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17 Agosto Ago 2018 0018 17 agosto 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 8

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Una delle leggende piú popolari del Brasile indigeno e sertanejo, é quella sull’origine e il nome della manioca. E’ una pianta a radice tuberosa – simile alla patata – diffusa nei paesi della fascia intertropicale (zona torrida), e importante per l’alimentazione delle popolazioni autoctone. E’ noto che la radice della manioca o cassava – mandioca o macaxeira in portoghese e yuca in spagnolo – sia la terza fonte di carboidrati per gli abitanti del Paesi tropicali.

Al palato, la radice presenta una consistenza piú fibrosa e dura, rispetto alla patata; la quale continua ad essere apprezzata piú della manioca.

Concludiamo ricordando la tapioca, ossia l’amido ricavato dalla manioca: é una sorta di farina formata da piccole sferette bianche, che é oggetto di svariati impieghi presso le tradizioni gastronomiche dei Paesi latinoamericani. La leggenda ha molte varianti con un unico filo conduttore, e analizzeremo in parallelo le due piú popolari.

Mandioca

In una tribú indigena del Nordeste del Brasile, la figlia del capo, il cacicco, rimase incinta. Quando il padre ne venne a conoscenza, fu colto da grande tristezza. E non solo perché sognava che la figlia si sposasse con un forte e illustre guerriero, mentre adesso era convinto che la ragazza aspettasse un figlio da uno sconosciuto. Era deluso anche dal fatto che la figlia continuasse a mentire, giurando di essere vergine, e non aver avuto relazioni. Secondo una versione piú cruda, il padre avrebbe avrebbe voluto punire l’uomo: secondo la regola imperante nel villaggio, le donne dovevano giungere illibate all’altare.

E tuttavia, di fronte alla persistenza della figlia nel dichiararsi ancora vergine, il cacique aveva deciso di uccidere la ragazza. Le due storie quindi ripredono lo stesso filo conduttore, con la vicenda del sogno del padre. Il cacicco sognó che un uomo bianco gli apparse di fronte, per invitarlo a non essere triste: la figlia non l’aveva ingannato, continuava ad essere pura. A partire dalla mattina seguente, il potente padre ritrovó cosí il sorriso, e riprese a trattar bene la figlia. Dopo alcuni mesi, la ragazza índia partorí una bella bambina dalla pelle chiara – cosa che lasció interdetto l’intero villaggio – e molto delicata, forse troppo: ricevette il nome di Mani.

La bimba si mostró subito molto intelligente e allegra, e sorprese tutti per saper camminare e parlare prima di aver compiuto l’anno di vita: in ogni caso, era amata dall’intera tribú. Tuttavia non si alimentava bene, mangiava e beveva molto poco. In una soleggiata mattina – prima che compisse un anno – non si sveglió presto, come al solito. La madre la trovó morta e, disperata, decise di seppellirla nel giardino del villaggio: ogni giorno pregava e piangeva sulla sua tomba, che inondava di lacrime. Dopo qualche tempo peró, inaspettatamente, vide che sul luogo della sepoltura era nata una piantina sconosciuta.

La madre di Mani inizió a prestare ogni attenzione al fragile vegetale: all’inizio si sviluppava in modo stentato, ma dopo qualche mese crebbe molto sia in altezza, sia in profonditá. La radice era capace di fendere il terreno. Con curiositá scavarono un po’, e notarono radici robuste; fuori erano scure come i bambini indigeni, ma all’interno c’era una polpa bianca: lo stesso colore di Mani. Ci si convinse che era il corpo della bambina. Detta polpa si strasformó nel principale alimento delle tribú indigene, e alla pianta si dette il nome di “mandioca”. Che nella lingua indigena significa «casa di Mani».

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