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31 Luglio Lug 2018 2125 31 luglio 2018

Italia underground: The Twinkles

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Scegliere di dedicarsi anima e corpo con mente, sangue e sudore ad un genere arcinoto e, per molti, addirittura trapassato come il punk delle origini – vale a dire quello che colse la scintilla nel mai troppo lontano 1977 e la portò avanti a suon di schitarrate, accordi pieni, spille da balia e creste colorate – significa fare una scelta, intraprendere di propria spontanea volontà un cammino su una strada ben precisa e percorrerla fino in fondo. Anche dopo ventidue anni. Soprattutto dopo ventidue anni.

Non è, però, il fuoco concettualmente oscuro e decadente di Clash, Dead Kennedys o Dead Boys ad innescare la miccia dei trevigiani The Twinkles (capitan Nick Mess tra voce e chitarra, True Brat alla batteria e ai cori, Tony Mad al basso e ai cori; attivissimi, specialmente sui palchi, fin dal 1996), bensì la coniugazione più scanzonata, più spensierata ma non meno imponente, diretta ed efficace (anzi) di Ramones, Buzzcocks, Skids, 999 o The Damned, fino ai più recenti mostri sacri Green Day e Blink 182. Lo scopo? Continuare, sempre e comunque, a dare sfogo a veri e propri inni generazionali. Poco importa se l'età avanza, i tempi cambiano, le facce mutano e le anime si convertono ad altri orizzonti.

Il bersaglio di turno dei Twinkles, per il nuovo notevole album We come along, ha un più ampio respiro rispetto a precedenti occasioni e abbraccia una fetta estremamente larga di pseudo-intelletto particolarmente attinente ad un modo di fare e di (non) pensare tipicamente italiota: le cover band. Sia chiaro: chi fa musica, di qualunque specie ma con precise idee e predisposizioni, non sarà mai sul banco degli imputati, dove la seggiola, per contro, viene allestita per far accomodare tutti coloro che, dai gestori dei locali nazionali ai sedicenti produttori discografici, se ne lavano le mani delle proposte personali per dar spazio a quanto di più necessario a garantirsi qualche ulteriore birra venduta o insignificante milione di visualizzazioni su Youtube.

Un disco come We come along, in questo senso, parla molto chiaro. "Spazio e possibilità di suonare a chi crea la musica propria" è il messaggio, non poi così lontano da un "fate l'amore, non la guerra" aggiornato alle attuali dinamiche animistiche intrise di orientamento verso l'assorbimento del concetto stesso di creazione come sostanziale stile di vita (o di non morte, se si preferisce). Divertendosi e facendo divertire, in sostanza, i Twinkles puntano a prendersi beffa e, contemporaneamente, a far cadere i paraocchi su di un business musicale troppo spesso incentrato su cover e tribute band sottopagate, il più delle volte anche prive di personalità o di tematiche da condividere e troppo predisposte ad offrire prodotti estremamente preconfezionati. Largo alla musica autentica, dunque, e sia lode alla sublime e divina gavetta sulle spalle.

We come along denuncia tutto questo fin dal giocoso incipit (Ludwig the punk) con l'intento di riproporre sprazzi di musica – almeno per certi versi – passatista per eccellenza (la classica talmente nota e spolpata da essere ormai diventata puro zimbello da suonerie per telefoni cellulari di ogni sorta) per poi entrare nel vivo della questione con un piglio puramente punk melodico alla Ramones (We come along, No more faith in you, C'est la vie) non privo di interessantissimi spunti marcatamente pop (il taglio particolarmente Green Day di Your time has come, la delicatezza della ballad Naughty lady) quando non proprio in stile surfer a stelle e strisce fifties/sixties (Bubblegum girl, Rich girl).

A contornare il tutto c'è forse anche una certa predisposizione blueseggiante nella definizione di alcuni contorni, come anche qualche accenno di garage rock nell'impostazione di diverse ritmiche basilari. Ma il risultato è una pregevole opera puramente punk tanto nel suono quanto nell'intento, una considerevole dimostrazione di sensibilità melodica al servizio di un "one-two-three-four" sempre più necessario in un'epoca di playback, confezioni di luci stroboscopiche e vuoto di senso ad ogni cambio di canale.

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