Americanos43
27 Marzo Mar 2019 0024 27 marzo 2019

Leggende e favole del sertão brasiliano – 30

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La leggenda di Alamoa ha una localizzazione ben precisa, e tuttavia ha assunto una fama che oltrepassa i limiti del Pernambuco, del sertão e del Nordeste, per abbracciare il Brasile intero. Il botto di popolaritá risale al 1995, quando il mito fu protagonista del samba enredo della Scuola di samba della Mangueira (la Verde e rosa).

Ovviamente parliamo della magica sfilata – nella mitica avenida Marquês de Sapucaí – del Carnevale di Rio de Janeiro. Il testo di “A Esmeralda do Atlântico” – e il relativo video – sono facilmente rintracciabili sul web.

Alamoa

La Alamoa (secondo altre fonti, alemoa oppure dama branca) é una creatura magica femminile, che seduce marinai, pescatori e viandanti ritardatari, quando incautamente si avvicinano alle spiagge della paradisiaca Ilha Fernando de Noronha, in Pernambuco. La storia é originaria dell’Isola – o meglio dell’arcipelago – tuttavia rientra nel filone folclorico delle donne incantatrici e seduttrici, che coi loro incantesimi portano gli uomini alla perdizione: una vera e propria tradizione letteraria, che va dalle sirene omeriche, alle Iara della mitologia verdeoro. Alamoa ha l’aspetto di una bella ragazza di alta statura, dalla pelle chiara e dai capelli biondi; la sua dimora si trova nel Morro do Pico, che con i suoi 323 metri, é il punto piú alto dell’intero arcipelago.

Durante le notti piú scure e tempestose – per alcuni solo di venerdí – esce tutta nuda per sedurre gli uomini che incontra lungo il cammino, nelle vicinanze. Pochi sono capaci di resistere al suo fascino: come storditi – innamorati pazzi – la seguono quasi tutti fin nella sua casa, salendo il ripido sentiero. La donna – spesso con movenze di danza, e illuminata dai lampi del temporale – spiega infatti di aver bisogno di un uomo, per trovare un tesoro nascosto; invita quindi l’ignara e incauta preda, che giá pregusta i piaceri del talamo. Quando peró giungono nella grotta in cima alla collina, la graziosa fanciulla si trasforma in un scheletro, e i suoi begli occhi saranno i fori di un teschio: fa impazzire e imprigiona lo sventurato che l’accompagnava, che mai piú riapparirá.

La caverna si richiuderebbe infatti magicamente, alle spalle della coppia. Secondo una diversa versione, il malcapitato verrebbe invece scaraventato giú dal dirupo. Per i pochi che riescono a fuggirla, assume l’aspetto di una luce offuscante e dai vari colori, che non si stanca d’inseguire. Si dice che l’essere non tema assolutamente nulla che non sia la luce, e in particolare i raggi del sole: all’alba é sempre costretta a correre nella sua oscura caverna. Secondo lo scrittore Olavo Dantas, é altresí particolarmente suggestivo il momento dell’uscita dalla sua dimora: la grotta si apre, e da essa esce una luce accecante, che attrae una miriade di farfalle.

Il termine non é altro che una corruttela del termine alemã, ossia “tedesca”; é appunto il femminile di alemão, cioé “tedesco”. In buona sostanza, secondo gli abitanti del Nordeste di svariati decenni fa, una ragazza con le suddette caratteristiche fisiche non poteva che essere una tedesca. Secondo alcuni studiosi, detta leggenda sarebbe frutto della reminiscenza dell’invasione olandese, nel XVII secolo. Per altri, in primis l’antropologo natalense Luís da Câmara Cascudo, si tratterebbe piuttosto dell’ibrido tra varie leggende straniere che si fondano sull’accennato immaginario popolare: quello che ha come protagoniste belle donne soprannaturali, che attraggono gli uomini per annientarli.

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