Hack & Sec
25 Marzo Mar 2018 1829 25 marzo 2018

Inevitabilmente… Facebook

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Dopo una settimana di passione non si può fare altro che parlare del terremoto che scosso le fondamenta del numero 1 dei social network. Di fronte al caso di Cambridge Analytica il mondo ha urlato il suo sdegno e mostrato tutto il suo stupore. Lo sdegno posso anche comprenderlo perché i casi sono due. Facebook sapeva ed è stato “complice”, di conseguenza ha abusato dei dati di milioni di utenti, non contento dei miliardi di dollari che già gli fruttavano. Facebook non sapeva ed è stato “vittima”, quindi ha subito una gigantesca violazione ai dati personali che custodisce, evidentemente spende poco e male quella parte dei miliardi di dollari destinata a garantire la sicurezza delle informazioni. Resto allibito, invece, di fronte allo stupore che hanno mostrato commentatori, politici e anche utenti. Tutti costoro come pensavano di pagare i servizi che il social network gli erogava? Da dove arriverebbero i dieci miliardi di dollari raccolti in pubblicità dalla “creatura di Zuckenberg? Probabilmente quando tutti avranno capito che sulla Rete nulla è gratis, ma semplicemente lo paghiamo in natura, forse sarà troppo tardi. Noi cediamo a Facebook, ma non solo, una visibilità enorme sul nostro modo di vivere e pensare. Questo in cambio di una vetrina che permetta a ciascuno di avere un piccolo o grande palcoscenico su cui esibirsi. Nulla di male, ma cerchiamo di non passare per fessi, scandalizzandoci quando accadono fatti di questo genere. Piuttosto protestiamo e infuriamoci perché hanno usato i nostri dati, che mai come oggi sono simili al denaro, senza la nostra autorizzazione. Se proprio dobbiamo lamentarci facciamolo per una ragione al passo con i tempi: qualcuno ha guadagnato con dei nostri “soldi” e a noi in tasca non è venuto alcunché. Insomma rivendichiamo il nostro diritto a trarre profitto da nostri dati, magari un po’ più significativo di qualche megabyte di spazio su un server che ormai costa un pugno di dollari.

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