A colpo d’occhio
29 Marzo Mar 2019 1831 29 marzo 2019

Se di buoni pompini vuoi usufruire... chiedi a De Luca

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“Se di buoni pompini vuoi usufruire, a San Fratello devi venire”. È la frase che apre la pagina Facebook di Cateno De Luca, 47 anni, già consigliere regionale, dal giugno scorso sindaco di Messina, a capo di un raggruppamento civico che ha sconfitto la lista di centrodestra. Già l’attacco del pezzo, il lead si sarebbe detto una volta, diciamo che è inusuale. Meglio, assomiglia a una pubblicità da sito porno. Nel resto del web appare come uno schiaffo al buon gusto, una volgarità, con tanti saluti anche al rispetto delle donne. La narrazione, come si ama descriverla oggi, alla Baricco way, è tanto più scioccante in quanto la pagina si apre con foto del Nostro e dell’assessora Dafne Musolino in corsa per le europee di maggio. "Più Sud in Europa". Al centro troneggia il logo di Forza Italia. I collegamenti che nascono in mente sono quanto meno spiacevoli.

Superato lo shock iniziale, si arriva alla seconda riga. E lo stupore, o il disgusto, aumenta: “Sindaco metropolitano, per ora le nostre donne sono impegnate a fare pompini: così ha esclamato il mio collega sindaco di San Fratello!”. Le virgolette non ci sono, quindi si capisce solo alla terza riga che sta parlando qualcun altro, quando è scritto: “Io mi sono imbarazzato...”. Al di là della sintassi Cateno, quindi, prende le distanze. Del resto, laureato in giurisprudenza e dirigente d’azienda, è un uomo di valore e di principi: l’avrebbero dipinto così a Stratford upon Avon. Ma il suo interlocutore, che è Sidoti Pinto, medico, 65 anni, sindaco di un paese di 3.600 abitanti nel Messinese, San Fratello appunto, insiste: “Vuoi vedere come si fanno i pompini? Aggiunge ancora il mio collega sindaco. Ed io, mentre volevo sprofondare, rispondo: collega, veramente siamo di passaggio, magari sarà per un’altra volta...”. “Allora te li faccio assaggiare al palazzo Municipale come finiamo la riunione, insiste ancora il mio collega”. Più che nel porno, qui piombiamo direttamente nel trash. Se questo è un sindaco dovrebbe chiamarsi Cetto Laqualunque, con tanto di gessato viola.

Fermi. Qualcosa non torna. Qui tutto è troppo. Succede come per le fake news: troppo belle per essere vere. E infatti non lo sono mai. All’undicesima riga del suo post, infatti, Cateno svela il gioco di parole: “I pompini sono dei biscotti tipici con l’uovo sodo che si fanno nel periodo di quaresima. Pompini deriva da pompa, cioè dal fare una grande cosa da cui anche pompa magna. Vi invito a venire qui ed assaporare i pompini di San Fratello. Grazie per tutti i pompini che mi avete regalato!”. E, orgoglioso e sollevato dopo aver ripetuto la parola pruriginosa per tre volte in una riga e mezzo, pubblica la foto dei biscotti, soddisfatto di aver attirato l’attenzione e magari anche dei voti per la sua assessora Dafne.

Passiamo sopra sul gioco di parole che avrebbe fatto arrossire Lino Banfi, Bombolo e Alvaro Vitali. Lasciamo perdere l’etimologia del nome dei biscotti, così come l’ha raccontata, che trasuda purezza e ingenuità. In fatto di doppi sensi, la memoria torna al celebre titolo sportivo di alcuni decenni fa: “Pompini a raffica, Sanmargheritese ko”: due gol di Stefano Pompini del Fiorenzuola offrirono al titolista l’occasione per scrivere quella battuta che sognava da sempre. Tecnicamente corretta, ma da sghignazzata solenne. E il calciatore dal cognome imbarazzante diventò un caso nazionale, con la Gialappa’s di Mai dire gol in visibilio.

Sempre in tema di titoli diventati un must, va ricordata pure la locandina del Corriere Adriatico (anche questa facilmente rintracciabile sul Web) che realizza il sogno di ogni cronista: “Imprenditore cinese scomparso, è giallo”.

Ma la scelta di Cateno in campagna elettorale è un’altra cosa: del tutto gratuita, di poco stile e sicuramente senza vantaggi. Davvero Forza Italia non ha altre idee per convincere gli elettori da ricorrere a questi mezzucci? Certo, Berlusconi ama le battute e le barzellette, ne ha fatto un uso smodato nei suoi comizi. Ma quella stagione è passata, a riproporla adesso suscita solo un sorriso di compatimento, neanche malinconia. O forse la spiegazione è un’altra: non sarà mica il cognome, De Luca, che porta in sé il Dna dell’eccesso, il gene dell’esagerazione, il seme di voler essere sopra le righe a ogni costo? Maurizio Crozza, sono pronto a scommettere, la vedrebbe così. E noi ridiamo, sì, ridiamo per non piangere.

Cateno De Luca, sindaco di Messina, con i biscotti di San Fratello
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