Americanos43
4 Settembre Set 2018 2352 04 settembre 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 9

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La leggenda che presentiamo - quella della Besta fera, chiamata anche Cabeça satânica- é molto popolare nell'entroterra dello Stato del Pernambuco. E tuttavia é conosciuta nell'intero sertão del Brasile. Si tratta di uno dei miti piú terrificanti della Regione, giacché narra le scorrerie di una creatura fantastica che - secondo l'interpretazione dominante - non é altri che il Demonio in persona.
L'origine del mito si fonda - a giudizio di molti antropologi - su alcuni passi del testo biblico dell'Apocalisse, scritta dall'apostolo San Giovanni. E in particolare sui noti versetti del Capitolo tredicesimo, ove si narra della bestia dalla sette teste.

Segue il passo sacro richiamato: "Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande". E ancora: "Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago". In buona sostanza questa versione brasiliana del centauro - si tratta di un essere per metá uomo e metá cavallo - rappresenterebbe l'Impero romano: visto appunto come una fiera diabolica che pretendeva di essere adorata da tutti.

Negli anni in cui l'Apocalisse fu redatta, i cristiani erano infatti perseguitati ed arrestati dai Romani, e chi non rinnegava la fede in Gesú Cristo, andava incontro alla morte, tra torture e macabri spettacoli pubblici. Che esibivano esecuzioni di massa o l'impari lotta coi leoni.

Besta Fera ou Cabeça Satânica

La leggenda del centauro selvaggio e crudele é diffusa in varie aree del Sudamerica, dopo avervi attecchito in epoca coloniale. La ritroviamo soprattutto in Venezuela (qui si narra della Carreta del diablo), oppure in Colombia, ove é popolare la leggenda del Macho cabrio. Cosí non poteva mancare il Nordeste rurale brasiliano. La belva, che si materializza nelle notti di luna piena, ama correre lungo le vie di paesi e villaggi remoti. Si ferma solo quando trova il cimitero della cittadina: a quel punto scompare improvvisamente. Le storie - tramandate oralmente - riferiscono del terrore provocato dal turbinio degli zoccoli sul terreno.

Gli abitanti, al passaggio della Besta fera, si rinchiudevano in casa: anche perché, nel suo galoppo, il centauro era accompagnato da un branco di cani (ma anche altri animali), che facevano una gazzarra infernale. E non é tutto: ogni tanto la creatura sanguinaria e spietata colpiva i cani che gli si avvicinavano troppo, e i loro latrati accrescevano il clima di paura. Quando si fermava di fronte alla porta di un'abitazione, gli occupanti potevano udire il suo respiro diabolico; e tuttavia la semplice recitazione della preghiera "Credo" faceva sí che riprendesse subito i suoi passi. Se invece il malcapitato la incontrava lungo la via, poteva farla fuggir via esibendo un pugnale d'argento oppure un pugnale comune, ma benedetto.

In mancanza di quest'arma, il povero viandante poteva rimanere disorientato, o addirittura impazzire, ma solo per un tempo limitato. Insomma - riporta la tradizione orale - questo demonio non ha interesse ad attaccare gli esseri umani, risultando per loro di fatto inoffensivo. Pare dunque che in concreto si limitasse a riunire ed aggregare le bestie; che al suo passaggio, abbandonavano i canili o le stalle per seguirlo.

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