39 steps
29 Agosto Ago 2018 1206 29 agosto 2018

Italia underground: Be A Bear

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Commistionare la propria spiccata predisposizione all'utilizzo delle strumentazioni elettroniche – che siano "vintage" o contemporanee ha relativa importanza – con un non indifferente talento nell'elaborare una personale e interessante strutturazione del formato canzone, può essere tutto tranne che cosa semplice e immediata. Troppo spesso, chi azzarda l'incursione in territori sintetici con l'intenzione o, talvolta, l'urgenza di fornire al marasma indistinto di offerte sonore attuali la propria individuale visione del mondo, rischia di fallire il proprio obiettivo finendo per dare un'immagine – e un suono – di sé alquanto lontano dalle reali (eventuali) intenzioni iniziali, pena il decadimento di un pur minimo valore intriseco legato a contenuti concettuali veicolati in maniera sbagliata e, di conseguenza, passabili come futili e potenzialmente inosservabili (e di esempi, onestamente, l'emblematico – in verità preoccupante – contesto nazionale ne fornisce, purtroppo, un numero sufficiente a rendere l'idea).

Quello che, invece, il buon Filippo Zironi, nel corpo di quel gran bel progetto che prende il nome (e il volto, anzi la maschera) di Be A Bear, fornisce all'ascolto più attento – e desideroso di lasciarsi avvolgere dal tutto – appartiene, in sostanza, a qualcosa di ben più concreto e, a tratti, complesso ma, al contempo, passabile come un qualunque altro dato sonoro da diffusione su vasta scala mediatica. Si tratta di una tesi che viene confermata a chiare lettere specialmente dal suo secondo lavoro in studio Climb your time (La Fame Dischi), perfettamente in grado, ad un primissimo ascolto, di lasciar intendere che c'è di più. Molto di più.

Se la sfida tecnologica moderna può essere considerata anche come un continuo evolversi di tecniche e tecnologie in grado di facilitare (quando non tragicamente sostituire) la vita degli esseri umani sulla faccia della Terra, allora anche la musica – almeno questo tipo di musica – deve quantomeno tentare di svegliarsi dal letargo (a proposito di orsi) delle intuizioni votate alla mera mercificazione regnante. Ed è probabilmente anche per questo motivo – oltre che per sperimentazione individuale – che il progetto Be A Bear approda ad un album interamente suonato, registrato e mixato con il solo utilizzo di un iPhone.

Per quanto concerne il contenuto strumentale, contenutistico e qualitativo di Climb your time (importante il concetto di "arrampicare il tempo e lo spazio", non così lontano proprio dalla imprescindibile predisposizione di Zironi alla sperimentazione sonora strettamente legata al conferimento di dati emozionali non privi di un concreto esistenzialismo), le primordiali predisposizioni techno-rave da pura dance floor acida degli esordi di Push-e-Bah e dell'ep Time convogliano il tutto in decisivi territori marcatamente pop, nel senso di maggiore fruibilità legata anche ad una considerevole pulizia di produzione. Un prodotto potenzialmente ben più radiofonico dei precedenti, si direbbe, ma non per questo meno importante in termini prevalentemente qualitativi. Anzi. Se il punto di riferimento è quella "perfezione pop" riscontrabile in certe produzioni "eighties" apparentemente di consumo ma, nella realtà dei fatti, strutturalmente eterne in quanto – appunto – perfettamente in grado di fornire veri e propri esempi di strutture portanti per assimilazioni a tempo indeterminato, allora il risultato complessivo non può che essere non solo un'opera discografica, ma un intero percorso intriso di conoscenza tanto dei mezzi quanto dei rispettivi resoconti espressivi.

Tutto questo uno come Zironi lo sa bene. Lo si intuisce, ad esempio, già da un incipit legato saldamente ad un gusto melodico saggiamente a braccetto con ritmiche avvolgenti e ballabili alla Depeche Mode (Give me_change me), passando poi per territori di cantautorato nascosto dietro i chiarissimi vetri dell'arrangiamento sintetico (About links, Say goodbye) con splendide punte house-lounge (Yes electronic) non prive di coinvolgenti predisposizioni techno-wave (Waiting for my love, Stranger love) e dichiarati sguardi indie-pop (Martin doesn't agree, Me an the grizzly, Mr. Dust).

Nel complesso, per l'appunto, siamo di fronte ad un lavoro particolarmente interessante e suggestivo ma anche di potenziale riferimento per gli addetti del settore. Sarà ancora più stimolante seguire le scelte che, da questo preciso punto in poi, Zironi vorrà e saprà effettuare per direzionare ulteriormente il proprio non facile ma importante cammino.

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