A colpo d’occhio
11 Aprile Apr 2019 0913 11 aprile 2019

"Così la Germania ha voluto il cadavere della Popolare di Vicenza"

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La copertina del libro, in uscita il 16 aprile, che racconta per la prima volta in modo completo il crack della Banca Popolare di Vicenza. Sarà presentato lunedì 15 nella sede della Biblioteca Bertoliana a Vicenza

LO SCALPO DELLA BANCA. Una delle frasi chiave si trova a pagina 245: “La sensazione è che si voglia il cadavere di una banca italiana”. Le parole sono pronunciate il 29 agosto 2015 da Emanuele Gatti, capo degli ispettori della Bce, a Francesco Iorio, consigliere delegato di una Popolare di Vicenza nella bufera, sotto schiaffo della Banca centrale europea e sotto inchiesta della Procura. Proprio Iorio aveva chiamato Gatti, esattamente alle 22.17, preoccupato delle intenzioni di Daniéle Nouy, austera e inflessibile capessa della Vigilanza Bce. La risposta di Gatti è netta: “So già tutto. C’è stata una manovra breccia della signora Nouy, di una scorrettezza unica. Sono costantemente in contatto con i colleghi di Roma, che faranno il possibile. La Nouy è molto fiscale. La sensazione è che si voglia il cadavere di una banca italiana”. E il giorno dopo, 30 agosto, Gatti appare ancora più convinto: “A mio avviso la Nouy ha deciso di prescindere dal risultato dell’ispezione”. Vuole lo scalpo della banca vicentina.

Banche venete, un crack da 12 miliardi di euro. Per la prima volta la dissoluzione della Popolare è raccontata in modo completo, con tutti i retroscena.

Ario Gervasutti, già direttore de "Il Giornale di Vicenza", oggi è caporedattore de Il Gazzettino di Venezia

COLPO MORTALE ALL'ECONOMIA VENETA. Questo è il punto centrale del libro, in uscita martedi 16 aprile, che Cristiano Gatti e Ario Gervasutti dedicano al crack della banca vicentina: l’hanno intitolato Romanzo imPopolare (Aviani e Aviani editori) che con un gioco di parole fa il verso più che al film di Monicelli del 1974 a quel Romanzo criminale che racconta la storia della banda della Magliana. Il sottile dubbio che insinuano è preciso: c’è una banda dietro il crack delle banche venete, che tra Popolare di Vicenza e Veneto banca ha bruciato 12 miliardi di euro e ha richiesto provvedimenti del governo per 17 miliardi? I due autori non parlano di banda, certo, ma il dito non è puntato solo e soltanto contro chi ha amministrato l’istituto; è puntato, ad esempio, contro le autorità europee di Francoforte. Spiega Gervasutti: “Volevano il cadavere di una banca per dare una lezione all’Italia perché gestiva il settore bancario un tanto al chilo. Quale migliore situazione di questa? Allo stesso tempo è stato inferto un colpo mortale a un’economia, quella veneta, che dava fastidio alla Germania”.

Cristiano Gatti pr vent'anni è stato inviato ed editorialista de Il Giornale. Adesso scrive per il Corriere della Sera

GIORNALISTI D'ESPERIENZA. I due autori hanno profonda esperienza giornalistica. Cristiano Gatti, 62 anni, è stato inviato ed editorialista de Il Giornale per vent’anni, dal 1994 al 2015. Autore di quattro romanzi, oggi scrive per il Corriere della Sera. Ario Gervasutti, 56 anni, è stato pure Caporedattore al Giornale di Montanelli, è passato al Gazzettino di Venezia come inviato, è stato direttore de Il Giornale di Vicenza dal 2009 al 2016; attualmente è caporedattore de Il Gazzettino. In quasi 330 pagine Gatti e Gervasutti ricostruiscono, per la prima volta in modo completo, il quadro di una vicenda straziante per 120 mila azionisti nel Vicentino. Ci riescono ricomponendo un gigantesco e complicato puzzle grazie a una mole impressionante di documenti, la gran parte inediti: hanno ascoltato centinaia di ore di intercettazioni, hanno raccolto testimonianze, letto migliaia di verbali e interrogatori, quantificati in due milioni di pagine di atti. In pochi, pochissimi le hanno lette tutte, oltre ai pm dell’inchiesta. Ne è uscito un libro che del romanzo ha solo la forma dei dialoghi (perché il loro contenuto è documentale e testuale) e il ritmo del racconto, incalzante e brillante.

