Hack & Sec
28 Gennaio Gen 2018 1316 28 gennaio 2018

Piccole cyberwar crescono… e l’Italia

  • ...

Per chi ama le spy story quella degli attacchi informatici connessi alle ultime elezioni statunitensi è un vero capolavoro che neppure Ken Follet sarebbe riuscito a immaginare. L’ultimo sviluppo parla di come i servizi olandesi si fossero infiltrati nel gruppo hacker che su ordine del Cremlino violava il sistema di posta elettronica del Partito Democratico, per poi informare FBI, CIA ed NSA e scatenare la reazione americana. La scorsa estate, invece, la polizia ucraina aveva preso in custodia un proprio cittadino che aveva confessato di essere l’autore del malware utilizzato per l’attacco. In buona sostanza lo scenario continua ad allargarsi e se l’interferenza nelle elezioni è una violazione della sovranità, quindi un atto di guerra, possiamo dire che il conflitto aveva o forse ha tuttora dimensioni più vaste del previsto. Nel contesto non possiamo dimenticare le accuse mosse dagli Stati Uniti alla Corea del Nord, i cui hacker “di stato” sarebbero i responsabili del caso Wannacry che mise in ginocchio, tra i tanti, il sistema ospedaliero britannico oppure i sospetti che dietro la diffusione di NotPetya ci sia stato il Cremlino. Il particolare mondo delle guerre cibernetiche appare come una via di mezzo tra lotta di spie, rispetto alla quale è molto più “visibile”, e i conflitti armati, dei quali è meno cruento. Prendiamo quindi atto di vivere nel bel mezzo di uno stato di guerra permanente e nelle prossime settimane vedremo come il nostro paese si posiziona sullo scenario internazionale. Il prossimo 4 marzo i cittadini saranno chiamati alle urne e qualcuno inizia a domandarsi se anche la nostra tornata elettorale vivrà il brivido delle intrusioni informatiche. Un obiettivo interessante potrebbe essere la piattaforma della Movimento Cinque Stelle, già al centro di un paio di casi di hacking. Apparentemente, a parte qualche difficoltà tecnica e polemica politica, nulla sembra essere accaduto. Certo, volendo ottenere qualcosa non sarebbe ora il momento per rivelare una violazione, meglio attendere di essere a ridosso del voto, quando l’effetto mediatico sarebbe massimizzato. Un altro obiettivo interessante sono le solite caselle di posta elettronica, anche se è possibile sperare che i partiti abbiamo imparato la lezione, secondo cui le email non sono sistemi di comunicazioni sicuri. Più difficile, anche se non impossibile, gli smart phone degli esponenti politici, magari dei loro staff. I sistemi di messaggistica li utilizzano proprio tutti è spesso a sproposito. Soprattutto, però, potremmo avere una chiara visione del posizionamento internazionale del nostro paese. Sarebbe un po’ “triste” se non ci fosse un attacco, magari piccolino, anche maldestro andrebbe bene. Insomma un segno che ci siamo anche noi e gli altri ci vedono.

Correlati