A colpo d’occhio
7 Ottobre Ott 2018 0225 07 ottobre 2018

I retroscena e i protagonisti del 1948, l'anno che cambiò l'Italia

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La copertina del libro che rievoca un anno di svolta per l'Italia

Quell’anno ha cambiato la vita di tutti. Se il ’48 dell’Ottocento è entrato nei proverbi come sinonimo di rivoluzione, il ’48 del Novecento ha rappresentato un rivolgimento assai più pacifico ma altrettanto epocale per l’Italia. Vivevamo in mezzo alle contrapposizioni e alla miseria, e dopo l’attentato a Togliatti si rischia una insurrezione che solo la vittoria di Bartali al Tour eviterà. In poche parole, nel 1948 termina il dopoguerra e inizia una fase dell’Italia destinata a durare – tra alti e bassi – oltre quarant’anni. Edoardo Pittalis, giornalista, scrittore, già vicedirettore de “Il Gazzettino” di Venezia racconta quel 1948 nel suo ultimo libro (Edizioni Biblioteca dell’immagine) con ricchezza di notizie e un preciso inquadramento storico, efficacia di scrittura e un mare di curiosità che, ben lontane dall’aneddotica, dipingono a colori vivi e non in bianco e nero il quadro di quei dodici mesi. Se è appassionante leggere il libro, impagabile è ascoltarel'autore raccontare quelle vicende – come è capitato a Padova al festival letterario “La fiera delle parole” – così lontane ma in realtà così vicine a noi, accompagnato da Gualtiero Bertelli, cantautore veneziano che ha recuperato la colonna sonora del 1948 attraverso melodie, conosciute e poco note, e canti popolari. Sulla scorta di parole e musica, è possibile tracciare qualche immagine di settant’anni fa.

Edoardo Pittalis, giornalista e scrittore, ha dedicato molti libri alla storia del Novecento

È un anno bisestile, e già questo preoccupa, che vive di contrasti: Togliatti e De Gasperi, Coppi e Bartali, Totò (sono suoi i primi tre film che incassano di più) e Macario. Nell’Italia delle macerie si curano le ferite della guerra: la trasmissione radio “sulla via del ritorno” accende la speranza di ritrovare i soldati dispersi. Solo dalla Russia non sono tornati in novantamila. Le ragazze diventano maggiorenni a 21 anni, ma ne bastano 18 per diventare prostitute in una casa di tolleranza. E in Italia ce ne sono 730, che producono miliardi di guadagni. Anche per lo Stato. Il progetto perchiuderle della senatrice Lina Merlin dovrà attendere dieci anni per vederlo realizzato. A proposito di sesso, è celebre la canzone dedicata ai “Pompieri di Viggiù” i cui versi ironizzano in modo neanche nascosto: “Pompa su, pompa giù…”. Nel 1948 nasce Tex Willer ma vede la luce anche la Costituzione, ultimo atto di unità della classe politica antifascista uscita dalla clandestinità. Nasce anche il Totocalcio e le schedine hanno nome e cognome scritto sul retro. La vincita record è di 64 milioni: va a un fabbricante di casse da morto che era diventato ricco con la “spagnola” del 1918. A trentamila lire al mese, un impiegato ci avrebbe messo 180 anni a guadagnare quella cifra.

Il lavoro è un bene raro: gli occupati in Italia sono ventun milioni, i disoccupati diciotto. La Lucania contribuisce al bilancio dello Stato con lo 0,7%. Gli analfabeti sono il 13% degli italiani. Si canta tristemente: “All’alba se ne va il lavoratore, con nella sporta poco da mangiar. Ma un bel dì finirà la cuccagna dei democristian; marceremo uniti e compatti con Nenni e Togliatti per la libertà”. In attesa del sole dell’avvenire, però, lo Stato in un anno concede 500 mila visti per emigrare. Solo per la Svizzera partono in cinquantamila. Con il Belgio si stringe il “patto del carbone”: manodopera in cambio di minerale scavato nelle miniere, in condizioni spaventose. Gli italiani sono chiamati fascisti, maccaroni, musi neri. A Marcinelle, dove nel 1956 si verificherà una strage con 256 morti di cui 136 italiani, i nostri emigranti sono ospitati in un ex lager. Attorno alla casa si dimenticano anche di togliere il filo spinato.

Alcuni manifesti delle elezioni politiche del 1948 raccontano in modo eloquente il clima politico vissuto in quell'anno: nel segreto dell'urna Dio ti vede, Stalin, no!

La “cortina di ferro” passa anche da noi. Divide in due perfino i cimiteri: a Gorizia i morti hanno la testa in Italia e i piedi in Slovenia. Trieste è un pezzo d’Italia che non è Italia. L’occupazione dei titini è un ricordo ben vivo: le foibe di Basovizza e Opicina parlano un terribile linguaggio di morte. Oggi la chiameremo “pulizia etnica”: si legavano assieme i catturati e si sparava alla testa di uno, che trascinava gli altri, vivi, nel baratro. Gli italiani dell’Istria e della Dalmazia fuggono dalla Jugoslavia: è un esodo di trecentomila persone che diventano esuli due volte, mandati via da casa propria e guardati con diffidenza dall’Italia. Il piccolo Sergio Endrigo fa parte di quell’esercito di disperati e ricorderà con una triste canzone la sua Pola.

