Americanos43
8 Dicembre Dic 2017 2215 08 dicembre 2017

Il Brasile ricomincia a correre

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L’economia del Brasile ha ripreso a correre; e la recessione – la piú profonda della storia verdeoro – é ormai un ricordo. Il Paese sudamericano non é soltanto uscito dalla cosiddetta recessione tecnica, ma alcuni segnali fanno pensare che sia alle spalle anche l’arcinota crisi, che ha colpito il tessuto produttivo negli ultimi anni.

Una frenata del prodotto interno lordo (pil), che ha iniziato a manifestarsi nell’aprile 2013: prima quindi della lunga fase delle proteste di piazza contro il Governo di Dilma Rousseff, inaugurate nel giugno di quello stesso anno. Le difficoltá si sono protratte – incrociandosi con gli scossoni politici – sino alla fine del 2016; e secondo buona parte degli analisti, hanno colpito duro fino all’aprile scorso. Poi la ripresa.

Non che in questi anni il Gigante latinoamericano sia stato a guardare, beninteso. Nonostante le difficoltá del settore edilizio – il piú danneggiato dalla crisi – sono apparse nuove perle dell’ingegneria civile, oltre a grattacieli avveniristici, a impreziosire gli skyline delle megalopoli della costa atlantica. E ció senza considerare i progressi nel campo delle comunicazioni e della tecnologia: dall’uso intensivo dell’applicazione Uber, all’impiego massiccio del braccialetto elettronico. E che dire del parco macchine? Non solo moderno, specie se confontato ai veicoli circolanti in Italia, e non solo caratterizzato da vetture di grandi dimensioni; ma anche molto variegato, per quanto riguarda le case costruttrici.

Lontani i tempi in cui tutto era centrato sul derby tra Volkswagen Gol e Fiat Palio, la Toyota Corolla era roba da ricchi, e l’Hylux da sboroni. Cosí adesso la combinazione di inflazione sotto controllo, costo del denaro in caduta libera, e ripresa dell’occupazione, dá un forte impulso ai consumi e all’indice della fiducia delle imprese. Si stima infatti che la corsa dei prezzi si assesti per quest’anno al 2,8 per cento: il livello piú basso negli ultimi diciannove anni. E useremo parole piú roboanti per il tasso d’interesse, che giorni fa la Banca centrale ha ridotto dal 7,5% annuo al sette: si tratta del valore piú basso nella storia del Paese, (secondo alcune fonti, il costo del denaro potrebbe essere abbassato ancora, a febbraio).

Sul fronte occupazione, c’é da fare ancora; comunque l’ultimo trimestre analizzato fa registrare una sensibile diminuzione dei senza lavoro: dal 12,8 al 12,2 per cento. E veniamo al pil, che per l’anno in corso si prevede in crescita dello 0,8% (se le proiezioni ufficiali parlano ancora dello 0,7%, i piú ottimisti prevedono che si tocchi quota uno). Per il 2018 invece si dovrebbe raggiungere un tranquillizzante 2,8 per cento. I rischi potrebbero derivare dalle tensioni elettorali, oppure da quelle politiche, (specie quelle centrate sulla riforma previdenziale, in questi giorni in discussione alla Camera dei deputati).

L’evenutale emanazione della legge – che rivede il regime pensionistico pubblico – é avversata da molti settori della societá civile: va verso un sistema piú rigido, per la concessione del beneficio. La riforma ha tuttavia il merito di ridurre i privilegi eccessivi dei funzionari pubblici, a beneficio degli impiegati del settore privato; senza considerare che entrerá a regime completo solo nel 2038. Il Governo dell’impopolare Michel Temer prevede che in caso di mancata approvazione si potranno ripresentare tensioni sui mercati. E qualche nube – sul fronte della svalutazione del real – giá si é intravista.

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