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25 Ottobre Ott 2018 0010 25 ottobre 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 12

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Il percorso dedicato alle leggende del sertão del Brasile prosegue con una storia molto nota nel Paese, sulla virtú dell’accoglienza: sorta a Recife secoli fa, é intimamente legata alla locale tradizione cattolica. Si tratta di una sorta di miracolo che continuó ad esser celebrato sino al 1913, quando la chiesa recifense di São Pedro Gonçalves – detta anche del Corpo santo – fu abbattuta, per lasciar spazio a nuovi progetti urbanistici.

Era un edifício molto antico, giá esistente all’epoca dell’occupazione olandese del XVII secolo. Con la demolizione, gli oggetti sacri e dal valore artistico furono trasferiti presso la vicina Igreja da Madre de Deus.

Tra queste reliquie, c’era anche la venerata statua del Senhor do Corpo santo, che mostra Gesú Cristo durante il Calvario: colui che in Brasile é chiamato il Senhor bom Jesus dos passos. E’ un’immagine capace di colpire la sensibilitá dei fedeli, mostrando un Cristo triste e sofferente, ma al tempo stesso altero e maestoso. Sino al 1913 – nel terzultimo giovedí di ogni Quaresima – l’effige era portata in processione sino al Convento do Carmo, a qualche centinaio di metri di distanza.

Senhor do Corpo Santo

Nessuno sa con certezza chi abbia scolpito la statua del Senhor do Corpo santo, né a quando risalga. Si racconta tuttavia che comparve in una notte piovosa di febbraio – durante l’epoca delle piogge – illuminata dai lampi e scossa dai tuoni. Il fraticello laico del Convento do Carmo, che dava una mano come portiere, in quella notte da lupi, udí battere d’improvviso il portone. Aprí, e gli comparve innanzi un vecchietto tutto fradicio e tremante, dall’aspetto umile, e dalla voce dolce e triste al contempo. Chiedeva riparo, un giaciglio per una notte. Il portiere peró, irritato dalla richiesta, lo respinse: poteva dormire per strada o sotto un ponte.

Il vecchino, barcollante sul suo bastone, si diresse cosí verso la Chiesa di São Pedro Gonçalves. Bussó, e il sacrestano gli aprí. Alla richiesta, anch’essa con voce tremula, il portiere ebbe compassione, e lo fece entrare: gli dette da mangiare, e un panno per asciugarsi, indicandogli anche un materasso – in un angolo della sacrestia – ove dormire. All’alba il sacrestano si recó dall’anziano per svegliarlo, con un po’ di elemosina per poter continuare il cammino. Non lo trovó, ma sopra il materasso c’era una suggestiva immagine del Cristo ferito e sofferente, ricoperta da una tunica viola.

Il sacrestano s’inginocchió in preghiera, convinto, come tutta la cittadinanza, che il vecchietto fosse in veritá proprio Gesú di Nazaret. Mentre i frati del Convento do Carmo iniziarono una penitenza, causa la negata accoglienza all’Onnipotente. Dopo peró reclamarono l’immagine, convinti che il Signore avrebbe voluto raggiungere il loro edifício. Gli altri fraticelli della Igreja de São Pedro Gonçalves non ne vollero peró sapere, e la controversia finí in Tribunale. Dopo il verboso processo – erano gli asini a portare i fascicoli – furono questi ultimi a vedersi riconosciuto il diritto a custodire la sacra immagine.

Dovevano concedere la statua agli “avversari” solo in febbraio, per una notte all’anno: a commemorare la data in cui il vecchino dalla voce agonizzante fu respinto. Una processione che si celebró sino al 1913. Si dice che chi incroci lo sguardo sofferente del Senhor do Corpo santo deve recitare tre Ave Maria. «Una di queste per me», implorava il grande storico e antropologo Luís da Câmara Cascudo, che ha redatto e reso immortale la storia.

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