Americanos43
29 Novembre Nov 2018 2207 29 novembre 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 16

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Tra i personaggi leggendari e folclorici del Brasile, uno dei piú popolari é senz’altro il Saci Pererê, intorno a cui – da secoli – sono fiorite le piú svariate storie. Tutte narrazioni, in generale, finalizzate a divertire e spaventare i bambini. Il mito trae origine dalla caratteristica mescolanza razziale verdeoro, mostrando elementi delle culture indigena, africana, cristiana-portoghese, e secondo certuni antropologi, anche musulmana.

Il personaggio nacque infatti in epoca coloniale, presso le popolazioni native del sud del Paese, e a quell’epoca aveva l’aspetto di un ragazzino indigeno, con la coda.

Col tempo, il mito si estende e radica al nord: specie presso il sertão e le altre aree in cui piú forte era la presenza nera. E grazie all’influenza di schiavi e colonizzatori, il Saci Pererê si trasforma in quello che sará il suo aspetto definivo: un folletto nero e indiavolato con una gamba sola – si dice che abbia perduto l’altra in un combattimento di capoeira – che fuma la pipa, e non si separa mai dal suo berretto rosso. Il copricapo – che gli conferisce poteri magici, e lo fa comparire e scomparire a suo piacimento – é di evidente origine portoghese: per alcuni storici deriverebbe da quello di Trasgo – personaggio del folclore locale – per altri, dal modo di vestire dei contadini iberici.

Avrebbe invece una matrice araba, quella parte della leggenda sulla possibilitá di rinchiudere l’elfo in bottiglia e chiedergli la realizzazione di desideri in cambio della libertá: un po’ come il genio della lampada.

Saci Pererê

Il Saci Pererê – il termine deriva dal nome di una specie di cuculo, in lingua indigena Tupi-guarani – ha, come principale passatempo, quello di far scherzi e dispetti a persone e animali: intreccia le criniere delle bestie, fa scomparire gli oggetti (specie i ditali delle sarte), fischia per spaventare i viandanti, prende di mira le cuoche facendo bruciare le pietanze, o scambiando i recipienti di sale e zucchero. E non é tutto: nasconde i giocattoli, libera gli animali legati, spaventa i cani, fa inacidire il latte. Questo ragazzino agile e discolo svolge peró anche una funzione importante – e per alcuni malefica – all’interno della foresta: é protettore delle erbe e delle piante medicinali, e conosce ogni segreto della fitoterapia.

In particolare, sa come preparare ogni tipo di farmaco, con l’impiego di quella vegetazione che rappresenta il suo habitat. Cosí é solito prendere di mira e confondere chi si dedica alla raccolta senza la sua autorizzazione. Gli umani possono difendersi dal Saci spaventandolo, cosa che avviene gridandone il nome. Possono poi fuggire da esso attraversando un fiume: mai attraverserá l’acqua corrente, mettendo a rischio i propri poteri. Si puó distrarlo con una corda annodata – che egli scioglierá, per curiositá – oppure con alcolici, o tabacco per la pipa. E addirittura é possibile catturarlo, lanciando uno scolino – con annesso rosario – sui piccoli tornado e mulinelli di vento – li usa per muoversi piú velocemente – tanto comuni nel Nordeste.

Si dice infatti che questi vortici di aria siano creati da un Saci invisibile, con la sua tipica danza. Tuttavia prima di rinchiuderlo in una bottiglia, si dovrá togliergli il suo cappello magico. Narra la leggenda che questi folletti nascano tra le canne di bambú, per rimanervi sino ai sette anni. Per altri settantasette si dedicherebbero quindi ai loro scherzi, prima di morire a ottanquattro anni di etá, trasformandosi in funghi velenosi.

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