Americanos43
17 Luglio Lug 2018 2348 17 luglio 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 5

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La leggenda che analizziamo oggi é di origine africana, sbarcata appunto all’epoca della schiavitú. Tuttavia ha saputo mettere radici ben salde nell’intero Stato di Bahia, in Brasile: sia nella regione costiera, sia nel cosiddetto sertão baiano, all’interno. Parliamo del quimbungo, una sorta di bicho-papão – in Brasile la personificazione delle paure infantili, l’”uomo nero” – in questo caso, appunto, di colore.

Scendendo nello specifico, l’entitá viene rappresentata sia come un vecchio lupo, sia come un anziano stregone negro, con barba e capelli grigi: sporco, straccione, affamato e con una testa molto grande, é un fantasma che si contraddistingue per avere un grosso buco nel mezzo della schiena.

Insomma una sorta di enorme bocca, che si apre quando si abbassa, e si richiude dopo che torna in posizione eretta: un’apertura che serve – manco a dirlo – per divorare i bambini cattivi, di cui ama la carne tenera. (Secondo altre fonti, un’apertura questa volta verticale si posizionerebbe tra il naso e l’ombelico). Questa figura folclorica non discende da visioni date per vere, ma rappresenta una variazione di altri personaggi fantastici, il cui scopo é imporre la disciplina ai bimbi ribelli, insofferenti a coricarsi di buon ora. Non esiste una sola storia che la riguarda, ma si tratta di un punto di riferimento consolidato della tradizione orale afrobaiana; in particolare di quella senza riferimenti spaziali o temporali, che non pone limiti all’immaginazione.

Come anticipato, la leggenda nasce nel Continente nero, e presso le popolazioni bantu della costa occidentale – ad esempio in Angola – il termine quimbungo significava in primo luogo “lupo”. La parola peró aveva anche un diverso significato, indicando l’”invasore”, e in particolare le orde di predoni provenienti da lontanto, e che invadevano paesi e villaggi per saccheggiare. Si narra infatti di bande che s’impossessavano di donne, bambini e beni materiali, riducendo in schiavitú uomini e vecchi. Chiarita l’etimologia del termine, é facile comprendere perché il quimbungo baiano puó avere natura sia umana sia animale.

Secondo gli antropologi, il mostro brasiliano – di fatto un cannibale – avrebbe ripreso dall’”antenato” africano solo le spaventose fattezze fisiche, e in sostanza l’ispirazione e il modello; le narrazioni che lo riguardano sono infatti genuinamente baiane, mentre appare improbabile che il fantasma, nelle sconosciute leggende africane, si limitasse (come a Bahia) a spaventare i ragazzini disubbidienti. Insomma i baiani hanno fatto completamente proprio il mito: lo dimostra anche la circostanza che non c’é traccia del quimbungo negli Stati di Pernambuco e Sergipe, ove invece nei secoli scorsi i bantu furono deportati in modo massiccio.

Se la leggenda fosse stata genuinamente africana, c’é da credere, avrebbe seguito la popolazione afrodiscendente per l’intero Paese.

Quimbungo

Il quimbungo, altresí noto come kibungo, chibungo o quibungo, é una figura brutta, vorace, brutale e priva di senso morale. Per nulla intelligente o furba, vive per chiudere i bambini nella sua bocca – che si apre su un sacco – e richiuderla in fretta. Tuttavia puó essere colpita e abbattuta, come avviene per ogni essere creato per spaventare i bambini: é vulnerabile alle armi bianche e da fuoco, ogni attacco la spaventa e la prospettiva della morte la fa gridare terrorizzata. Tra i racconti che la riguardano (spesso prevedono parti cantate) ricordiamo “O quibungo e a cachorra” e “A menina e o quibungo”.

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