A colpo d’occhio
25 Dicembre Dic 2018 0906 25 dicembre 2018

Un giallo alla Elena Ferrante a Vicenza: un misterioso autore con i sui libri ha coniato 17mila aforismi

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I celebri libri di Elena Ferrante: un "giallo" letterario che appassiona. A Vicenza esiste un autore sconosciuto che da anni pubblica e regala i suoi libri a destinatari che non si conoscono (quasi) fra loro

È il giallo di Natale a Vicenza. C’è una Elena Ferrante tutta vicentina che sforna libri restando anonima. Duecento pagine di aforismi ciascuno, mica scherzi. Finora ne ha coniati 17 mila, roba da Guinness dei primati. No, non vende i suoi libri. Li regala a destinatari che restano (quasi sempre) all’oscuro l’uno dell’altro. Solo chi scrive ha collegato i diversi anelli della catena. Il misterioso scrittore che alimenta il “giallo di Natale” si rifà vivo, puntualmente, all’avvicinarsi delle feste. È un giallo ma non è un “colpo” perché non c’è nessun reato. E non c’è neanche un colpevole, perché l’autore resta sconosciuto. A vederla al contrario, anzi, si tratta di un arricchimento (neppure indebito) che il donatore procura al prossimo, almeno sotto il profilo della conoscenza. Anche se non tutti gradiscono. Al quinto libro in quattro anni, con i suoi 17 mila pensieri ha centrato un record mondiale. Se Hercule Poirot abitasse tra corso Palladio e piazza Matteotti sicuramente le sue “piccole cellule grigie” sarebbero già al lavoro per smascherare l’autore di queste donazioni di libri che sono recapitati nelle case di alcuni vicentini. Quanti? Nessuno lo sa. Più di dieci, meno di mille. E comunque parecchie migliaia di euro per l’autoproduzione editoriale li ha spesi.

GLI INDIZI DEL “GIALLO”. Mettiamo in ordine gli indizi di questo giallo, trasformandoci in Poirot, Montalbano, l’ispettore Barnaby o quello che volete. E cominciamo con i tempi: la vicenda va avanti da cinque anni, con identiche modalità. Al centro di tutto c’è un libro di aforismi, riflessioni sulla vita, piccoli pensieri sparsi che arriva nella cassetta della posta dell’interessato. È recapitato a mano. Nessuno lo vede infilare la busta. Evidentemente i destinatari sono scelti con cura: di sicuro nella lista ci sono giornalisti, attori, professori, scrittori, ma anche bariste. Tutti appassionati di scrittura e naturalmente lettori, addetti ai lavori di varia intellettualità locale. In passato il libro-dono era avvolto da un sacco nero delle immondizie, quest’anno no. In ogni caso un post-it giallo scritto a mano indica il nome del destinatario e anche quello del mittente, quasi sempre del sesso opposto. “A Mario Rossi da Marianna”, per dire. Ma quest’anno ha cambiato: si firma con tutti “Macario”.

"Pappataci" è l'ultimo libro misterioso: conta 3.400 aforismi

UN AUTORE SERIALE. Lo scrittore-filosofo è spuntato sulla scena nel 2014 con l’edizione di “Zolfanelli, nequizie e turpitudini”, firmate da Il Burgravio, senza indicazioni di stampatore ma con una frase in quarta di copertina: “Per un mondo più ingiusto - Riedizioni”. L’appuntamento è proseguito ogni Natale con altri titoli: due anni fa toccò a Il Triganiere firmare “Minima rectalia”, con indicazione “Per una Beozia liberata – Disedizioni”. Il riferimento del titolo è, naturalmente, a “Minima moralia” di Theodor W. Adorno: contiene 3.600 aforismi più l’annuncio dell’edizione imminente di “Logofagia ed Elektrozen”, naturalmente di pura invenzione. Quest’anno il libro arrivato nelle case di molti vicentini si intitola “Pappataci”, ha duecento pagine, ed è edito – così si legge in copertina – dalle TransEdizioni dei Fratelli Trucibaldo e Pungilupo. Come si capisce, siamo nel terreno del falso più smaccato. Autore del volume è Il Vespillone, nome dietro al quale non si sa chi si nasconda. I precedenti di scrittori che hanno assunto un nome d’arte sono molti e illustri: Aron Ector Schmitz, ebreo triestino, è diventato celebre come Italo Svevo, Henry Beyle era il vero nome di Stendhal, Carlo Collodi, papà di Pinocchio, in realtà faceva Lorenzini di cognome.

