Americanos43
11 Ottobre Ott 2018 2318 11 ottobre 2018

Esce il documentario «Il botto di Bolsonaro»

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Il 28 ottobre il Brasile, salvo sorprese, eleggerá il deputato federale di estrema destra Jair Bolsonaro, alla piú alta carica dello Stato. Abbiamo cosí realizzato un documentario per illustrare le ragioni che motiveranno decine di milioni di elettori a incoronare una vecchia conoscenza, una vecchia volpe della politique politicienne.

Si deve peró una premessa a chi lancia allarmi catastrofici: il sistema elettorale e costituzionale – e finanche la struttura sociale – non consentirá alcun avventurismo di stampo estremistico simil nazista. Il Paese tornerá ad esser guidato da forze politiche e sociali moderate e conservatrici, come avveniva prima dell’era lulista.

Continueranno a dar le carte le élite economiche di sempre, che questa volta dovranno confrontarsi con un blocco sociale tradizionalista, che vede col fumo negli occhi ogni politica progressista. D’ora in avanti l’entourage al potere sará costituito da personaggi, cui viene l’orticaria al solo pensiero delle politiche inclusive post 2002. Dalle misure sociassistenziali a quelle contro il disboscamento dell’Amazzonia, dalla difesa dei diritti umani alla promozione del ruolo della donna, dalla lotta contro omofobia e razzismo, sino all’integrazione economica e politica del Subcontinente, e alle politiche per le popolazioni native.

Per non parlare del controllo delle armi, o del dialogo con Cuba e Venezuela. Del resto il futuro ministro dell’Economia sará l’ultraliberista Paulo Guedes, un Chigago boy. Oltre peró non si andrá, e il controverso ex militare – all’epoca arrestato per aver pianificato di mettere bombe in caserma, per un aumento salariale – sará messo sotto tutela, e relegato a un ruolo per lo piú mediatico. Chiederemo conto del colpo di fulmine, pressoché certi dell’esito della disfida: per le strade prevalgono in assoluto i riferimenti a Bolsonaro, che adesso va banalmente di moda. Quasi che gli elettori di Fernando Haddad si vergognino del candidato di sinistra – o abbiano deciso di votare turandosi il naso – sancendo essi stessi la propria sconfitta.

Beninteso, Bolsonaro ha avuto pure fortuna. Lungo la carriera parlamentare ha sempre usato la tecnica di spararla il piú forte possibile, e piú forte degli altri. Le sue frasi aggressive e polemiche contro donne, neri, indigeni e per la libertá di armarsi, sono abbondantemente presenti sul web. Se peró sino a qualche anno addietro rivestiva il ruolo della macchietta – e l’elettorato moderato non lo prendeva in considerazione per la guida della Nazione – ora le cose – nel mondo – sono cambiate. Adesso occupare la posizione il piú a destra possibile – e farlo in modo controverso e con fake news – elettoralmente paga. Steve Bannon docet.

A dar l’input decisivo al trionfo di Bolsonaro hanno poi contribuito due aspetti decisivi: le citate bufale, e l’appoggio entusiasta delle chiese evangeliche neopentecostali. A quanto pare entusiaste della volontá di liberare il porto d’armi, in un Paese in cui si sfiorano i 63mila morti ammazzati all’anno. Tra l’altro in buona parte si tratta di omicidi d’impeto, conditi dall’alcol, che col nuovo corso potrebbero impennarsi. Mentre sono le stesse chiese a diffondere la madre di tutte le bufale, quella del «kit gay»: il Governo Rousseff cercó di organizzare un programma per preprare maestri e professori alla prevenzione dell’omofobia nelle scuole, e apriti cielo.

Il documentario «Il botto di Bolsonaro» é visibile al seguente indirizzo: https://youtu.be/pGGhM1x1XvE .

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