Americanos43
8 Maggio Mag 2019 0104 08 maggio 2019

Leggende e favole del sertão brasiliano – 35

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La leggenda che segue nasce nella regione centro-meridionale dello Stato del Piauí, presso le cittadine di Oeiras, Valença e Aroazes: siamo nel cuore del sertão nordestino. Si tratta di racconti che fanno riferimento alle azioni di inquietanti creature demoniache, i Cabeças Vermelhas (Teste rosse).

Questi personaggi folclorici, che agiscono sempre in gruppo, si legano anche - ma non solo - alla presenza massonica in Brasile. La massoneria verdeoro - la prima loggia fu ufficialmente costituita in Pernambuco, nel 1796 - ha fatto sentire la propria influenza nei principali momenti della storia brasiliana.

Analogamente a quanto avvenuto in altri Paesi latinoamericani, ha recitato un ruolo decisivo nella lotta anti-coloniale e per l'Indipendenza; ma invero anche nei decenni a seguire, specie in occasione della Proclamazione della Repubblica, dell'Abolizione della schiavitú, o nelle fasi del ritorno alla democrazia. Non sono tuttavia mancate le polemiche, legate al suo radicarsi quasi esclusivo presso i settori privilegiati della societá. In ogni caso i suoi caratteri di segretezza e mistero hanno, sin dalle origini, stimolato l'immaginario popolare. Cosí i massoni sono stati di volta in volta indentificati come occultisti, oppure adoratori di Satana; tutti accuse riprese con rinnovato entusiasmo, ai giorni nostri, dalle Chiese neopentecostali.

Cabeças Vermelhas

Come anticipato, a Oeiras e dintorni inizió a diffondersi la leggenda secondo cui, ogniqualvolta un massone muore, il suo corpo viene portato via dai demoniaci Cabeças vermelhas. In molti giurano che in passato il feretro di un membro della massoneria fu vegliato da quattro uomini vestiti di azzurro, con un cappuccio rosso. Da qui, appunto, il nome di "Teste rosse". Ebbene, la mattina dopo il cadavere era scomparso. E si racconta altresí la vicenda del funerale di un noto chitarrista, anch'egli appartenente a una locale loggia massonica. Anzi, c'é di piú, il musicista non era solo massone, ma avrebbe addirittura stretto un patto col diavolo.

Insomma il suo feretro, chiuso nella cassa, veniva trasportato al cimitero da ben dodici persone, quando apparvero due omuncoli col cappello rosso. Inutile dire che riuscirono a sopraffare i dodici caricatori, e che non furono spaventati dalle tante immagini sacre - messe lí proprio per respingerli - che circondavano la bara. Alla fine riuscirono a portarsi via il corpo. La Massoneria peró non ci sta, e ribatte che si tratta solo dell'immaginazione popolare, che prende spunto da rituali di saluto verso i confratelli deceduti. Invero si rammentano i Cabeças vermelhas anche per il funerale del famigerato Luiz Carlos da Serra Negra.

Il fazendeiro schiavista - oltre che leader politico di quell'area tra il Settecento e l'Ottocento - era noto per la crudeltá; e si dice avesse stretto un patto col diavolo. Costui fu ucciso in un'imboscata, cosí il corpo veniva trasportato in un'amaca - ovviamente dai suoi schiavi - dalla sua fazenda Serra negra, sino al cimitero. A un certo punto comparvero peró i Cabeças vermelhas, che afferrarono il cadavere, per condurlo all'inferno. Dove, per espiare tutti i peccati, dovrá trascorrere l'eternitá. La cattiveria del fazendeiro é proverbiale in Pauí: si dice ad esempio che il nome della fazenda, Serra negra, discenda dal fatto di aver squartato viva una schiava di colore, per aver aiutato sua moglie a simulare una tubercolosi, e raggiungere cosí la casa dei genitori.

Neppure la consorte sopportava piú la sua crudeltá.

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