Candid camera
21 Febbraio Feb 2019 0938 21 febbraio 2019

Silvio reloaded

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Chissà c’è stato anche un “effetto Crozza”, se dal vedersi rappresentato dal comico genovese come un vecchio rincoglionito che farfuglia attraverso una dentiera sconnessa, sia nato il moto di riscossa e ringiovanimento di Silvio, tornato in tv in forma smagliante, a dispetto degli 82 anni che un’irrispettosa anagrafe gli attribuisce.

Ospitato in uno studio televisivo non certo amico come quello di Ottoemezzo, con Lilli Gruber e Massimo Giannini a interloquire, il Berlusconi reloaded dà il meglio di sé, parlando a macchinetta e spaziando dal pollaio italiano alla geopolitica internazionale.

Il calo dei voti di Forza Italia, nella sua lettura, sarebbe solo un momentaneo sbandamento mentale di milioni di italiani che si sono fatti imbambolare da cretini patentati, peggiori dei comunisti, che quelli, almeno, erano preparati e competenti. Il Salvini rampante e vincente, a sua volta, tornerà presto all’ovile e riabbasserà la testa, quando la gente capirà che solo lui, Silvio, è l’uomo giusto per governare questo paese, come avrebbe potuto dimostrare ampiamente in passato, se non fosse stato ostacolato, nella sua azione modernizzatrice, da alleati pavidi e da ben “quattro colpi di stato”, senza contare le nefandezze spacciate da giornali e tribunali sulle “cene eleganti”, che erano solo, in realtà, “simpatici intrattenimenti”.

Come in certi film horror, il quasi-morto risorge più forte e determinato che pria, tanto che viene da chiedersi se - oltre a farsi sistemare la dentiera - non abbia anche trovato un farmaco miracoloso o se si sia fatto trasfondere direttamente il sangue di fanciulle vergini per recuperare energia e facondia, mentre i suoi interlocutori in studio assistono con sincera meraviglia alla performance di questo vecchio che non invecchia e non vuole mai tramontare.

Lui torna in campo, come sempre, “per dovere”, quasi per sacrificio, per “l’Italia è il paese che amo” e non può certo lasciarla nelle mani di questi bambocci “buoni a nulla, ma capaci di tutto”. Si sente e si proclama statista, con una visione internazionale in cui l’Europa deve essere una grande potenza al pari delle altre, con il principale compito di arginare la Cina.

E quando la Gruber manda il servizio di Paolo Pagliaro sul lavorio in corso nel mondo cattolico per tornare sulla ribalta politica, lui dichiara senza giri di parole “il capo dei cattolici sono io”. Già, perché non il soglio pontificio? Quando si dice non mettere limiti alla divina provvidenza.

Twitter @eli_grandi

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