Americanos43
24 Aprile Apr 2019 0043 24 aprile 2019

Leggende e favole del sertão brasiliano – 33

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La vicenda che segue non é una leggenda stricto sensu. E' piuttosto un fatto storico successivamente romanzato, che attesta le superstizioni che ammantavano il Brasile coloniale, e la bramosia dei colonizzatori. Gli eventi si svolsero, alla fine del Settecento, nell'odierno Stato del Maranhão; mentre l'eco dei fatti si diffuse ben presto nel sertão, e poi nel Paese intero.

Ed oggi la storia di Axuí - una cittá perduta e tutta d'oro - é tra gli episodi piú noti e aneddotici, del Settecento brasiliano.

Axuí

Correva l'anno 1792, e la Corona portoghese nominó, come governatore della Provincia del Maranhão, un nobile vanesio e ambizioso: Dom Antônio Fernando de Noronha. Due anni dopo, nel 1794, il nero Nicolau (o Nicolao) - un intraprendente schiavo di origine africana - riesce a fuggire dal padrone, un militare portoghese. Costui si rifugia per qualche tempo nelle inospitali selve che circondavano la capitale maranhense, São Luis. Per sua sfortuna non riesce a trovare rifugio in un quilombo - gli isolati accampamenti abitati dagli schiavi fuggiaschi - ma viene catturato: erano troppi i cacciatori di taglie alle calcagna, ansiosi di ricevere la ricompensa dal padrone.

A quel punto Nicolau - un po' per evitare le terribili punizioni cui sarebbe inevitabilmente andato incontro, un po' per l'innata furbizia - decide di bluffare. Rammentó delle leggende che narravano di una cittá favolosa e piena di ricchezze - un vero Eldorado maranhense - e che istigavano la cupidigia e la brama d'oro di europei e non solo. E decide di usare questi racconti a proprio vantaggio, chiedendo di dover urgentemente incontrare il governatore, per rivelargli un sorprendente segreto. Gli riferisce di aver visto - nelle aree piú inospitali del Maranhão, presso il fiume Itapicuru - una cittá d'oro chiamata Axuí, abitata da neri ricchissimi: pregavano un'immagine aurea della Madonna, bevevano in calici anch'essi d'oro, e i giovani erano soliti fondere le pepite, per trasformarle in lingotti.

Ultimo dettaglio: il parroco era un gesuita. Del resto all'epoca si raccontava che i gesuiti, presi alla sprovvista dalla storica espulsione, non ebbero il tempo di portare via le ricchezze accumulate, che sarebbero rimaste nascoste nei sotterranei delle chiese. Grazie al menzognero racconto, Nicolau divenne intimo del governatore: questi lo nominó capitano di milizia, e gli consentí di godere dei piaceri e dei lussi della Corte di São Luís. L'ex schiavo capí poi che la narrazione - necessaria alla sua salvezza - aveva bisogno di essere rafforzata da testimonianze. Il problema fu risolto: grazie al suo grado, poteva liberamente chiamare a testimoniare i commercianti che raggiungevano quei territori "fantastici".

Superfluo dire che chi non confermava subito di aver visto Axuí, veniva convinto piú tardi con la tortura. Alla fine, nell'agosto 1794, il re del Portogallo, Dom João VI, finanzió una spedizione militare verso quelle terre paludose e inospitali, forte di oltre duemila uomini. Le due colonne vagarono varie settimane a vuoto, furono falcidiate da privazioni, fame, malattie e zanzare; deluse, rientrarono nella Capitale solo di notte, per mitigare il malcontento - ma anche la derisione - da parte del popolo. Durante la spedizione, Nicolau - che ne era una guida - riuscí a fuggire; fu peró poi catturato e, secondo alcuni, condannato all'ergastolo.

Mentre il governatore, nonostante il fallimento, proseguí il mandato sino al 1798, con la frivolezza di prima.

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