Americanos43
16 Gennaio Gen 2018 0028 16 gennaio 2018

No allarmismi, ma in Brasile c’é la febbre gialla

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Il rapporto pubblicato poco fa dall’Organizzazione panamericana della sanitá – organo dell’Organizziazione mondiale della sanitá (Oms) – non lascia spazio a dubbi. In Brasile sono di nuovo in crescita i contagi umani per il virus della febbre gialla, e mancano i vaccini per immunizzare la popolazione interessata.

Il fenomeno non riguarda solo il Paese sudamericano: dal 2016 é l’intero Subcontinente latinoamericano a far registrare il record di contaminazioni, da decenni a questa parte. E ció si deve sia all’ecosistema favorevole, sia alla scarsa immunizzazione della popolazione.

Si segnala tuttavia che, dal 13 dicembre, é stata solo la Nazione verdeoro a far registrare nuove positivitá. L’epidemia detta «del 2017» – iniziata invero nel dicembre 2016 – é stata contrassegnata da 777 casi e 266 morti (sino allo scorso agosto); ed é stata dichiarata come debellata, nel settembre 2017. A questa fase critica hanno fatto seguito dei mesi, caratterizzati da un basso livello di trasmissione. Poi peró l’elevato numero di scimmie infettate ha sorpreso gli operatori; cosí lo studio raccomanda che nelle aree interessate alla circolazione del virus, si dovrebbe vaccinare almeno il novantacinque degli abitanti.

Il risorgere dell’epidemia ha sconvolto soprattutto le popolazioni della Regione Sudeste: specie gli abitanti dello Stato di São Paulo, protagonisti di lunghe file per vaccinarsi. Nel corso di quest’anno, infatti, vi sono state confermate undici morti per febre amarela, (che peró potrebbero anche risalire al 2017). Il virus sta circolando nelle intere Regioni Nord e Centro-Ovest, oltreché in vaste aree del nominato Sudeste, del Sud e del Nordeste. E proprio nel Nordeste, si notano le situazioni piú varie: il Maranhão é completamente coinvolto, mentre Bahia non presenta circolazione virale, ma é in allerta perché possiede tutte le condizioni per un’eventuale epidemia.

Le Autoritá invero cercano di evitare allarmismi, facendo notare che, in Brasile, l’ultimo caso di febbre gialla a trasmissione urbana risale al 1942. Le infezioni successive sono invece da imputare alla febbre gialla a trasmissione silvestre. Ovviamente si tratta dello stesso virus; tuttavia nella trasmissione silvestre si verifica che una zanzara vettore – Sabethes, oppure Haemagogus – punge una scimmia infettata, e quindi un uomo. Nella trasmissione urbana, la responsabile é invece l’ormai nota – e famigerata – Aedes aegypti, lo stesso vettore di zika e dengue. In questo caso, la zanzara punge un uomo infetto, e quindi un’altra persona, trasmettendo la malattia.

Si tratta di una patologia che solleva atavici timori, anche per via del decorso sintomatico ingannevole. Dopo una breve fase di incubazione, che va dai tre ai cinque giorni, iniziano a sorgere dei sintomi: che sono sí acuti, ma non troppo diversi rispetto ad altre sindromi influenzali. E per otto pazienti su dieci tutto finisce qui. Per gli altri invece inizia un decorso di sensibile miglioramento, cui peró segue un grave peggioramento: che é contrassegnato da itterizia, insufficienza renale ed epatica, ed emorragie. Un quadro clinico che puó portare alla morte, tenendo anche conto che non esiste una terapia mirata per la patologia.

Intanto si discute sull’opportunitá di ricorrere al vaccino frazionato (che offre un’immunitá di soli otto anni, anziché per tutta la vita), e si sperimentano gravi limitazioni per i viaggi internazionali: sono ormai 135 i Paesi che richiedono il Certificato internazionale di vaccinazione.

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