Due libri pubblicati con migliaia di aforismi: l'autore si firma con uno pseudonimo sempre diverso

ELENA FERRANTE IN SALSA VICENTINA. Chi sia negli anni Dieci del Terzo Millennio questa Elena Ferrante vicentina per il momento resta un mistero. Ma qualche indizio traspare. Anche quest’anno sforna una quantità impressionante di aforismi: “Pappataci” ne contiene più o meno 3.400. Qualcuno efficace, qualche altro meno. Aprendo a caso Minima rectalia: “Vendo amore usato in buono stato”. “Finché qualcuno ci vuole bene, restiamo bambini”. “Preoccuparsi è facile, basta pensare”. “Mai capito cosa possa esserci di così intimo in Carinzia”. “Non bisogna vergognarsi di vergognarsi. È salutare”. “Cortesia, fine maniera di mantenere una distanza”. “A costo si soffrire, io sarò felice”. “Ma che colpa ne ho? Dio ha voluto farmi così, o no?”. “L’ottimismo mi deprime”. Dai Pappataci: “Per non litigare, a volte converrebbe non avere opinioni”. “Rovigo: una stazione ferroviaria che manco Cerignola”. “La perversione è la noia che si mette il Borsalino”. “Salve, mi dia un antivirus contro i rompicoglioni”. “Con il vostro permesso, esisto”. “Il ricordo ci rende conservatori”. “Il giorno in cui riuscissi a superare me stesso, dovrei innalzarmi un monumento”.

Il professor MIchele Cortelazzo, assieme ad Arjuna Tuzzi, all'interno di un'indagine internazionale su 150 volumi ha esaminato i libri di Elena Ferrante e di Domenico Starnone, trovando moltissimi elementi di identità

IDENTIKIT DELLAUTORE. Chi è l’autore? Molto probabilmente è un uomo, visto lo stile. Di sicuro è un appassionato di libri e giochi di parole, un parodista anche se i suoi non sono libri umoristici, perché attraverso gli aforismi vuol far riflettere. Ha una buona capacità di scrittura e di inventiva, e deve avere almeno cinquant’anni: oltre al riferimento ad Adorno (filosofo celebre negli anni Sessanta e Settanta) in esergo del libro di quest’anno c’è il riferimento a un testo (apocrifo) di Gepy and Gepy, che nonostante il doppio nome fu un cantante di un certo successo negli anni Settanta. Si chiamava in realtà Giampiero Scalamogna, è morto otto anni fa ed era paragonato non solo per il fisico imponente a Barry White e a Demis Roussos. Fu anche produttore di Ornella Vanoni.

Il libro ha una fantasiosa indicazione nell’ultima pagina, secondo la quale il volume è stato “Stampato su carta pecudina presso le Segherie mentali Ribakoff”, con tanto di simbolo di un uomo che corre e la scritta “Nec stat nec fugit”. L’autore del disegno di copertina invece è indicato come Mifune Toshiro: anche in questo caso è un fake, perché il nome è quello dell’attore hollywoodiano star dei film di Akira Kurosawa, morto ventuno anni fa. È un altro indizio a favore dell’età matura dell’autore, che è quasi sicuramente un uomo a giudicare dallo stile di scrittura.

Quello che colpisce è la mole del lavoro: mettendo assieme i libri pubblicati e regalati dal misterioso autore, si ottiene la bella cifra di 17mila aforismi, che rappresentano un caso unico (altro che Oscar Wilde e Albert Einstein, ammesso che Einstein abbia firmato tutte le frasi che gli attribuiscono) e comunque è una faticaccia solo crearli e scriverli.

ANALISI SCIENTIFICO-LETTERARIA. Per avere ulteriori certezze sul giallo bisognerebbe convocare a Vicenza il professor Michele Cortelazzo, italianista dell’università di Padova e accademico della Crusca. Proprio lui assieme ad Arjanna Tuzzi, attraverso un’indagine scientifica internazionale, che ha esaminato 150 libri di 40 autori, ha individuato (smascherato?) moltissimi indizi rivelatori, cioè parole ricorrenti nei libri di Elena Ferrante e dello scrittore napoletano Domenico Starnone, che lui ritiene il vero autore che si nasconde dietro quello pseudonimo. Per ora Il Vespillone non ha ancora un’identità scoperta, ma l’indagine prosegue…

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