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18 Marzo Mar 2019 1756 18 marzo 2019

Cybercrime e infedeltà aziendale: ecco le paure degli imprenditori

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Minacce esterne, ma anche e forse soprattutto rischi che derivano dall’interno della compagnia: gli imprenditori italiani sono esposti a tanti pericoli, che una ricerca ha di recente messo in evidenza con un uno studio incentrato ad analizzare le frodi più temute in Italia.

I timori degli imprenditori

Il tema è sempre più delicato e di attualità, soprattutto quando si toccano i temi “informatici” che rappresentano al momento il nemico pubblico numero 1 per chi fa impresa nel nostro Paese e un primo effetto concreto del clima di timore si nota nell’incremento delle richieste di consulenza a professionisti della sicurezza.

Aumenta il ricorso alle agenzie investigative

Se fino a qualche anno fa gli investigatori privati erano assunti in maniera quasi paritaria da privati e aziende, dal 2010 la situazione è profondamente cambiata. Innanzitutto si è fatta sentire la crisi economica che ha spinto gli investitori a un giro di vite per contrastare comportamenti sbagliati e nocivi dei dipendenti, ma anche il contesto generale ha svolto un ruolo fondamentale. Ad esempio, sempre più aziende investigative hanno iniziato a usare (meglio) Internet per farsi conoscere (come nel caso di Inside Agency) e le novità legislative hanno fatto il resto.

Un business in crescita

Il riferimento principale è il DM 269 del 2010 considerato uno spartiacque molto importante per gli investigatori italiani nonché una delle Leggi più avanzate a livello europeo nel settore che ha ampliato a sei gli ambiti di attività di indagine per questi professionisti, in aggiunta alle informazioni commerciali. In meno di dieci anni, non solo il numero di agenzie investigative è salito superando le tremila unità in tutta Italia, ma il fatturato globale del settore ora sfiora i 500 milioni di euro e le richieste sono, come dicevamo, soprattutto per lavori in ambito aziendale.

Cybercrime e infedeltà aziendali i rischi più temuti

Torniamo dunque ai risultati dello studio citato in precedenza che ci fa comprendere anche lo stato d’animo generale degli imprenditori: le preoccupazioni maggiori (che insieme raggiungono il 67 per cento) sono rappresentate dalla criminalità informatica e dalla infedeltà di dipendenti, dirigenti, amministratori e soci, considerate le frodi più temute in ambito aziendale dagli italiani.

Le frodi più frequenti

Secondo gli esperti, quasi un’impresa italiana su due subisce “una qualche forma” di frode da parte di dipendenti o amministratori con conseguenti e spesso ingenti danni economici. Tra gli illeciti scoperti più frequentemente dalle attività investigative ci sono le frodi sugli acquisti (segnalate dal 53 per cento degli imprenditori), ma anche i furti e gli atti vandalici (40 per cento), lo spionaggio industriale (33 per cento), e poi in forma minore altri problemi come l’assenteismo, la violazione della proprietà intellettuale e il furto di materie prime.

Il successo delle investigazioni

I risultati sembrano essere positivi: le indagini antifrode portate avanti nelle realtà aziendali hanno percentuali di successo molto elevate perché in media portano all’individuazione dei responsabili in quasi il 90 per cento, mentre in soli 5 casi su cento si riscontra un insuccesso e nel rimanente 5 per cento il caso si risolve in situazioni non punibili. Si tratta, ad esempio, di condizioni di danno generato da errori nella reportistica, di processi non imputabili al dolo dei dipendenti o di illeciti terminati dopo trasferimenti o dimissioni dei responsabili. In base ai riferimenti normativi, i responsabili dei vari tipi di illeciti rischiano, quando individuati, sia sanzioni aziendali sia sanzioni penali.

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