Candid camera
14 Giugno Giu 2018 1157 14 giugno 2018

Tutti salvi? No, Salvini

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Salvini vuole salvare i bambini. Lo grida e lo rivendica, nei pochi minuti in cui riferisce al Senato sulla vicenda Aquarius. Non voglio che i bambini continuino a morire in mare, proclama, ottenendo l’applauso dei suoi senatori e della maggioranza del Paese, mentre respinge nel silenzio l’immensa plebaglia di adulti africani, mediorientali e asiatici che non vuole più accogliere. Genio della propaganda, indica i bambini – che nessuno vuole veder morire – per nascondere la massa dei giovani adulti che spingono per entrare in Europa e che sono il vero obiettivo del suo discorso e della sua linea politica.

Una linea politica che è anche psichica, se è vero che il nostro miete consensi con continui richiami a un mondo precedente, che era senz’altro più bello e più giusto, e non si vede perché non potremmo ricrearlo con la semplice volontà leghista.

Stuzzicando di continuo una sorta di nostalgia per un tempo andato da restaurare, Salvini si impone soprattutto per il suo antimodernismo, esibito nelle idee e nel linguaggio, con buona pace dei Cinquestelle, digitali e connessi ma privi di visione politica.

Lui lancia proclami ogni giorno: via le ONG dal mare e via i migranti, reintroduciamo la leva militare obbligatoria, togliamo il limite all’uso del denaro contante, mettiamo subito la flat tax, aboliamo la legge Fornero, facciamo più figli, e via così. Per Salvini la modernità è solo un cumulo di errori da emendare, pur essendo un abile utilizzatore dei mezzi che essa offre, come i social network, su cui imperversa h24 con selfie e post per i suoi seguaci.

Per quanto perentorio e aggressivo, il tono di fondo delle sue esternazioni è sempre regressivo, come quello di un adolescente in crisi, che scoprendo la complessità del mondo si rifugia nell’infanzia. E quando afferma “lo dico da padre”, sembra dover convincere prima di tutto se stesso, che invece è soprattutto un figlio, o forse persino un nipote che parla ai nonni e promette di riportare il mondo al loro tempo, quando tutto era più semplice, più chiaro, senza le inutili complicazioni che essi non riescono a comprendere. I nonni lo votano convinti, così come votarono Marine Le Pen in Francia e così come scelsero la Brexit in Gran Bretagna.

L’antimodernismo è l’elemento emotivo chiave, nel quale Salvini avvolge le sue scelte politiche, giustificandole con un continuo richiamo al “buon senso”, la moneta falsa che fa apparire tutto ovvio e come mai gli altri non ci hanno pensato prima?

A dispetto delle sue celebri felpe, il tono non è mai felpato, ma forte di una ipotetica condivisione con ampi strati di una popolazione di anziani o meno anziani, ma comunque disorientati e anche spaventati, davanti ai quali egli si presenta come il restauratore della semplicità del “pane al pane”. Cioè di un mondo che non esiste più, dove persino il pane è diventato un prodotto complesso, per non parlare del vino.

Twitter @eli_grandi

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