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7 Agosto Ago 2018 2034 07 agosto 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 7

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Proseguiamo con l’epopea leggendaria del Quilombo dos Palmares, un’enclave non solo ribelle al potere coloniale e schiavista, ma ormai entrata a far parte della storia del Brasile. Come anticipato, era localizzata sulle alture dell’Alagoas, a poche leghe – una lega in Brasile misura sei chilometri – dagli altopiani del sertão.

Dunque tratteremo della morte – anch’essa avvolta nel mito – del suo sovrano Zumbi dos Palmares.

A morte de Zumbi

Zumbi nacque nel 1655, in libertá, presso la Serra da Barriga: nel Quilombo dos Palmares, l’attuale União dos Palmares.

All’etá di sei o sette anni fu catturato, e affidato al missionario portoghese Antônio Melo. Grazie al prete, non solo ricevette i sacramenti, ma poté apprendere latino e portoghese. Era nipote, dal lato materno, della principessa africana Aqualtune, figlia di un re del Congo. All’etá di quindici anni tornó peró nella terra libera natia, e nel 1675 – all’epoca aveva venti anni – mostró grandi doti di coraggio nella battaglia contro le forze coloniali. L’episodio segnó una vittoria dell’esercito dei quilombola, e i portoghesi furono costretti a riparare a Recife. Tuttavia tre anni dopo i “bianchi” tornarono alla carica, attraverso una proposta indecente all’allora re del Quilombo dos Palmares, Ganga Zumba.

In pratica, si offriva la libertá agli schiavi fuggitivi del quilombo, in cambio della sottomissione dell’area alla Corona. Secondo le versioni storiografiche piú accreditate, il sovrano era propenso ad accettare, ma proprio l’opposizione di Zumbi avrebbe bloccato il progetto coloniale. Ció avrebbe innescato una lotta di successione, che nel 1678 (per altri é il 1680) avrebbe finito per premiare proprio Zumbi, contro il negoziatore Ganga Zumba. La leggenda descrive il nuovo governo come un regno illuminato, ove Zumbi amministrava la giustizia, preparava le truppe, organizzava le feste, e celebrava i culti sincretici afrobrasiliani: un cocktail tra il cattolicesimo e l’animismo del Continente nero.

Secondo la leggenda, nei quindici anni successivi il quilombo seppe resistere vittoriosamente a venti attacchi, vedendo crescere in numero la comunitá, e rafforzando le proprie difese. Soprattutto stava rappresentando una seria minaccia alla logica schiavista, su cui all’epoca poggiava il sistema sociale ed economico. Cosí la fama di Zumbi si accrebbe: la sua abilitá – tanto nell’organizzare la comunitá, quanto nelle conoscenze militari – gli attribuí un’aura d’immortalitá e di eroismo. Le cose, come scritto nel precedente intervento, precipitarono il 6 febbraio 1694. Le truppe del bandeirate paulista Domingos Jorge Velho finirono per abbattere le difese dei neri, e la capitale del quilombo fu distrutta.

Nella tragica giornata trovó la morte anche la regina negra Dandara: moglie di Zumbi, é oggi celebrata come un’eroina. Dopo aver lottato si gettó in un dirupo, per sottrarsi alle truppe portoghesi. Il sovrano fu ferito in combattimento, ma sopravvisse; e solo dopo un tradimento, fu sorpreso dal capitano Furtado de Mendonça. Che grazie all’aiuto di venti commilitoni, riuscí a ucciderlo il 20 novembre 1695. La testa fu mozzata, messa sotto sale, e consegnata al governatore locale, Caetano Melo de Castro. Questi ordinó di esporla presso il Pátio do Carmo – nel centro di Recife – sino alla completa decomposizione.

Per smentire, proprio di fronte alla Basilica, la leggenda della sua immortalitá. Oggi il 20 novembre é celebrato, in Brasile, come la Giornata nazionale della Coscienza nera.

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