Americanos43
4 Giugno Giu 2018 2353 04 giugno 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano - 3

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Un’altra leggenda del sertão del Brasile che segnaliamo, é quella del Bicho – homem: un’espressione che traduciamo come “Bestia umana”, giacché bicho qui sta per “bestia”. Si tratta di una serie di racconti tradizionali – trasmessi oralmente – originari dell’arido nord sertanejo dello Stato del Minas gerais.

Del resto anche quest’area fa parte del sertão, sebbene, sbrigativamente, esso venga definito solo come una parte della Regione Nordeste. Tra gli storici e antropologi che hanno raccolto la documentazione sul Bicho – homen, va ricordato in primis il natalense Luís da Câmara Cascudo, classe 1898.

Forse il maggiore intellettuale che abbia mai prodotto il Rio grande do norte – morto nel 1986 – il suo “Contos tradicionais do Brasil” continua ad essere il testo base per conoscere il folklore verdeoro. Questi a sua volta, per tracciare i profili di detta leggenda, fa affidamento soprattutto agli scritti del professor Manuel Ambrósio, risalenti ai primi del Novecento. Questa narrazione – che in certa misura ricorda il mito di Tarzan – é basata sulle tristi e veritiere vicende degli schiavi afrodiscendenti fuggiaschi: almeno quelli che non venivano catturati per essere sottoposti a pene atroci, e che conservavano la libertá vivendo come eremiti tra le selve.

Quando invece i neri fuggitivi si riunivano in gruppi consistenti, e riuscivano a occupare un territorio, si parlava di quilombo, le cui vestigia giungono sino ad oggi; ma questa é un’altra storia. Invero la leggenda é stata alimentata anche dallo spavento provocato dalla vista dei primi treni, a fine Ottocento.

Bicho – homen

Cominciamo dalle caratteristiche fisiche del bicho – homen: tanto alto da sfiorare le fronde degli alberi, forte e feroce, ha un occhio solo, ben piazzato al centro della testa. La sua potenza é tale, che con le mani riesce a sfondare una collina e abbattere gli alberi; ha solo un piede, che forma sul suolo un’orma rotonda: gli antichi lo chiamavano «piede di bottiglia». Le dita e le unghie sono enormi, e vive nascosto tra valli e montagne, prosciugando i fiumi per bere. Ovviamente mangia gli esseri umani, e in particolare si narra di tanti indigeni – cacciatori, boscaioli o raccoglitori di miele – divorati dal mostro.

Si dice che lo inseguirono invano oltre venti cavalieri armati, e che le sue grida animalesche terrorizzavano interi villaggi. Un terrore peraltro alimentato dalle tracce che lasciava dietro di sé: enormi unghiate, solchi sul terreno sporchi di sangue, ciocche di capelli che restavano attaccate ai rami. Cosí nel 1893, presso un villaggio sulle rive del fiume São Francisco, si vide arrivare trafelata un’indigena, che trascinava tre figli piccoli. Aveva perduto la ragione: gridava, chiedeva aiuto, invocava misericordia; e i curiosi del paese la circondarono per conoscere l’accaduto. Raccontó di aver udito un grido sovrumano: gli antenati avevano ragione, stava per arrivare il bicho – homen e con esso la fine del mondo.

I popolani rimasero interdetti e pieni di dubbi, sinché non si udí, sempre piú forte, il fischio di un treno a vapore. Un’altra versione della leggenda, nota come “Il toro e l’uomo”, identifica invece il bicho – homen con l’essere umano. Il protagonista della favola é il toro, che vuole sfidare l’uomo per vedere chi veramente sia piú coraggioso. Il povero animale lo incontra, lo sfida, e si becca subito un colpo di spada sul muso; e cosí, di fronte agli altri animali, racconterá sempre della superioritá dell’uomo sulle bestie.

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