Americanos43
2 Marzo Mar 2019 2337 02 marzo 2019

Leggende e favole del sertão brasiliano – 27

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Segue una nuova leggenda, appartenente al ciclo del fiume São Francisco: uno dei maggiori del Brasile, che attraversa il cuore del sertão.

La storia ha per protagonista la Mãe-d’Água (madre delle acque) – in alcune aree nota come Iara – che, beninteso, ha una fama che supera, e di molto, la regione sertaneja: é una dea con la forma di sirena, che protegge le acque dolci del Norte e del Nordeste del Paese.

Mãe-d’Água

Raccontano i barcaioli del São Francisco, il Velho Chico, che a mezzanotte il fiume si addormenta, e rimane in uno stato di sonno per alcuni minuti.

In questo tempo cessa di scorrere, e le sue cascate restano immobili. La Mãe-d’Água risale quindi in superficie, per sedersi su una canoa, e pettinarsi i lunghi capelli. Ed é in questi minuti che gli affogati possono riemergere dal fondo, e proseguire verso il cielo. I barcaioli che si trovassero in navigazione a quell’ora, faranno di tutto per non svegliarlo, e non si arrischieranno neppure a bere dalle sue acque. Per sapere se il fiume dorme veramente, si getta in acqua un pezzetto di legno: se rimane fermo, si cercherá di non interromperne il sonno, pena terribili punizioni. Chi peró lo disturbasse, sará castigato dalla Mãe, e dai stessi defunti, che non possono salire in cielo.

In un villaggio della riva, viveva un giovane barcaiolo che non credeva a queste storie. In un pomeriggio di bevute ascoltó di nuovo, dai compagni, quanto fosse pericoloso svegliare il São Francisco a mezzanotte. Non ce la fece piú e sbottó a ridere: solo dei bambini paurosi, disse con aria di superioritá, potevano credere a queste fandonie. I presenti lo ammonirono, rammentandogli che non si deve scherzare con ció che non si conosce. Il giovane peró rilanció con una scommessa, che spaventó tutti: se avessero accettato, a mezzanotte si sarebbe tuffato, per farla finita con quelle stupidaggini.

Gli altri barcaioli si misero a bisbigliare, finché il piú anziano dichiaró: «Siamo dell’idea che non dovresti andare in cerca di simili rischi. Tuttavia, se insisti, accettiamo». Lo sfidante, con aria di scherno, confermó: il denaro fu consegnato al padrone del locale, e il bagno fu programmato per quella notte. La voce corse rapida, e molti cercarono invano di farlo desistere. Poco prima dell’ora incantata, tutto il villaggio era sul bordo del fiume: era tanto calmo, che tutti mantennero un preoccupato silenzio. Anche lo sfidante inizió a percepire quell’alone di mistero: si fece muto e pensieroso.

A mezzanotte, si fece la prova del legnetto, che confermó il sonno delle acque. Il ragazzo si pentí della scommessa, ma si preparó in silenzio al tuffo: cercó di respirare, per recuperare il coraggio. Attese qualche istante, poi capí che non poteva indugiare di piú, se voleva nascondere la paura che ormai lo dominava. Recuperare il coraggio si dimostró impossibile, ma si tuffó; il tutto, tra la sorpresa dei presenti, invero certi che all’ultimo avrebbe desistito. Passó diverso tempo, ma il giovane non riemergeva. Quando peró giá si pensava al peggio, ecco che le acque si aprirono. Stava riemergendo un uomo, e all’inizio vi fu incertezza se fosse proprio lo sfidante, o un affogato irato per non poter riemergere.

No, era proprio l’incredulo, che riuscí a risalire su una canoa. Costui era peró diverso dal solito: gli altri gli gridavano, lo chiamavano, lui vagava senza logica sull’imbarcazione, con occhi assenti. Sinché, tra la sorpresa generale, si gettó di nuovo in acqua: questa volta per mai piú riemergere.

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