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1 Novembre Nov 2018 1148 01 novembre 2018

Arte e memoria come salvezza per il genere umano. "Regina blues" di Antonello Loreto

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Scrivere un libro di racconti che non è un libro di racconti ma un importante insieme di enormi flussi di coscienza apparentemente distaccati da un preciso contesto, eppure estremamente connessi con attimi di vita condivisi difficili da dimenticare. Articolare questo tipo di narrazione tra i meandri dell'empatia di ben ventidue personaggi dalle caratteristiche differenti ma uniti nel corpo di un solo grande elemento portante eleggibile come suprema chiave di lettura.

È esattamente quello che riesce a fare Antonello Loreto nel suo nuovo romanzo corale Regina blues (Edizioni Progetto Cultura), dove l'esistenza di una città – Regina, per l'appunto – diventa sinonimo di rinascita dalle ceneri di un evento catastrofico e imprevedibile, rendendosi così metafora imprescindibile per un perfetto microcosmo stravolto da un terrore reale che si espande irrimediabilmente anche nella sua essenza emotiva nell'animo di chi lo subisce ed è costretto a portarlo con sé fino alla fine dei suoi giorni.

Semplificando ulteriormente il discorso per arrivare a comprendere il senso concreto di questa operazione, c'è da sapere che Antonello Loreto (classe 1970) vive a Roma ma è nato a L'Aquila. Non è difficile capire, dunque, che il riferimento reale su cui è costruita la grande metafora è quello riguardante i tragici accadimenti del 2009, da lui vissuti – probabilmente – in maniera talmente forte da risultare quasi esorcizzanti per la maturazione di un'idea di vita non facile da intuire e ancor meno semplice da mettere in pratica. Ne emerge una sorta di presa di posizione che vuole l'esigenza di dimenticare “l'agghiacciante urlo della terra” mantenendo la forza, però, di alimentare sempre di più il fuoco salvifico dei ricordi, affinché sia possibile salvaguardare una coscienza che non sia solo individuale ma collettiva, in grado di portare agli occhi e all'anima del lettore un valoroso esempio di come l'interiorità umana – espressa attraverso le pagine, quindi sulle corde di un'Arte in grado di far valere se stessa – possa rappresentare in eterno il nesso principale per un legame fondamentale tra esseri umani.

È aprile (non a caso) e nella città di Regina si sta giocando la finale del torneo di calcio delle scuole superiori che vede fronteggiarsi la squadra del Liceo Classico (i Santi) e quella del Liceo Scientifico (gli Eroi). Il torneo, per una città di provincia, è visto come un importante momento di aggregazione sociale. Syd, arbitro della partita, assume il ruolo di voce narrante con il compito di raccontare la mattina precedente alla partita, arco di tempo in cui si incrociano le vite di ventidue ragazzi. Ognuna di queste esistenze offre il suo bagaglio di esperienze: gioia e tristezza, sogni e aspettative sono solo una parte delle sensazioni che saranno costrette a diventare adulte in un batter d'occhio al verificarsi del tragico evento che sconvolgerà la città intera. Ogni gesto, ogni azione, ogni pensiero, ogni ricordo contribuisce a costruire una corposa rappresentazione di destini orientati dalla volontà di costruire il proprio futuro sulle basi di una pace interiore ritrovata, forti della consapevolezza che ogni minuto sia da vivere come se fosse veramente l'ultimo.

Sia chiaro: in Regina blues Loreto non spinge affatto il pedale della nostalgia dei ricordi intesa come mero e sterile piagnisteo. Mai. Riesce invece a fare della memoria l'imprescindibile nucleo portante per la costruzione di solide basi di rinascita, sulle quali poter rendere concretamente omaggio alla resistenza degli esseri umani in un'epoca di apparente dispersione animistica. Emerge una forte metafora anche relativa al concetto di radici, evidentemente ben annidato nel cuore dell'autore: Regina è, sì, una città di provincia, ma sa perfettamente restituire ai suoi abitanti l'amore ricevuto e, al contempo, portare via i sogni e le speranze di tutti loro, sentimenti comunque mai sepolti nel desiderio supremo di riportarne alla luce i lati più luminosi e produttivi.

E come Regina ama i suoi abitanti e invoca disperatamente il loro aiuto, anche Loreto ama i suoi personaggi al punto da raccontarne ogni minimo moto dell'anima. Ecco allora emergere le figure di Syd e Nico, contrastati dalle loro famiglie per via di un amore omosessuale inammissibile per gli standard borghesi; o quelle di Pasao e Monrao, rispettivamente amanti irrecuperabili di Cinema e Musica, irremovibili perni portanti del loro stare al mondo. Ed è proprio la forza della cultura a porsi come ulteriore rimedio alle sofferenze, se è possibile chiudersi in una biblioteca per salvarsi in quanto unico palazzo rimasto intatto dopo la catastrofe e calzante metafora della produzione artistica umana come unica ed eterna testimonianza del nostro passaggio su questo pianeta.

Regina blues
di Antonello Loreto
Edizioni Progetto Cultura
Pagine: 272
Genere: Narrativa contemporanea

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