Americanos43
21 Settembre Set 2018 2251 21 settembre 2018

Esce il documentario, “Destra o sinistra? Brasile al bivio”

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In Brasile, in vista delle Elezioni presidenziali del prossimo 7 ottobre, il quadro appare, almeno in parte, definito. Infatti, almeno secondo i sondaggi pubblicati in queste ore, dovrebbero accedere al ballottaggio del 28 ottobre il deputato federale Jair Bolsonaro – in forza al conservatore Partido social liberal (Psl) – e l’ex sindaco di San Paolo Fernando Haddad, in nome del progressista Partido dos trabalhadores (Pt).

Staccato, in terza posizione, appare invece Ciro Gomes: l’ex governatore dello Stato del Ceará – membro del laburista Partido democrático trabalhista (Pdt) – é accreditato del 10,8% delle intenzioni di voto, e non pare nelle condizioni di insidiare i due suddetti leader: protagonisti, anticipiamolo, di una polarizzazione politica, inusuale nel Paese sudamericano.

Andiamo peró con ordine. Secondo l’autorevole sondaggio elaborato dalla Confederação nacional do transporte – con la collaborazione dell’istituto Mda pesquisa – il capitano della riserva militare dell’Esercito puó vantare il 28,2% delle preferenze dell’elettorato. Supera quindi di vari punti percentuali il petista Haddad – che ha sostituito l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, impedito dalle note vicende processuali – fermo a quota 17,6 per cento. Tuttavia va specificato che in Brasile le percentuali dei sondaggi tengono conto anche dei voti bianchi e nulli, e non solo dei suffragi validamente espressi.

Fuori gioco appaiono dunque sia l’ex governatore di San Paolo, il moderato Geraldo Alckmin, sia la pasionaria delle lotte in difesa dell’Amazzonia, Marina Silva. Appare quindi scontato che la vera sfida si giocherá nel secondo turno, tra il “Trump brasiliano” da un lato, e lo storico ministro dell’Istruzione del Governo Lula (ma anche dell’Esecutivo Rousseff) dall’altra parte. Col primo che puó contare sull’effetto emotivo della coltellata all’addome – ricevuta da uno squilibrato durante un comizio – e sui venti populisti chi spirano ormai un po’ dappertutto. E col secondo che fará invece leva sulla voglia di riscatto progressista: specie dopo l’impeachment – da molti definito golpe – contro l’ex capo di stato Dilma Rousseff, e la controversa reclusione dell’ex presidente-operaio.

Il sondaggio richiamato fa anche delle proiezioni sull’esito del ballottaggio, e i dati sono preoccupanti per il rappresentante Pt: non oltrepassa il 35,7 per cento, a fronte del 39 che vanta Bolsonaro. A sinistra si spera che le polemiche offensive di Bolsonaro – a favore dell’uso delle armi, e contro donne, afrodiscendenti, omosessuali e nordestini – possano alla lunga pesare. Cosí come, sul fronte della destra, si confida sul solco di antipatia che si sarebbe ormai creato – almeno in alcune aree del Paese – verso il lulismo e il petismo. E i mercati non stanno a guardare: hanno puntato inizialmente su Alckmin per poi – causa scarso rendimento di quest’ultimo – cambiar cavallo in corsa e indossare la casacca di Bolsonaro.

Cosí, a oggi, ogni ricerca statistica favorevole a Haddad fa impennare il dollaro; per la gioia degli esportatori e di vasti settori del mondo industriale, fiaccati da lunghe stagioni di real ipervalorizzato. E in un panorama di ripresa fiacca, si avvicina un voto che potrebbe avere conseguenze non solo interne, ma anche sugli equilibri politici dell’intera Regione. Per approfondire questa disfida invitiamo ad assistere al documentario “Destra o sinistra? Brasile al bivio”. E’ reperibile al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=aNhuwhjrmbE .

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