Americanos43
8 Maggio Mag 2018 2129 08 maggio 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano - 1

  • ...

Ecco una rassegna delle leggende e dei miti del sertão del Brasile. Prendendoci qualche licenza geografica, e riportando anche le fiabe di altre regioni, che possono comunque destare interesse. Iniziamo dal racconto “Il carro caduto”, che rimanda alla religiositá delle popolazioni, al loro timor di Dio, alle difficoltá delle condizioni di lavoro.

La storia é narrata con l’artificio usato da João Guimarães Rosa. In pratica c’é il vecchio che racconta al signore colto venuto dalla cittá, in un linguaggio molto riverente.

Il carro caduto

Un povero carrettiere nero – ed esperto delle melodie africane dei suoi avi – proveniva dal centro rurale di Aldeia Velha in Pernambuco. Il veicolo faceva un rumore molto molesto, nonostante il grasso e il carbone sulle ruote: strideva come una padella che cuoce, senza sosta. Sua Eccellenza, ha mai sentito il rumore della gente che trasporta valigie? Ecco, proprio cosí. Il carrettiere si chiamava João come, era mio omonimo. A un certo punto si sdraió sulle tavole del carretto, mentre i buoi proseguivano da soli; e le sue ascelle spagliavano sudore, come una macaxeira che viene spremuta. Stava trasportanto una campana presso la cappella del paesino di Estremoz.

Dove tutti si erano riversati di fronte alla Chiesa – come uno sciame di api – in attesa del sacro oggetto di bronzo, e del suo esordio sul campanile. Jõao ogni tanto si svegliava – c’era la luna piena – e dava un bel colpo ai buoi, con la sua sbarra di ferro. «Ehi Guabiraba, ehi Rompiferro, ehi Manezinho». Dottore, ha mai visto una moneta d’oro in un catino di lamine di ferro? Cosí era la luna in cielo. João guardó il cielo come farebbe un giaguaro o un gatto selvatico, poi peró gli prese un gran sonno, mentre il carro procedeva. Ma anche i buoi erano stanchi, e camminavano sempre piú a fatica.

Cosí, quando si svegliava vergava nuovi colpi: «Ecco, prendi un’altra botta!». E i buoi riprendevano l’andatura piú veloce, grazie alle vergate. Quindi cominció a cantare un’antica melodia di origine africana, molto triste. Ricordava un canto d’addio: i bovini sembrarono apprezzare, e aumentarono il passo. Peró si addormentó di nuovo, e al risveglio gli animali erano fermi. «Diavolo...», gridó, e li batté molto forte. A quel punto si udí, forte e mortifero, lo stridio di una civetta. João non lo capí, ma la civetta era Dio: voleva avvertirlo che a quell’ora – e sopra tutto trasportando la campana per la casa di Nostro Signore – non doveva pronunciare il nome del Maligno.

Piú tardi peró gridó di nuovo: «Diavolo!». Satana allora parló direttamente dall’inferno: «Chi é che mi sta chiamando?». Ad ascoltare queste parole, il povero João rabbrividí. Cosí, per ingannare la paura, inizió a fischiare. E poi riprese a cantare quell’antica melodia africana, con una voce da far stringere il cuore. Come chi sta salutando tutti. Il sonno peró lo sorprese di nuovo, nonostante la luna piena. Al risveglio, gli animali erano stanchi e belli fermi. «Diavolo...» urló di nuovo. E il Maligno in persona gli sussurró alle orecchie: «Sono proprio qui!». Cosí scaraventó il carro dentro il lago, col povero nero, gli animali e tutto il resto.

Credo che non abbia avuto il tempo di chiamare la Madonna, che forse lo avrebbe aiutato. Tuttavia é ancora vivo sott’acqua, guidando il carro. Sua Eccellenza, é giá passato di qua dopo il primo canto del gallo, durante la Quaresima? Se ci passa, faccia attenzione: canta il carrettiere, stride il carretto, suona la campana, muggiscono i buoi...

Correlati