Americanos43
6 Febbraio Feb 2019 1716 06 febbraio 2019

Leggende e favole del sertão brasiliano – 24

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La leggendaria storia che narriamo sulle pagine a seguire dovrebbe essere sorta nel Norte del Brasile, tuttavia ai nostri giorni é conosciuta in ogni angolo del Nordeste e del sertão. La versione piú nota é resa eterna dallo scrittore per l’infanzia Décio Gonçalves Ribeiro, nel suo “Estórias e lendas do Brasil: contos do Norte (Vol. 2)”.

Ed é propria quella che anche noi abbiamo preso come modello.

O Vaqueiro Voador

Tempo fa, una banda di cangaceiro – i temuti banditi che svariati decenni addietro saccheggiavano e facevano scorrerie per il Nordeste – raggiunse una cittadina piuttosto ricca, e nota per le floride fazenda.

In un’atmosfera surreale – con le case sbarrate e gli abitanti terrorizzati – bussarono alla casa del fazendeiro piú ricco. Chiesero cibo promettendo, se l’avessero ottenuto, di non torcere un capello a nessuno. Il proprietario promise ai cangaceiro quanto chiedevano, dando loro un appuntamento per il giorno seguente. In realtá si mise in contatto con gli altri fazendeiro, e prepararono un’ingegnosa trappola. Alla fine riuscirono a prendere a fucilate i banditi, che ebbero molte perdite. Il loro capo, inutile dirlo, s’infurió per il tradimento subito, e promise vendetta. E questa si materializzó dopo qualche tempo, quando ormai – dopo le ovvie vanterie dei proprietari – la vicenda era quasi dimenticata.

Cosí, nel panico generale, il cangaceiro capo bussó alla porta del fazendeiro ideatore della trappola. Questi gli aprí, chiese perdono imbarazzato, ma il bandito fu implacabile, offrendogli solo due possibilitá. Avrebbe potuto seguirlo nella boscaglia circostante, ove sarebbe morto tra atroci torture. Oppure avrebbe dovuto consegnargli uno dei suoi due gemelli – erano ancora bambini piccoli – affinché crescesse come un cangaceiro. Il padre, tra le urla della madre, indicó Lucídio. Gli anni passarono e quest’ultimo – col nuovo nome di Ventania – si trasformó in un temuto capo cangaceiro. Il gemello rimasto in famiglia divenne uno stimato mandriano, mentre il padre visse funestato non solo dalla freddezza dei suoi familiari (la moglie, e il figlio Deodato); ma sopratutto dalla riprovazione dei concittadini, che lo giudicavano un vigliacco.

Deodato inizió a lavorare per lungo tempo anche lontano da casa, finché un giorno ebbe un sogno: gli apparve il re dei vaqueiro – i cowboy, i butteri brasiliani – annunciandogli che avrebbe incontrato un cavallo volante, il quale si sarebbe fatto montare solo da lui. Il sogno si realizzó: Deodato s’imbatté nel cavallo magico – volava per davvero – e da quel giorno fu noto a tutti come il Vaqueiro voador, il “Mandriano volante”. La sua fama crebbe a dismisura, sinché un giorno fece ritorno al paese natale col suo cavallo incantato, che stupí tutti. Proprio in quel periodo la banda di cangaceiro guidati dal gemello – che non conosceva il suo passato – attaccava per l’ennesima volta l’indifesa cittadina.

Cosí l’astuto padre dei gemelli ebbe un’idea: usare il cavallo volante per conoscere il rifugio dei cangaceiro, e poterli in questo modo sopraffare. Il piano fu realizzato, ma non ebbe successo: Deodato fu fatto prigioniero. L’incontro tra il capo Ventania e il prigioniero fu peró risolutivo: grazie alla somiglianza – e alla reciproca simpatia – si sviluppó un lungo dialogo tra i due. E cosí Lucídio venne a conoscenza della propria storia. Alla fine il cangaceiro decise di tornare alla fazenda di famiglia – di cui il padre gli affidó la guida – mentre i banditi scelsero altri obiettivi.

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