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28 Gennaio Gen 2019 1951 28 gennaio 2019

Tolti alla Malaysia i mondiali di nuoto: discriminazione nei confronti degli atleti israeliani.

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Sir Ludwig Guttmann oltre ad essere stato un neurologo è considerato il padre fondatore dello sport per disabili. Riteneva lo sport una terapia per i ragazzi disabili ed organizzò nel 1952 i “Giochi di Stoke Mandeville”. Cinque anni più tardi il medico italiano Antonio Maglio propose a Guttmann di disputare l'edizione del 1960 a Roma, che nello stesso anno avrebbe ospitato la XVII° Olimpiade. Più tardi la nona edizione dei Giochi di Stoke Mandeville, venner riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale come edizione dei Giochi Paraimpici estivi.

I Giochi furono ideati con la consapevolezza che tutti avrebbero potuto disputarli.

Dopo questo doveroso cenno storico, utile ad inquadrare il Movimento, è necessario tornare ai giorni nostri ricordando che non si può abbassare la guardia di fronte ad episodi che contrastano le idee di integrazione di cui lo Sport si fa promotore.

Arriviamo quindi al punto.

Il governo della Malaysia ha deciso di non autorizzare la partecipazione ai Mondiali di Nuoto, che si svolgono tra il 29 luglio e il 4 agosto e che consentono l’accesso ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, agli atleti israeliani.

Non abbassare la guardia di fronte ad ogni forma di discriminazione e intolleranza, appunto. E così è stato.

Nella riunione di ieri, Il Comitato Internazionale dei Giochi Paralimpici (ICP) ha contrastato la scelta antisemita ed ha tolto alla Malaysia il diritto di ospitare i Campionati mondiali di nuoto nonostante il Ministro degli Esteri Saifuddin Abdullah ha ribadito che non intende ritirare il divieto di ingresso agli israeliani.

Un’assurdità. Un campionato mondiale deve essere aperto agli atleti garantendo la partecipazione a tutti senza discriminazione, mettendo le Nazioni in condizione di poter partecipare in piena sicurezza e libertà.

Cercare un nuovo organizzatore dei Campionati del Mondo è la scelta più sensata per contrastare ideologie ed episodi in netto contrasto con i principi dello Sport come ribadito dal Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli, tra i promotori della mozione, che afferma: “lo sport paralimpico non può accettare esclusioni. La sua mission è includere, costruire ponti e non barriere. Lo sport è uno strumento di linguaggio universale che non può accettare intromissioni da parte della politica”.

L’IPC è al momento alla ricerca di una nuova location con l’obiettivo di programmare la manifestazione nelle date già concordate, promuovendo “un atto a difesa della libertà e dell’eguaglianza” come affermato dal portavoce del Ministero degli esteri israeliano Emmanuel Nachshon.

Accettare i folli diktat del governo malesiano sarebbe deturpare il significato dello Sport, i suoi valori oltre che i suoi principi. Contrastarli rappresenta la vittoria dei valori sull’odio e il fanatismo.

Ancora una volta a vincere è stato lo Sport. Una vittoria a favore della libertà e dell’uguaglianza.

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