Candid camera
6 Agosto Ago 2018 1002 06 agosto 2018

I rimasti

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Noi siamo i rimasti. Noi non siamo in coda in autostrada. Non rischiamo di schiantarci con un aereo sulle Alpi. Non speroniamo barche nella laguna di Venezia. Non scendiamo in una grotta a cento metri sotto terra. Noi non nuotiamo, non surfiamo, non veleggiamo. Noi siamo rimasti qui. La mattina, quando la temperatura è appena tollerabile, ci raduniamo come uccelli sparuti nell’unico bar ancora aperto nel quartiere, ancora solo pochi giorni, poi neanche quello. Ci guardiamo l’un l’altro con un lieve stupore (oh, anche lui/lei è qui ad agosto, eppure non ne aveva l’aria). Ci scambiamo sconsolate informazioni sul meteo (“ho letto che forse domani pioverà, forse”), mentre ondate di calore si levano dall’asfalto rovente. Solo il tempo di un cappuccino, di un caffè shakerato, e poi via tutti a rinchiuderci nei nostri appartamenti climatizzati dentro condomini deserti, immersi in un silenzio surreale, che a momenti riesci a sentire lo sciacquone di un altro “rimasto” nel palazzo di fronte.

Per strada, qualche nigeriano della holding di accattonaggio che ha la mappa aggiornata dei negozi e supermercati aperti, un vecchio che cammina lentamente mentre la badante sudamericana gli sculetta intorno, quelli che non sono partiti perché hanno un cane, o si sono presi un cane per non dover partire, due turisti francesi che vorresti chiedergli che diavolo sono venuti a fare a Milano in agosto, poi, quelli che escono presto per andare a correre e alle 8 del mattino hanno già finito il jogging, perché il sole si alza dietro i palazzi pronto ad uccidere, e quelli che vanno veramente al lavoro, ma ci vanno tonici e abbronzati perché le vacanze le hanno fatte prima, e hanno quell’aria di superiorità, il vantaggio di chi è tornato, rispetto a chi è rimasto.

Noi rimasti ci chiudiamo dentro casa come carcerati volontari, con i nostri libri, con lo smartphone, con la tv accesa che manda film mai visti in bianco e nero, toh, guarda che belli che erano, cosa mi sarei persa andando via. In alcuni momenti di cedimento, compulsiamo offerte di resort in riva al mare illustrati da immagini di frescura bianca e azzurra. Ogni località, ogni spiaggia sembra i Caraibi, anche Riccione, anche Pescara. Come nelle storie d’amore fantasticate, tutto appare meraviglioso e armonico, intenso e godurioso. Ma noi abbiamo avuto abbastanza amori e fatto abbastanza vacanze per sapere che una volta lì tutto è diverso e scomodo: la gente, il caldo, la polvere, il cibo, il materasso. Chiudiamo il sito di vacanze e ce ne dimentichiamo, è roba che non esiste, solo fake holidays.

Un’amica, che compie gli anni proprio adesso, riesce a tirar fuori di casa una ventina di altri “rimasti” per un aperitivo. Una ventina, mica pochi. Può persino scapparci qualche storia d’amore strascicata e accaldata, che avrà il privilegio di svolgersi in questo limbo sospeso dalla realtà. I due amanti si consumeranno in sessioni di intimità avulse da ogni impegno, da ogni vincolo, da ogni morale. Oltre al prezzo emotivo che ogni amore comporta, pagheranno poi, a settembre, la bolletta con l’aggravio dei consumi elettrici del condizionatore. Un costo sopportabile, se l’amore si dimostrerà, alla fine, incondizionato.

Twitter @eli_grandi

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