Americanos43
5 Marzo Mar 2019 2355 05 marzo 2019

Leggende e favole del sertão brasiliano – 28

  • ...

Una nuova leggenda appartenente al ciclo dei miti del fiume São Francisco, é quella del Minhocão. Il termine non é altro che l’accrescitivo di minhoca, ossia “lombrico”. E infatti indica un mostro gigantesco, metá pesce e metá serpente, che infesta i fiumi di gran parte del Brasile rurale, ma soprattutto le acque del Velho Chico: quello che disseta le aride terre del sertão.

La creatura é peró capace anche di creare chilometri di tunnel sotterranei: con la sua mole, arriva cosí a scuotere le fondamenta di intere cittá, ad abbattere case, e provocare smottamenti e dislivelli nel terreno. Le sue occupazioni principali consistono nello scavare grotte sotterranee lungo le rive dei fiumi, e nell’affondare le imbarcazioni di pescatori e viaggiatori.

Agisce soprattutto durante le notti di luna piena, quando si nasconde sotto le acque vicine ai legni delle palafitte. Afferra quindi gli esseri umani, li trascina sotto le acque, e ne succhia tutto il sangue: i loro corpi galleggeranno poi in superficie, spaventando gli abitanti della zona. In pratica si tratta di un personaggio mostruoso e dalla forza incontenibile, che riesce ad imporsi solo col terrore: non ha nulla del fascino di altre creature folcloriche soprannaturali, come ad esempio la Mãe d’água. La piú completa descrizione della bestia, per quanto ai giorni nostri possa sorprende, proviene da un noto scienziato francese della prima metá dell’Ottocento: il botanico ed esploratore Auguste de Saint-Hilaire.

Questi, nelle sue cronache, scrisse che viveva negli Stati di Minas Gerais e Goiás, oltre che nelle acque del São Francisco. E per spiegarne le caratteristiche, riporta la testimonianza di un barcaiolo di quel corso d’acqua.

Minhocão

«Il Minhocão? Ah! Questa é una cosa seria. Perché l’ho vista veramente; anche se da lontano, per fortuna», dichiaró il barcaiolo al Saint-Hilaire, in un racconto successivamente riportato anche dall’antropologo Luís da Câmara Cascudo. Cosí proseguí il barcaiolo: «E’ una bestia enorme, nera, per metá pesce e per metá serpente. Sale e risale l’intero fiume in poche ore, puntanto le imbarcazioni e le persone che incontra; e basta una sua spallata, per mandare a fondo una barca come la nostra. Spesso assume la forma di un pesce gatto, ma di dimensioni enormi, mai viste prima. Altre volte, raccontano, si trasforma invece in un grande uccello bianco, dal collo fino e lungo. Piú lungo di un lombrico, di una minhoca, e forse é per questo che lo chiamano minhocão».

Una descrizione molto precisa dell’essere ci giunge anche da un testo antropologico, scritto da Alípio de Miranda Ribeiro sulla rivista “Kosmos”: risale al 1908, e si riferisce all’area di Corumbá, nel Mato grosso do Sul. La testimonianza é attribuita a un immigrato italiano, che dopo aver lavorato come capitano di navi, si occupava dell’amministrazione di una fazenda. «No, mi disse, io non ho mai visto il Minhocão. Ho visto la sua traccia. Mio figlio sí, l’ha visto una volta, ed é corso via per intere leghe. Mi ha detto che era nero, e sembrava una grande nave, con la chiglia rivolta all’insú. Il ragazzo si trovava sul fiume Paraguai; ha raggiunto la riva ed ha iniziato a correre con tutte le sue forze verso casa. Mi sono recato a osservare quell’area, ed ho notato la sua traccia sul fango e sui giacinti. Si trattava di un’impronta gigantesca: un solco molto largo, che solo un’imbarcazione molto grande poteva produrre; e tutt’intorno si potevano notare delle canoe, queste sí molto piccole».

Correlati