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20 Dicembre Dic 2018 2250 20 dicembre 2018

Leggende e favole del sertão brasiliano – 19

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La leggenda che segue é di origine lusitana, ma non poteva che trovare in Brasile – terra di pascoli infiniti – il luogo piú adatto per radicarsi, e guadagnare una grande varietá di versioni. Si racconta del Vaqueiro misterioso (mandriano o buttero oppure cowboy, misterioso) nell’intero Nordeste – soprattutto nella regione del sertão – ma anche negli Stati ove é fiorente l’allevamento bovino: in Mato grosso, Goiás e Minas gerais.

Secondo l’antropologo natalense Luís da Câmara Cascudo, il nostro personaggio é simbolo dell’antico ed eroico mestiere del mandriano, le cui grandi imprese erano anonime, non venivano registrate dagli storici, e non puntavano a particolari premi materiali o onori.

Vaqueiro Misterioso

Si narra che il Vaqueiro misterioso apparisse d’improvviso nelle fattorie ai confini del sertão, o comunque nelle fazenda proprietarie d’immense mandrie. Non si sapeva da dove venisse, né il luogo in cui fosse nato, ma destava l’attenzione di tutti l’umile montatura: un vecchio cavallo bianco – per alcuni una femmina – all’apparenza stanco, e molto debole. Non piú giovane, magro, mulatto di statura media, barba spessa e lunga, vestiva in modo molto modesto: portava stivali, un giaccone dal cuoio lacero, e il tipico cappello da mandriano – anch’esso lacero – con cui nascondeva uno sguardo enigmatico.

Se in alcune regioni gli viene attribuito un nome, in genere era conosciuto solo come Vaqueiro misterioso. Compare soprattutto in occasione degli eventi tipici dell’universo rurale. In primis durante le vaquejada, quando – similmente ai rodei messicani – si svolgevano giochi e prove con buoi e cavalli, che mettevano alla prova la bravura dei cawboy verdeoro. Tra le gare, amava particolarmente la derrubada de boi – sul cavallo, si fa cadere il bovino tirandolo per la coda – ed anche la corrida de argolinha (con una lancia, al galoppo, si deve infilare un anello che pende da un bastone). Il nostro personaggio poteva peró materializzarsi anche in occasione di esposizioni di buoi, o quando piú semplicemente si ferravano gli animali, o si realizzavano battute di caccia.

Tuttavia, per la dimessa, se non squallida, apparenza, il buttero misterioso era immancabilmente oggetto di scherno da parte degli altri vaqueiro e cacciatori. Alla fine, peró, riusciva a prevalere eroicamente in ogni impresa ed attivitá, dimostrandosi il piú agile ed esperto. Finiva cosí per essere acclamato dalla gente del posto – specie dalle fanciulle – e chiamato dal fazendeiro in persona. Che lo desiderava accanto a sé come invitato di onore, e soprattutto voleva arruolarlo tra i dipendenti piú valorosi. Col suo fare tranquillo, molto silenzioso, il Vaqueiro rifiutava peró ogni onore; e poco dopo scompariva, senza che nessuno ne conoscesse la direzione, o l’origine.

Esistono poi versioni piú letterarie del mito, che per rendere piú avvincente e anche piú metaforica la narrazione, inseriscono l’elemento dell’illusione ottica. Il Vaqueiro e la sua cavalla, da lontano, mostravano l’aspetto misero descritto: col viso bruciato dal sole, era il ritratto del sertão tagliente e secco, a rappresentare appunto l’apocalisse sertaneja, l’inferno della siccitá, la miseria dei retirante che emigravano verso sud. Con l’avvicinarsi ai villaggi e alle fazenda, il suo aspetto si trasforma: ecco un forte cavaliere su un vigoroso cavallo, con vitalitá contagiante, a rappresentare l’eroe della caatinga (la savana brasiliana).

La sua identitá? Altri non é che lo stesso sertão nordestino.

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