La miseria è una realtà. A Cinisello Balsamo un uomo è linciato dalla folla per aver rubato una bicicletta. Arrivano centomila sacchi di grano sulla 400esima nave americana che giunge in porto a Venezia: trasporta anche centomila unità di streptomicina. I raggi diventano obbligatori, si iniziano le vaccinazioni: sono gli effetti del “Piano Marshall”, gli aiuti all’Italia da parte gli Usa che hanno come prezzo l’obbligo di scaricare comunisti e socialisti dal governo. Il che puntualmente avviene. Non senza polemiche: del resto il Pci ha due milioni di iscritti, la Dc un milione. A Siena è registrato all’anagrafe “Togliattino”, figlio di un operaio. L’Uomo Qualunque di Giannini si sgretola, mentre il Msi risorge: l’emblema è una fiamma che nasce dalla bara di Mussolini. Però il duce non si può nemmeno nominare. Così i giornali s’inventano sinonimi come “Testone” oppure “Mascellone” sino a giungere al grottesco: quando viene rubata la salma da Predappio, infatti, si parla del “salmone trafugato”.

Fra statue di Madonne piangenti e la statua della Madonna pellegrina che gira per l’Italia (con un piede schiaccia un serpente: allusione neanche velata ai comunisti) si va alle elezioni politiche del 18 aprile. Il clima è incandescente: lo ricorderà Giovannino Guareschi nei suoi racconti su “Candido” con i suoi celebri Peppone e don Camillo. Fausto Coppi a primavera vince la Milano Sanremo con vantaggi abissali. Nicolò Carosio racconta il trionfo con una celebre frase: “Coppi ha tagliato il traguardo. In attesa del secondo arrivato trasmettiamo un programma di musica classica”. Alle elezioni politiche si sfidano 15mila candidati. C’ è anche il partito esistenzialista. Pio XII detta i comandamenti per gli elettori: chiede voti per “i candidati che assicurino la tutela dei diritti di Dio”. Sono le elezioni di Achille Lauro che regala una scarpa ai napoletani, assicurando la seconda a vittoria raggiunta. Le promesse elettorali non hanno limiti: c’è chi assicura di realizzare “un parco divertimenti con vergini negre”.

L'Italia divisa in due del 1948 è rappresentata da Giovanni Guareschi con i personaggi dei suoi racconti su "Candido": don Camillo e Peppone, parroco e sindaco di Brescello

Intanto Palmiro Togliatti, leader del Pci, lascia la moglie e va a vivere con una giovane parlamentare comunista emiliana, Nilde Iotti. Si canta: “Con De Gasperi non se magna” e sulle arie da osteria si passano in rassegna “i ministri democristiani, attaccati ar portafogli, affamati come cani”. Però Aldo Fabrizi, Anna Magnani e Roberto Rossellini annunciano il voto a favore dei democristiani. I fratelli De Filippo si dichiarano anticomunisti. La Doxa prevede la vittoria della Dc con il 45%. Fa centro. Lo scudocrociato arriverà quasi al 49, il Fronte popolare sfiora il 31%. Su mille parlamentari, però, solo 41 sono le donne alla Camera e appena 4 al Senato. Claudio Villa prende in giro un immaginario onorevole Bricolle di Gioia del Colle, tutto paludato e salutato con "Eccellenza".

Gino Bartali, con la sua vittoria sull'Izoard, disinnesca l'insurrezione civile che l'Italia rischia nel luglio 1948 a causa dell'attentato a Togliatti

L’attentato a Togliatti del 14 luglio fa tremare l’Italia. Il leader del Pci sopravvive a quattro pallottole. Dal letto dell’ospedale invita a non perdere la testa e a stare calmi. Ma non lo ascoltano: “In Italia in quei giorni è sospesa l’autorità dello Stato”, spiega Pittalis. La conseguenza è il primo sciopero generale della Repubblica, che blocca il Paese e causa decine di morti. I giornali non escono per due giorni, tranne l’Unità. Ma il 15 luglio Bartali vince sull’Izoard. Coincidenza o realtà, l’Italia festeggia e il rischio della guerra civile passa in secondo piano. De Gasperi – raccontano le indiscrezioni – gli aveva telefonato la sera prima, descrivendogli il clima italiano: “È meglio se vince il Tour de France”, lo consiglia. Forse lo ascolta oppure era destino: Bartali infila una serie di vittorie, sette, che nessuno imiterà più. Vince il Tour a 34 anni, dieci anni dopo la prima vittoria. Sarà ricevuto anche dal Presidente Luigi Einaudi che gli vorrebbe consegnare una coppa per celebrare l’impresa: “Invece della coppa – gli risponde in campione – c ci abbassi le tasse”. Ma Einaudi allarga le braccia e scuote la testa: quell’obiettivo è fuori dalla sua portata.

L’ultima pennellata è dedicata a Pietro Valdoni, il celebre chirurgo che ha operato e salvato Togliatti. Gli invia un conto salato. Il leader del Pci paga, ma aggiunge acido: “È denaro rubato”. Gli risponde Valdoni con una battuta: “Grazie, non mi interessa la provenienza”.

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