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31 Gennaio Gen 2019 1106 31 gennaio 2019

"Il coraggio è nella neve" di Erica Ercoli. La ricerca del reale nella stasi rigenerante

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Una casa misteriosa immersa in uno sconfinato deserto di neve, una ragazza in crisi sia sentimentale che di identità alla ricerca di se stessa e, tutto intorno, un paesino sperduto tra le montagne che nasconde un importante segreto. Questo è il nesso di partenza da cui prende vita Il coraggio è nella neve, il nuovo romanzo di Erica Ercoli (Edizioni Grippo Albatros Il Filo), interamente incentrato sulla necessità di ritrovare la propria (definitiva) condizione di individui senzienti in seguito ad esperienze segnanti, difficili da gettarsi alle spalle e, proprio per questo, doverosamente contrastabili con la forza di uno stato d'animo da ritrovare – forse scoprire realmente – e alimentare al netto delle esperienze più drastiche e burrascose.

La perdita improvvisa di ciò che si considerava l'amore della vita è solo una delle tante ramificazioni delle espressioni sensoriali che la Ercoli dissemina nel corso di una narrazione prossima alla dissezione poetica di anima e corpo, dove l'accettazione di una condizione determina un resoconto cruento con i fantasmi di un'esistenza agognata e, ora, bloccata drammaticamente ad un bivio tra autodistruzione interiore e rinnovamento sia concettuale che esistenziale.

L'aura di mistero che si insinua tra le righe di un'opera come Il coraggio è nella neve contribuisce a costruire quel grado di accettazione a cui la protagonista, la giovane Silvia (potenzialmente alter ego dell'autrice), guarda con perseveranza al fine di individuare nuove e concrete prospettive esistenziali di realizzazione individuale. Ma si tratta di un'individualità che, se da un lato tenta di superare ostacoli prettamente umani, dall'altro aspira ad una congiunzione spirituale con un senso del fantastico (di cui l'ambientazione naturale, se vogliamo, è valida metafora) indispensabile per scendere a patti con un rapporto rinnovato nei confronti della psicologia terrena.

La ricerca di nuove prospettive di vita è un processo tutt'altro che semplice e scontato, se il nucleo portante del discorso è il raffronto della propria individualità al cospetto dell'introspezione più ardua, complessa e radicalmente dolorosa. Al centro della questione c'è la ricerca di uno scopo, del proprio ruolo nel mondo e in relazione all'ambiente circostante, sia esso reale o (nella maggior parte delle situazioni) esclusivamente percettivo. Desideri, paure, ossessioni, traumi, sogni, delusioni e gioie lentamente rinnovabili fanno da mezzo di trasporto primario per un viaggio interiore senza limiti emotivi, anzi con la prospettiva di incrementare – fin dove possibile – quel bagaglio di sensibilità che, troppo spesso, viene abbandonato nello scantinato di pulsioni materialiste quotidiane. Tutto questo mentre intorno, nel silenzio e nella quiete del paesaggio circostante, freddo e neve non sono esclusivamente sinonimo di stasi e immobilità ma ricoprono un imprescindibile ruolo di incentivo alla rigenerazione conseguente alla (altrimenti difficilmente raggiungibile) quiete dei sensi.

Potrebbe arrecare una certa dose di stupore agli occhi e all'intuizione del lettore più ingenuo la scelta di una ragazza a malapena trentenne di isolarsi da ciò che, secondo una certa normalità indotta dalla contemporaneità, dovrebbe invece equivalere al mondo da sbranare a morsi fatti di frenetico arrivismo e affermazione sociale, fosse pure a dispetto di quanto ingiustamente subito nel corso della propria vita terrena. Nella realtà dei fatti, quella delineata dalla Ercoli è una condizione ideologica condivisa da moltissimi coetanei contemporanei in una condizione umana in cui la via del progresso sembra segnata dall'appartenenza obbligatoria a una sola e interminabile schiera produttiva.

Staccarsi da tutto, fermarsi, isolarsi per ritrovare la più sincera e personale delle strade, però, non significa abbandonarsi all'oblio delle intenzioni, ma ricercare una pace sconosciuta da molti nativi del secolo, quel grado di bellezza che non corrisponde a una fotografia digitale ma alla consapevolezza dell'appartenere a qualcosa di nettamente diverso e del coraggio esistenziale che l'attuazione di una simile condizione implica. L'evasione, in Il coraggio è nella neve, non è sinonimo di rifiuto o rinuncia incondizionata, bensì ricerca del vero reale, di quella dimensione sensoriale messa da parte (se non proprio vilipesa) dal grado più erroneo di contemporaneità.

Il coraggio è nella neve
di Erica Ercoli
Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove Voci Terre
Pagine: 212

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