Con il fallimento della banca è stata data una lezione all'Italia e inferto un duro colpo all'economia veneta che dava fastidio alla Germania

IL RUOLO DI BANKITALIA E QUELLO DELLA BCE. Un momento. È possibile, mentre è in corso ancora un processo per il crack della Popolare e quindi le responsabilità non sono accertate, sostenere e credere a una teoria complottista della Bce, cioé della Germania, contro l’Italia? Non è troppo facile, scontato, perfino banale? “Non era nostra intenzione fare un processo parallelo. Non ci interessano i responsabili, ma i ruoli di ciascuno. E quello che raccontano i documenti – risponde Gervasutti – è chiaro ed evidente. Non ci preme trovare il colpevole. È un vizio che ci portiamo dietro da piazzale Loreto: ognuno si libera del peso della propria responsabilità trovando un capro espiatorio. E fino ad oggi anche noi giornalisti ci siamo limitati a questo”. E i ruoli emergono da quella che Gervasutti definisce una “tempesta perfetta” scatenatasi attorno a una banca, la Popolare di Vicenza, che un tempo era un gioiello. Protetta dalla Banca d’Italia, era assurta a dimensione nazionale: settimo istituto del Paese, è stata uno degli azionisti di riferimento della Bnl, operazione che aveva portato nelle casse 600 milioni di euro, una delle più brillanti che avevano lanciato Gianni Zonin (presidente dal 1996 al 2015) nel gotha dei banchieri italiani. Ma in pochi anni, dal 2012 al 2015 l’istituto è travolto dalla crisi: quell’azione che inorgogliva i vicentini, valutata 62 euro precipita a pochi centesimi. Perché? “Dopo la crisi del 2008 – spiega Gervasutti – la banca ha proseguito a sostenere le aziende, scommettendo che il periodo drammatico sarebbe durato cinque anni. E invece, più o meno, ci siamo ancora dentro. Dal canto suo la Banca d’Italia ha utilizzato la Popolare come un tappeto sotto il quale nascondere la polvere: la spingeva a comprare altri istituti in crisi. Nel libro si racconta anche l’incontro di Zonin con Boschi, per acquistare Banca Etruria”. Detto per inciso, aggiunge Gervasutti, se il governo oggi ce l’ha tanto con Bankitalia ha anche qualche ragione.

La sede della Banca Popolare di Vicenza: era il settimo istituto di credito italiano. Ora, assieme a Veneto Banca, è stata acquistata da Intesa Sanpaolo per cinquanta centesimi di euro ciascuna

I FONDI LUSSEMBURGHESI. La tempesta si scatena quando nel 2014 cambiano i controlli sul sistema bancario e passano da Bankitalia alla Bce: “Non è un mutamento di poco conto – sottolinea Gervasutti – perché c’è una differenza sostanziale. Fino ad allora erano stati risolti i problemi delle banche come per le popolari tedesche, attraverso iniezioni di miliardi di euro da parte dello Stato. Poi cambia la norma e alle banche italiane questo salvataggio finanziato con i soldi pubblici viene impedito. Non solo. Sono stati creati gli stress test per sentenziare: la banca non ce la fa, non ha mezzi sufficienti. Per forza! Non ce la farebbe neanche un privato a rifondere un mutuo dall’oggi al domani”. Dal libro emerge in tutta la sua chiarezza anche il fenomeno delle operazioni baciate: prestiti in cambio dell’acquisto di azioni. Ma se queste operazioni sono valutate in 200 milioni, ce ne sono altre, meno conosciute, legate e gestite da fondi lussemburghesi valutate molto di più, ben 350 milioni. E su queste ha indagato la Guardia di Finanza di Roma, che ha pure consegnato un rapporto alla magistratura: “Ma il libro non è un processo parallelo – insiste Gervasutti – Lo ripeto: la nostra preoccupazione è quella di accertare i ruoli. E allora bisogna dire che oltre a Zonin hanno avuto un ruolo i funzionari della banca, mai indagati, i cittadini, la politica, gli azionisti (bravi a incassare, ma scappati quando invece hanno avuto bisogno le banche), la politica nazionale, i governi Renzi e Gentiloni, la stessa Unione europea e fino alla commissaria Margrethe Vestager, come ha confermato una recente sentenza del tribunale europeo che afferma che la Ue ha sbagliato con le banche italiane”.

PUO' ACCADERE ANCORA. Proprio di questo parla l’ultimo capitolo: dopo 325 pagine dedicate ai fatti, le ultime cinque rappresentano una riflessione degli autori. Insomma, un commento separato dalle notizie. Intitolate A ciascuno il suo rappresentano un promemoria per molti che hanno avuto un ruolo in questo terribile crack, informazione compresa, e magari se le sono dimenticato. È citato l’economista Marco Vitale che di fronte alla Commissione regionale veneta sui crack bancari sintetizza: “Se si continua a pensare che la soluzione finale del giallo è qualcuno ci ha fottuto, la situazione si ripresenterà”. Come recita il sottotitolo del libro: un territorio è stato spolpato e può accadere ancora.

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