A colpo d’occhio
6 Marzo Mar 2019 2313 06 marzo 2019

Caramelle non le vogliono più, neanche sul treno l'8 marzo

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Forse si può risalire all’autore, uno spin doctor che ha comunque bisogno di una vacanza per far riposare il cervello dopo lo sforzo titanico. Perché e come gli sia venuta in mente l’idea, invece, resterà un mistero celato nelle sue sinapsi. Come si possa pensare di festeggiare le donne e l’8 marzo regalando una caramella al limone è una genialata al cui confronto L’ultima cena è un murale venuto male e Leonardo un imbianchino. Che l’autore di questo acuto mentale sia un genio è provato. Sosteneva Silvio Ceccato, padre dei cibernetici italiani: “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può”. E il Nostro solo questo può.

A dirla tutta, però, non è solo colpa del copywriter, comunicatore o creativo che sia. Lui scrive testi, s’inventa iperboli, tritura metafore e si arrampica sul sillogismo. Poi ci sono i dirigenti, i direttori marketing e avanti senza tregua, più sù, fino agli amministratori delegati che approvano e finanziano. Possibile che a Trenitalia nessuno abbia avuto un dubbio? Evidentemente no, perché il regalo alle donne italiane è scritto con linguaggio fra l’ufficiale e il pubblicitario sul sito dell’azienda, quella stessa che ha pure il tricolore nel logo, anche se dopo questo exploit dovrebbe lasciar perdere il bianco e il verde per concentrarsi solo sul rosso-vergogna. Così l’ideona è servita. Eccola: sui Frecciarossa l’8 marzo le donne che viaggiano in executive, oppure acquistano un menu gourmet, si recano al bar o al ristorante, avranno come regalo una caramella al limone di una pregiata azienda. Solo perché la caramella alla mimosa non l’hanno ancora inventata. Una caramella in regalo, sia chiaro, e non un fiore, che sarebbe stato un bell’investimento, d’accordo, ma assai più elegante. E con un utile di mezzo miliardo di euro (dato 2017) magari uno sforzo in più ci poteva anche stare.

Va bene, non spendiamo: meglio un treno in più che un fiore. Uno dura, l'altro tanto appassisce. Ma allora vogliamo ragionare al contrario? Stando al claim niente caramelle-premio se sei una pendolare e quindi ti accontenti del regionale, oppure se prendi il Frecciarossa ma vuoi risparmiare e non viaggi in prima classe; niente caramella in regalo se non vai a bere un caffè o a mangiare un panino in treno. Insomma, l'8 marzo non è uguale per tutte.

Paolo Conte avvertiva la donna che stava entrando nella sua vita “con una valigia di perplessità” che poteva offrirle al massimo un Gelato al limone in attesa che passasse l’estate, non quella delle passioni. Quella valigia pesante di perplessità a Trenitalia devono cercarla su qualche Frecciarossa l’8 marzo. Saranno in parecchi a portarsela dietro. E qualcuno in azienda vada a cantare a chi abita i piani alti quella splendida canzone di Mina e Alberto Lupo (la parodia eseguita dalla stessa Mina con Adriano Celentano è migliore anche dell’originale) intitolata Parole, parole in cui la donna resiste alle lusinghe del maldestro corteggiatore e lo manda al diavolo con cinque parole: “Caramelle non ne voglio più…”. Era il 1972, il divorzio era appena diventato legge e le donne sfilavano in corteo per i loro diritti. Erano stanche allora delle caramelle, figuriamoci oggi, quarantasette anni dopo. A Trenitalia non viene il dubbio di essere fuori dal tempo e magari anche lontani dal buon senso?

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