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29 Ottobre Ott 2018 2302 29 ottobre 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 13

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La leggenda che presentiamo fonda le radici nella magia nera, e nei rituali dell’occultismo, che ancora oggi sono praticati in vaste aree del Brasile. In particolare, discende dalle pratiche esoteriche che nel XVI secolo sbarcarono insieme ai conquistatori portoghesi: studi storici attestano che il mito del Diabinho da garrafa era giá conosciuto alla fine del Cinquecento nella regione baiana, e nell’area oggi nota come sertão del Minas Gerais.

La pratica é descritta dal Libro nero di San Cipriano – Edizione Capa preta, oggi considerato un manuale dell’occultismo di facile accesso. Il testo descrive i riti magici e le invocazioni al demonio, che San Cipriano di Antiochia (odierna Turchia) – vissuto tra il terzo e quarto secolo – avrebbe praticato prima della conversione.

Rituali che gli sarebbero stati tramandati dalla Strega di Evora. Di questo scritto – narra la leggenda – si sarebbe persa traccia sino all’anno 1001, quando ne fu trovata la pergamena in ebraico – dal monaco tedesco Jonás Sufurino – presso il monastero di Brocken. Unica certezza, la prima edizione in forma moderna risale solo al 1846.

Diabinho da Garrafa

Il Diabinho da garrafa (diavoletto della bottiglia) – noto anche come Famaliá, Cramulhão e Capeta da Garrafa – é il frutto di un patto col diavolo: una persona chiede ricchezze o beni materiali, in cambio della consegna della propria anima al demonio. In estrema sintesi, il piccolo diavolo nasce da un uovo, ed é allevato da un uomo per soddisfare i desideri terreni. Alla base vi é il patto demoniaco: la persona deve consegnarsi totalmente a Satana, scrivendo – col proprio sangue – una formula, su un foglio bianco. «Io, col mio proprio sangue del mio mignolo, scrivo a Lucifero, imperatore dell’inferno, perché mi faccia ottenere tutto quanto desideri in questa vita; ma se non dovessi ottenere tutto ció, cesseró di appartenergli».

La parte piú complessa riguarda l’uovo. Il medesimo testo va scritto su un uovo deposto da una gallina nera, fecondata da un gallo nero. S’immette poi una goccia del mignolo all’interno dell’uovo; per la schiusa ci si puó affidare alla stessa gallina nera, oppure si puó anche collocare detto uovo sotto un cumulo di sterco. Secondo alcune versioni si devono anche inserire, nell’uovo, gli occhi di un gatto nero. In certe regioni, le credenze impongono che si debba invece andare alla ricerca dell’uovo demoniaco, nel periodo di Quaresima. Se si trova un uovo delle dimensioni di quello di una quaglia in un pollaio, fará di sicuro al caso nostro: sará stato deposto da un gallo, o da una gallina fecondata dal diavolo.

Il primo venerdí dopo la scoperta, poco prima di mezzanotte, si assicura l’uovo sotto il braccio sinistro, e si porta in un luogo dedicato ai sacrifici. Passata la mezzanotte, si riporta a casa, e si va a letto: si fará covare, e dopo quaranta giorni nascerá il diabinho. Quest’ultimo – la cui altezza varia tra i quindici e i venti centimetri – ha un aspetto macabro: é una sorta di umanoide nero, con le corna. Dopo la nascita, il mostriciattolo deve essere rinchiuso in una bottiglia (oppure in una cassetta d’argento), che va tappata ben stretta. Va alimentato ogni sabato: si nutre succhiando il sangue del mignolo, che il padrone inserisce attraverso il collo della bottiglia.

Cosí nel corso degli anni e per la vita intera, questi vedrá realizzati i desideri, e accrescersi le ricchezze. Tuttavia, al momento della morte, se ne andrá diritto all’inferno, senza possibilitá di redenzione.

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