Americanos43
26 Settembre Set 2018 0019 26 settembre 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 10

  • ...

Proseguendo il percorso sulle leggende e i personaggi mitici del sertão del Brasile, non potevamo tralasciare il piú curioso elfo tropicale, la cosiddetta Caipora. Di origine indigena – e chiamata anche Caipora do mato o piú semplicemente Caapora, cioé “abitante della foresta” – secondo alcune versioni del mito, si tratterebbe di una vera e propria entitá divina: un dio controllore e guardiano delle foreste.

Insomma siamo di fronte alla figura folclorica col compito di proteggere gli animali. Tuttavia l’influenza delle civiltá non indigene ha contribuito ad alterarne l’interpretazione; cosí non solo vi sono racconti che la designano come una creatura maligna, ma in alcune aree del Paese, il termine é ormai sinonimo di soggetto sfortunato e sventurato.

Oppure si dice «sta con la Caipora», per indicare chi attraversa una fase negativa, in cui tutto va storto. Attenti studi antropologici hanno rilavato, infatti, che le élite bianche del primo Novecento consideravano la Caipora una credenza barbara: un qualcosa che andava contro l’idea di industrializzazione e progresso, e che avrebbe danneggiato l’identitá nazionale in via di formazione.

Caipora

Secondo la versione dominante del mito, la Caipora é un’agilissima nanetta indigena che vaga quasi nuda nei boschi, con i capelli rossi e le orecchie a punta. C’é chi dice che il suo corpo sia stranamente rosso, o addirittura verde. Secondo invece diverse tradizioni, si tratterebbe di un ragazzino, o comunque un uomo di bassa statura: un mulatto o indigeno molto peloso, dai capelli rossi, e con i piedi girati all’indietro. Secondo altri addirittura camminerebbe su una gamba sola. Altre visioni – sí perché c’é ancora chi giura di vederla – riguarderebbero invece un uomo sopra un cinghiale, che impugna un bastone.

Quando avverte che qualche cacciatore sta entrando nella foresta, emette grida e ululati per spaventarli, o comunque confonderli: vuole proteggere gli animali e l’ambiente che li ospita, e interviene soprattutto nei fine settimana e durante le feste religiose. La sua difesa dell’ecosistema é contrassegnata dunque da continue trappole nei confronti dei cacciatori (e dei loro cani): crea strani rumori, li distrae, crea false piste, fino a farli smarrire nella foresta. E non manca chi la dipinge come un folletto cannibale, che mangia chiunque – uomini o animali – si arrischi a cacciare.

Soprattutto peró sarebbe crudele contro chi caccia al di lá delle proprie necessitá, per frenare gli eccessivi appetiti degli umani verso il mondo animale. Questo gnomo equatoriale avrebbe anche il dono – o meglio il potere – di resuscitare gli animali, di dominarli e controllarli; quindi li spaventa per farli fuggire, se percepisce che puó capitar loro qualcosa di brutto. Tuttavia gli dei hanno il loro punto debole, e gli uomini – con la brama di cacciare – hanno ben presto capito quello della Caipora. L’elfo sertanejo fuma, cosicché i cacciatori, per evitare le sue trappole, nelle notti del giovedí sono soliti lascierle un po’ di tabacco – ma anche altri doni – vicino ai tronchi degli alberi.

E’ necessario anche recitare la formula, «Prendi Caipora, lasciami andare tranquillo». La giornata di caccia sará cosí forse piú tranquilla, ma per evitari nuovi interventi del folletto, ci si dovrá guardar bene dall’uccidere femmine in attesa dei cuccioli. Le popolazioni indigene credevano e credono che l’entitá non sopporti la luce, cosí cercano di tenerla a distanza, portando con sé dei tizzoni ardenti.

Correlati