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17 Aprile Apr 2019 1745 17 aprile 2019

Scrutare il passato per ricostruire il presente dell'umanità: “L'apprendista bardo” di Federico Leonardo Giampà

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Mondi sommersi, lontani nello spazio anche se solo materialmente nel tempo (se esiste un tempo). Labirinti cosmici sospesi tra stelle e galassie, custodi millenari di magie catalizzate dall'incanto che suoni primordiali elevano a detentore di stupore e meraviglia al cospetto della Natura, sia essa circostante che appartenente a un paesaggio tutto interiore, invisibile ma determinante per soluzioni di incremento contenutistico e motivazionale tanto per opere materiali quanto per evoluzioni di anima e corpo. Escursione favolistica che muta rapidamente – e con ampio costrutto – in secolare narrazione epica di filosofie e gesta. Questo e anche molto altro è L'apprendista bardo, romanzo d'esordio di Federico Leonardo Giampà (edito da Bookabook).

Già: molto altro. Perché, come per ogni forma artistica che si rispetti (in cima a tutte proprio quella letteraria), il richiamo verso soluzioni espressive esterne – appartenenti, cioè, sia ad altri contesti comunicativi (la musica, in questo caso specifico) che a riferimenti con un reale mai definitivamente scindibile dalla considerazione pratica di importanti riferimenti tangibili per il disvelamento del valore contenutistico della narrazione stessa – prende per mano il lettore e lo conduce verso orizzonti che si lasciano avvicinare con cautela, anzi suggeriscono di (e come, fin dove possibile) oltrepassare nobilmente i propri confini più ostici e frastagliati, fino ad assaporare l'ipotesi di realizzazione di sogni e desideri a lungo tenuti a bada dal divieto quotidiano di lottare per ciò che si insegue davvero.

Si dispiega così la vicenda del giovane Raymond, apprendista bardo nella Francia che corre incontro all'anno mille con tutto il suo carico di dubbi, incertezze e paure sia terrene che teosofiche. Figlio ed erede del conte di Provenza, Raymond delude il padre per non essere in nessun modo avvezzo a combattimenti e strategie geopolitiche. Lo scontro familiare è così potente da costringere il ragazzo a fuggire dalla propria corte pur di trovare quello che ritiene essere il proprio giusto destino. Senza meta e in completa solitudine, Raymond si imbatte in Luc, una gazza parlante che un tempo era un eccelso bardo, in seguito tramutato in pennuto da una strega per essersi rifiutato di condividere con lei i segreti più profondi della “musica magica”. Tra Raymond e Luc sorge un'alleanza, con Luc che accetta di fare da maestro al giovane apprendista. Prende piede, così, un lungo viaggio attraverso luoghi incantati e incontri tanto variegati quanto facenti parte di un unico corpus morale, spirituale e individualmente evoluzionistico in termini di conformazione di un'identità nascosta ma presente e viva nell'anima da tempo immemore.

L'ambientazione stessa (il Medioevo dell'anno mille) è quanto di più nobile e spiritualmente eccelso si possa accostare all'esigenza di tramandare storie e disvelamenti saldamente legati al bisogno supremo di rinverdire ciò che, per contro, è stato ritenuto colpevole di futilità da puro ozio vagheggiante. Ma l'ozio è anche creazione, se ad essere messa nero su bianco è una sequenza ben costruita e delineata di simbologie, riferimenti e accostamenti filosofici di imprescindibile rilevanza. E allora al bando materialismi tipici di contemporaneità disturbanti per una concentrazione assoluta di idee e riflessioni; ampio spazio, invece, al recupero di epoche tramandate come oscure e atroci: verità nella fattispecie storica da cronologico manuale scolastico, non innocentissima menzogna in considerazione di quanto espresso e tramandato attraverso l'intramontabile potere del pensiero e dell'Arte, genitori supremi di umanità nel vero senso della parola.

Quello che il non ancora trentenne Giampà (già finalista del Premio Campiello Giovani e specialista dell'argomento che fa da sfondo al racconto) riesce a cesellare minuziosamente è un affascinante (e utilissimo) ritratto di un passato che può influire nettamente su un presente smembrato e confusionario grazie alla potenza ineguagliabile del pensiero e della morale, riuscendo a comunicare con ogni fascia d'età grazie a un linguaggio favolistico che, però, non resta mai arretrato rispetto all'importanza del senso sprigionato dal campo semantico messo in moto. L'utilizzo poi, di una struttura arturiana da poema cavalleresco incrementa notevolmente il conferimento di tono e pathos grazie alla dichiarata e limpida intenzione di porre in essere una sostanza che non resti mai fine a se stessa e che, anzi, riesca a suggerire e inoculare, pagina dopo pagina, tutto il bisogno primordiale di un recupero irrinunciabile di valori e ideologie che, secondo alcuni, non respirano più. Perché “la musica (come l'Arte e l'umanità tutta, ndr) può portare la luce dove c'è solo tenebra, può ridare speranza a chi l'ha perduta per sempre, può indebolire l'oscurità, e batterla”.

L'apprendista bardo
di Federico Leonardo Giampà
Edizioni Bookabook
Pagine: 258

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