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27 Novembre Nov 2018 1204 27 novembre 2018

Tra caso, destino e volontà divina. "Il simbolo" di Damiano Leone

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Scrivere un romanzo storico può essere stimolante e intuitivo, persino dilettevole per chi ha dimestichezza – sia essa passionale o professionale – con il dato documentaristico legato alla ricostruzione di eventi, contesti e personaggi realmente esistiti, anfratti spazio-temporali all'interno dei quali inserire le proprie invenzioni e lasciarle interagire con la frazione di umanità prescelta.

Umanità, Storia, esistenze reali. Tutti elementi che si trasformano in pane quotidiano per chi ricerca nel dato di fatto il proprio serbatoio di contenuto. Tutti riferimenti, però, che rischiano di essere messi in discussione – e per questo preservati dallo scopo stesso dell'opera – quando il riferimento storico selezionato ricade sulla figura di Gesù di Nazareth. Umano? Artefice di giri di boa millenari? Realmente esistito?

È proprio un bel dilemma, dunque, quello su cui sceglie di soffermarsi Damiano Leone per il suo nuovo e corposo romanzo Il Simbolo (Gabriele Capelli Editore, 616 pagine). Un dilemma che viene, però, abilmente aggirato grazie alla sontuosa predisposizione solo apparentemente animistica e spirituale che l'autore, con grande consapevolezza, trasforma in importante concretezza ideologica.

Il Simbolo ruota attorno alla figura di Ben Hamir, figlio di una prostituta della Palestina dominata dalle legioni romane. L'epoca cardine (perché il romanzo segue l'intera vita del protagonista) è, come anticipato, quella in cui Gesù di Nazareth si espone per ciò che tutti conosciamo. Ben Hamir è un ragazzo pieno di dubbi e incertezze relative al suo esistere, ma trova appoggio emotivo nell'affetto reciproco che si instaura tra lui e uno schiavo comprato per fargli da tutore. Un evento delittuoso, però, costringe Ben Hamir a fuggire: da qui, dunque, ha inizio un vero e proprio viaggio per il mondo grazie al quale il giovane può prima sviluppare le sue doti intellettuali ad Atene, poi esporre le sue grazie amorose in quel di Roma divenendo gradito ospite di sontuosi palazzi nobiliari. La politica imperiale lo coinvolge a tal punto da diventare amico intimo di Tiberio, prima di fare ritorno in Palestina per volere dell'imperatore. Sarà qui che il giovane, costretto a svolgere il ruolo di informatore imperiale, maturerà imponenti forze contrastanti che evolveranno, certo, il suo animo ma, per contro, gli procureranno non pochi problemi socio-politici nel momento in cui verrà a confronto con l'artefice di ciò che andrà oltre ogni sua immaginazione.

Individuare nella figura di Gesù di Nazareth un perno sostanziale su cui ruota il pilastro portante di una narrazione così imponente e importante può essere un rischio data proprio l'intangibilità, per molti, della realtà materiale riguardante il riferimento prescelto. Certo, la scelta simbolica (per l'appunto) forse la dice anche un pochino lunga sull'assenza di padri spirituali nell'epoca contemporanea. In fin dei conti, però, il ruolo del romanzo storico resta sempre quello di fare i conti col presente e ipotizzare un potenziale futuro sulla base di un infinito retroattivo a dir poco fondamentale per comprendere la nostra natura di esseri umani, fatta di carne, ossa e anche molto altro.

Proprio a tale scopo – e senza mai scadere in futili e sterili religiosismi iconici e dogmatici – Leone intavola una vera e propria sovrapposizione di spazio e tempo tra la contemporaneità e l'epoca presa come riferimento, allo scopo di sviscerare – più che dati, fatti e documentazioni – quanto di più elevatamente umano si annida nell'apparente contrapposizione tra pragmatismo politico e predicazione spirituale. Attraverso le notevoli pagine de Il simbolo, infatti, a far combaciare questi due poli opinatamente opposti è la loro medesima trattazione in forma di trampolino di lancio per un'evoluzione umana che guarda prevalentemente alla scoperta del sé e allo sviluppo di una coscienza come fulcro per un ripensamento spirituale odierno.

Se è vero che una religione – almeno per il dato Cristiano – è prima di tutto una filosofia di vita, allora la coraggiosa operazione di Leone appartiene all'audace tentativo di comprendere il grande mistero che si annida nell'essere umano attraverso un'opera complessa, certo, ma molto accurata nella trattazione dei personaggi e intelligentemente delicata nel delinearne ogni sfumatura necessaria a comprenderne le motivazioni interiori anche più oscure e controproducenti.

La stima reciproca che si instaura tra Ben Hamir e il Gesù di Nazareth visto da Leone è un concetto chiave che pone l'accento proprio sulla possibile resa che l'individuo dispone dinanzi all'incertezza tra casualità, destino e volontà divina, fato e predisposizione superiore, al solo servizio di entità più grandi di ognuno di noi, siano esse Dio, tempo, spazio o meccaniche universali.

Difficile trovare simili letterari, oggi, di tale portata emotiva, fruibilità e coraggio produttivo.

Il simbolo di Damiano Leone
Genere: romanzo storico
Casa editrice: Gabriele Capelli Editore
Pagine: 616

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