Candid camera
18 Gennaio Gen 2019 1301 18 gennaio 2019

Maschio, femmina, Serotonina

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Nel precedente romanzo, “Sottomissione”, aveva immaginato - e in qualche modo vagheggiato –un mutamento culturale collettivo indotto dall’avanzata islamica, subdolamente accolto e favorito dal desiderio dei maschi occidentali di ottenere senza fatica la disponibilità di donne giovani e remissive, per unioni poligamiche sempre rinnovate e mai noiose.

In “Serotonina”, Michel Houllebecq abbandona del tutto quella fantasticheria, per raccontare invece le sconfitte del protagonista in campo amoroso ed esistenziale.

C’è chi sostiene che l’amore sia il tema del romanzo. Direi piuttosto che il tema centrale di tutti i libri dello scrittore francese (e soprattutto di questo) sia la differenza – infinitamente misteriosa e inafferrabile – tra i maschi e le femmine, una differenza celebrata qui in una pagina chiave: “Nella donna l’amore è una potenza generatrice, tettonica, uno dei fenomeni naturali più imponenti di cui la natura possa offrirci lo spettacolo, è una potenza creatrice dello stesso tipo dei terremoti o degli sconvolgimenti climatici (…) con il suo amore, la donna crea un mondo nuovo, crea le condizioni di esistenza di una coppia, di una nuova entità sociale, sentimentale e genetica, una nuova entità già perfetta nella sua essenza…”

Che si tratti della dolce Camille o della fredda e nevrotica giapponese Yuzu, passando per una Kate e una Claire, ciascuna con la propria imperfetta perfezione, agli occhi di Houellebecq le donne sono percorse e guidate da un’energia naturale potente, per la quale “la differenza tra anima e corpo è solo un cavillo maschile senza importanza”.

Il maschio, invece, si svuota progressivamente di ogni istinto vitale, oppure si riempie di collera e di rabbia, come gli agricoltori francesi stritolati dalle quote latte dell’Unione Europea. Una rabbia anch’essa autodistruttiva, quando si salda con i fallimenti privati e la perdita di nutrimento sentimentale.

Il protagonista decide di abbandonare la vita amorosa e sociale, per accorgersi man mano che è la vita che abbandona lui, la sorgente del desiderio si esaurisce e tutto si svolge come al di là di un vetro, o attraverso la lente di un cannocchiale. Ma non per questo si annullano il disagio e la sofferenza, in una deriva che solo la dipendenza dal farmaco antidepressivo può rallentare.

Di solito gli uomini non sanno vivere, non hanno nessuna vera familiarità con la vita e perciò perseguono progetti diversi, e ovviamente di solito falliscono e arrivano alla conclusione che avrebbero fatto meglio, semplicemente, a vivere. Ma di solito, anche lì, è troppo tardi”.

L’insondabilità femminile è tema condiviso con l’amico aristocratico Aymeric, quando racconta della propria moglie: “Ne parlava in maniera molto vaga, come di una specie affine, ma che non conosceva bene”.

Ecco. Per Houellebecq i maschi e le femmine sono due specie affini ma irriducibili e reciprocamente incomprensibili. In questa dialettica, che è al tempo stesso generatrice del desiderio, non ci sono vincitori e vinti, siamo tutti in qualche modo sconfitti. Ma ci sono gradi diversi di sofferenza o capacità diverse di adattamento alla vita. Tipicamente maschile, per esempio, è prendere la propria depressione e farla coincidere con la fine di un’intera civiltà: “ecco come muore una civiltà, semplicemente per stanchezza, per disgusto di sé”. Tuttavia, c’è chi resiste, come lo scanzonato dottor Azote, lo psichiatra che suggerisce a Florent-Claude di sostituire le pillole di Captorix con la frequentazione di giovani escort. Qualche bella scopata e tutto si sistema. La civiltà occidente è ancora saldamente in sella.

Twitter @eli_grandi

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