestà individuale di chi sente il desiderio estremo di essere madre (in maniera talmente viscerale da condizionare sia pensieri che azioni quotidiane) è il motore trainante della narrazione di gioie negate da una sfortunata predisposizione naturale che impone limiti al proprio corpo e affida alla natura stessa – allo sguardo di chi ne è afflitto e la osserva dal profondo – una parvenza, addirittura, di meschina crudeltà. Quando, poi, ad incrementare la dose di delusione è anche un sistema burocratico nazionale che non riesce a fare altro se non opporre ulteriori ostacoli anche in sede di adozione, ogni visione del mondo si complica al cospetto del proprio stesso sentirsi fuori luogo in un contesto non percepito come attinente alle proprie imprescindibili volontà affettive.

Quel figlio negato racconta le dolorose vicende di Virginia, una giovane donna desiderosa di diventare madre ma afflitta dall'impossibilità fisica di avere un figlio, condizione che cozza violentemente contro la sua imperterrita volontà di ricoprire il ruolo di genitore. Virginia viene fin da subito innalzata a simbolo di tutte quelle (tante) donne che, sfortunatamente, non riescono a realizzare il proprio sogno materno attraverso una precisa e dettagliata narrazione della incommensurabile forza interiore che le contraddistingue nella lotta contro un destino avverso e una natura particolarmente ostile. Tra momenti di oscurità, insopportabili dolori fisici e speranze tradite, Virginia viene sballottata tra visite mediche e terapie nel suo instancabile tentativo di rimanere incinta, tra aborti spontanei e crisi di identità, fino a raggiungere la consapevolezza definitiva del non poter procreare per poi scontrarsi con l'incomprensibile freddezza burocratica del sistema nazionale di adozione. Al fianco di Virginia siede il concetto di amore assoluto rappresentato da suo marito, Federico, che percorre assieme a lei il cammino che condurrà entrambi ad una soluzione non priva, però, di eterni tormenti interiori.

Quel figlio negato, chiariamolo, non è un romanzo facile da leggere sotto l'ombrellone o per prendere sonno la sera tardi. Non c'è un lieto fine definitivo o una qualunque consolazione appagante. Che lo si accetti o no, a farla da padrone è esclusivamente il ritratto certosino di una vita percepita come brutale e ingiusta, un vero e proprio pugno allo stomaco che, però, vale la pena ricevere se si vuole comprendere una parvenza di senso appartenente a certe dinamiche esistenziali che non possono, comunque, rimanere forzatamente chiuse in un cassetto.

Scrittrice di grande tatto e sensibilità ma anche speaker radiofonica di pregiato talento e notevole gusto, Francesca Ognibene trasferisce questa sua importante predisposizione all'esposizione nel cuore di una storia straziante ma fatta di lotta e desiderio estremo di vittoria redentrice. La vicinanza e la delicatezza con cui Ognibene tratteggia i ritratti interiori dei due protagonisti contribuisce alla costruzione di una struttura sensoriale necessaria alla piena comprensione di ogni pudica esperienza dell'anima, di ogni lacrima e di ogni motivo preponderante di pura disperazione.

Seguendo lo sguardo interiore e relazionale di Virginia, l'autrice prende per mano il lettore e lo conduce al cospetto del suo umano invito alla comprensione della propria spirale di ossessione e depressione ma anche di estremo coraggio e corposa determinazione. In parallelo, Virginia compie anche un viaggio attraverso il cinema e la musica quasi come motivo di consolazione purificante esterna alle dinamiche inquisitorie di amici e parenti. Isolandosi dal mondo, Virginia trova in una sterminata serie di film e dischi un motivo in più per continuare ad esistere, per proseguire comunque il proprio cammino sulla strada sterrata e piena di insidie della propria stessa vita, per non smettere mai di lottare anche in assenza di armi potenti e contro ogni avversità universale.

Quel figlio negato
di Francesca Ognibene
Edizioni L'Erudita
Pagine: 148

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