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12 Dicembre Dic 2018 1118 12 dicembre 2018

Un “virus benefico” per salvare l'umanità. L'antropologia necessaria secondo Pierluigi Dadrim Peruffo

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Basta guardarsi intorno per capire come questo mondo, nella sua realtà odierna, si stia poggiando ormai in disequilibrio su basi sempre più dense di conflitti interpersonali (spesso anche intergenerazionali) e conseguente ipocrisia delle parti. Diciamoci la verità: quante volte esterniamo questo pensiero, tanto in solitaria contemplazione quanto nel cuore di discorsi a più voci con parenti, amici o conoscenti? C'è però chi, tra tutti noi, ha fatto tesoro di quello che, in linea di massima, rischia di essere sempre e comunque un concetto, certo, molto delicato ma intriso di qualunquismo e pressappochismo, compiendo un passo in più in avanti per cristallizzare questa ipotesi massificante e trasformarla in ragionamento concreto e potenzialmente efficace.

Costui si chiama Pierluigi Dadrim Peruffo e ha racchiuso il tutto in un breve ma interessantissimo saggio intitolato Il virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne (Caravaggio editore). Raramente titolo poteva essere più efficace, pur rischiando di precipitare nella quotidiana pseudo-didattica di cui ci imbottiscono i neuroni sedicenti guru del web marketing e santoni new age in vista di non meglio specificato recupero della sanità interiore in funzione di quella corporale. Peruffo, per contro, riesce abilmente a focalizzare l'attenzione su ogni sfumatura relativa al concetto di individuo per poi procedere spedito verso una analisi solo apparentemente semplicistica, nella realtà dei fatti estremamente sottile e ricca di contenuti che vanno anche oltre il solo dato euristico.

Attraverso Il virus benefico, Peruffo – forte della sua preparazione filosofica, certo, ma anche di un intuito ironico fondamentale al fine di una corretta assimilazione del saggio – affronta a testa altissima quello che da sempre si presenta come uno degli elementi intellettuali e intuitivi più complessi della contemporaneità (ma non solo), e lo fa costruendo un sistema di ragionamento che supera, se possibile, la razionalità occidentale (in quanto progenitrice delle convenzioni contemporanee basate sulle cosiddette “buone maniere”) per analizzare le modalità secondo le quali il mondo in cui viviamo si sia effettivamente trasformato in un vero e proprio campo di battaglia.

L'obiettivo di Peruffo, dunque, è quello di mettere il lettore nella condizione intellettuale in cui sarebbe possibile individuare una strategia antropologica di liberazione interiore, di distacco definitivo dalle menzogne attuali (argomento su cui non basterebbe stendere un'intera enciclopedia, ma vale un po' per tutti i secoli dei secoli) e dalle conseguenti situazioni di puro opportunismo di cui l'individuo contemporaneo è vittima e carnefice allo stesso tempo. Fatti, sentimenti e valori su cui si fonda il mondo attuale, quindi, vengono letteralmente crocifissi dalla concretezza di un ragionamento che li colloca in cima alla piramide di colpevolezza che sovrasta individui comuni, uomini di potere e sistemi di comunicazione massmediale.

Ad un simile paradosso esistenziale, in sostanza, Peruffo contrappone una nuova modalità di ragionamento rivolta ad un differente concetto di apertura mentale. Il virus benefico parla di rinuncia del proprio sé e di marginalità dell'ego in funzione, però, tutt'altro che nichilista, bensì mirata alla riscoperta di un “Io” decisamente diverso da quello concettualmente noto, più maturo, sereno e realmente in grado di condividere l'esistenza terrena con i propri simili.

La gestione malsana di un'intera esistenza, in definitiva, viene scandagliata da Peruffo in qualità di nuovo punto di partenza per la liberazione dell'essere umano dalla sua apparentemente irreversibile condizione di meccanismo biologico privo di concrete libertà personali. Contro bisogni di natura materiale e meramente estetica rivolti al puro accumulo di ricchezze e alla squallida sete di potere, Peruffo gioca la fondamentale carta del cambiamento sociale per mano proprio di quell'individuo ingabbiato tra le maglie di un presente liofilizzato e opalescente.

Attraverso una precisissima analisi delle strutture che governano i condizionamenti psicologici inflitti dalla contemporaneità, Peruffo smaschera miti come quelli del “self-made man”, della civiltà occidentale come paladino di libertà e democrazia o del concetto di morte come tabù utile esclusivamente ad allontanare dalla propria coscienza ciò che, invece, dona alla vita stessa il suo più profondo significato. Ma sotto la lente di ingrandimento di Peruffo passa anche il progresso tecnologico, così come le illusorie percezioni di miglioramento delle condizioni di vita che danno adito a vere e proprie manipolazioni della psicologia sociale. Il tutto in funzione di una rivoluzione interiore (e quindi realmente pratica) che sia in grado di partire dall'individuo per aspirare a cambiamenti esistenziali radicali innescati proprio da quel “virus benefico” che è già in ognuno di noi ma che non riesce a far udire il suo richiamo a causa di divisioni e conflitti che attanagliano l'intera specie umana.

Il virus benefico.
Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne

di Pierluigi Dadrim Peruffo
Caravaggio editore
Pagine: 96
Genere: saggistica

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