Candid camera
10 Settembre Set 2018 1352 10 settembre 2018

Fratelli di Raggi

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Prima delle elezioni del 4 marzo, era lecito pensare che l’esempio della mala gestione della città di Roma da parte della sindaca Cinquestelle - una giovane donna tanto carina e garbata quanto inconsistente - avrebbe fatto desistere molti dal votare il Movimento. Invece no. Il risultato elettorale e le successive, contorte manovre di assemblamento politico con la Lega, hanno creato un apparato governativo popolato di cloni di Virginia Raggi, quella che vorrebbe le caprette a brucare le aiuole di Roma, mentre i topi rodono le fondamenta della città (a meno di dotarli di profilattico, altra idea ecologica della giunta capitolina).

Così, l’attuale governo sembra popolato di fratelli di Virginia, personaggi catapultati dal nulla alla guida di un Paese che avrebbe già tanti problemi, senza bisogno di aggiungervi un carico di incompetenza e improvvisazione.

Invece, ecco un conduttore delle Iene a supervisionare i concorsi universitari (e già si sono levate le proteste di alcuni docenti). Ecco l’espressione ebete del ministro Toninelli che, di qualunque cosa parli, appare disorientato e stolido come una patata bollita, però sempre con un piglio esaltato, da rivoluzionario della domenica. Ed ecco la domenica, appunto, ultima frontiera dell’ondata di cambiamento promossa da Di Maio, che vietando le aperture dei negozi vuole soprattutto far regredire l’Italia, in una rincorsa nostalgica a valori e pratiche del tutto superate dalla vita reale delle persone e dalle regole economiche. In questo, Di Maio è ampiamente supportato dall’instancabile Salvini, anche lui proteso a ricreare un mondo precedente, senza immigrati, senza matrimoni gay, senza vaccini obbligatori.

Per fortuna abbiamo un Premier di solida cultura, il quale ha rievocato, l’altro giorno, l’8 settembre del ’43 come data di liberazione dell’Italia e come inizio del boom economico: un pasticcio di ignoranza storico che, unito a decine di altri svarioni, ma anche in sé e per sé, fa soprattutto spavento.

Quanto agli altri componenti dei ministeri, nonché del Parlamento, opacità assoluta ma confortante, perché forse, se si mettessero al lavoro, aggiungerebbero disastri ai disastri. Anche in questo, peraltro, cloni della Raggi e della sua invisibilità ed evanescenza.

Lungi dall’essere un esempio negativo da non ripetere, Virginia è diventata oggettivamente un modello per chi guida il governo del Paese. Difficile, perciò, non prevedere per l’intera Italia una deriva analoga a quella della sua Capitale, tra caprette brucanti e ratti che razzolano tra i rifiuti, ma assumono la pillola del giorno dopo. Il giorno dopo, appunto, quello che non riusciamo a vedere.

Twitter @eligrandi

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