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27 Settembre Set 2018 1124 27 settembre 2018

“Siamo solo piatti spaiati”, un risveglio per l'esistenza secondo Alessandro Curti

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Fare i conti con la propria natura più intrinseca e con gli errori di tutta una vita, maturare una credibile e valida consapevolezza di sé lontano dalla famiglia e dagli affetti più cari, confrontare il proprio mondo adolescenziale in graduale dissoluzione con le ruvide scorticature dell'inevitabile età adulta. Questi e molti altri sono gli stati d'animo che costruiscono l'ossatura preponderante di Siamo solo piatti spaiati (C1V Edizioni), il nuovo e importante romanzo di Alessandro Curti.

Interamente incentrato su di una narrazione certosina dell'universo adolescente, il filtro principale riservato allo sguardo giovanile più sincero, reale, fresco, autentico e onesto sul mondo circostante (appartenente, certo, all'epoca attuale ma, di fatto, non ha importanza la collocazione temporale se il nucleo del discorso è prevalentemente emotivo) focalizza la propria attenzione sulle consuete e variegate difficoltà che l'animo adolescenziale, per l'appunto, impatta nel momento in cui è praticamente costretto a fare i conti con una diversa considerazione della realtà effettiva.

In una narrazione che si pone queste precise caratteristiche di base, dunque, il tempo gioca un ruolo assolutamente non indifferente, e lo fa anche in un contesto metalinguistico che, in sostanza, punta tutto proprio sul concetto di divenire interiore in parallelo alla crescita in carne ed ossa. Siamo solo piatti spaiati, infatti, arriva dopo un'attenta analisi che Curti ha svolto, da professionista quale è (educatore e pedagogista, oltre che validissimo scrittore), sul mondo genitoriale nei precedenti Padri imperfetti e Mai più sole, particolarmente incentrati sulle difficoltà sia genericamente umane che specificamente relazionali odierne (ma non solo) all'interno del nucleo familiare. Nato dalla penna di Curti, poi, nel successivo Sette note per dirlo, il personaggio del giovane Davide diventa il pilastro portante di un approfondimento intergenerazionale che ha come fulcro lo studio del comportamento dei figli nel loro percorso di crescita verso l'età adulta.

Davide è un adolescente che vive normalmente la sua età esattamente come i propri coetanei. Va al liceo, si diverte con i suoi amici ma vive anche periodi di forte contrasto con i propri genitori. Arriva, però, il momento in cui un evento assolutamente imprevisto contribuisce a stravolgere completamente la sua esistenza trasportandolo di peso in una realtà a lui ancora del tutto sconosciuta. Tra coetanei molto diversi da lui e adulti di cui non si fida più, Davide ha il privilegio di incontrare Andrea, un educatore grazie al quale riesce a maturare, attraverso un andirivieni di amore e odio, una serie di riflessioni e pensieri sopiti ma mai del tutto abbandonati che, però, a questo punto della sua esistenza, cominciano a confonderlo e a metterlo in crisi. Parte proprio da qui un vero e proprio viaggio attraverso un graduale processo di cambiamento, crescita e rinascita che proverà a fare di Davide un adulto assolutamente consapevole tanto di sé quanto della realtà che lo circonda.

A Curti è sufficiente anche soltanto la narrazione di un viaggio in macchina con la polizia in custodia cautelare per trasformare Davide, agli occhi del lettore, immediatamente in un simbolo puro di individuo in piena lotta contro l'ignoto a cui è costretto ad andare incontro, in quanto adolescente, nel delicatissimo passaggio verso l'età adulta. Un viaggio fisico, dunque, si fa interiore proprio come la materia testuale del romanzo, il libro di carta e caratteri scritti nero su bianco, prende corpo a livelli sottocutanei in chiunque si sia trovato a confronto con la propria visione riflessa allo specchio dell'anima nel corso della propria più intima e personale esistenza.

Fare i conti con gli errori propri e altrui sotto la nuova luce di un significato tangibile da attribuire ad elementi reali precedentemente archiviati sotto una differente visione del mondo e delle persone vuol dire dar fuoco deliberatamente alla coperta di Linus regalata dalle mura familiari per mettere in discussione praticamente tutto, maturando la fondamentale consapevolezza che vede quegli stessi errori far parte veramente di chiunque, dal più fragile e sensibile individuo al più roccioso e determinato prossimo proprio. La figura di Andrea, allora, sarà fondamentale nel momento in cui scoprirà le proprie carte rivolgendole verso la capacità di guardare il mondo attraverso gli occhi di un sopravvivente spirito fanciullesco ma, stavolta, corazzato con lo scudo di una indispensabile e salvifica saggezza maturata col tempo.

Tra le righe di un semplice romanzo, insomma, può ancora nascondersi il senso ultimo di un'onestà umana creduta morta e sepolta assieme al tesoro millenario appartenente alla sincerità di certe relazioni interpersonali.

Siamo solo piatti spaiati
di Alessandro Curti
Genere: narrativa contemporanea
Editore: C1V Edizioni
Pagine: 250

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